cerca CERCA
Mercoledì 14 Aprile 2021
Aggiornato: 00:02
Temi caldi

Covid, storico ristoratore 'Antica Pesa': "Volo dagli Usa per aiutare colleghi italiani disperati"

07 aprile 2021 | 17.37
LETTURA: 3 minuti

Francesco Panella ha due attività a New York: "Fa soffrire vedere il mio mondo in ginocchio"

alternate text

"Appena ho visto i video della protesta di ieri, ho deciso all'istante: prendo un aereo da New York e torno di corsa in Italia, perché sento di dover andare dove c'è la disperazione ed essere vicino al nostro mondo, ai colleghi esasperati e per portare tutto il mio aiuto e la mia esperienza americana". A parlare all'Adnkronos in collegamento da New York è Francesco Panella, il noto patron romano dello storico ristorante 'Antica Pesa', che quest'anno compie cento anni. Panella, che ha 50 anni e vive a New York dove ha aperto due ristoranti, non ha dubbi: "La violenza è da condannare sempre, ma la protesta è sacrosanta perché i ristoratori italiani sono sfiduciati e scoraggiati -spiega- Dal punto di vista governativo, infatti, si potevano trovare strategicamente delle soluzioni per non arrivare a questo punto".

La differenza fra gli Stati Uniti e l'Italia, Panella la descrive chiaramente: "Mentre in America il valore di un'attività è prettamente quello economico, il valore della ristorazione italiana è il 'quality family', al contrario degli Usa. Un valore straordinario che abbiamo solo noi, un bagaglio che è pazzesco e che è assolutamente superiore. Il ristorante sotto casa, le attività di famiglia, tutto ciò non va perduto".

Nella ristorazione, spiega l'imprenditore, la cosa più importante è "la dinamica dei flussi. In Italia questa è stata bloccata, lo 'stop and go' continuo ha generato molto più nervosismo". Da loro, a New York, la situazione è stata gestita in modo completamente diverso. Le attività "non hanno mai chiuso, solo quando c'è stato il delirio vero, l'anno scorso, per un mese, ma poi basta". Dopo di che, si è proceduto così: "In zona rossa, chiamiamola così, cioè quelle più complicate, è stata data la possibilità di mettere delle strutture esterne con il 25% della capacità di accoglienza della struttura; in zona arancione si poteva lavorare al 25% anche dentro, in zona gialla si poteva lavorare con il 50% fuori e il 50% dentro. Tutto questo con sanzioni molto pesanti per chi trasgrediva, questo comporta un controllo molto attento sul territorio".

Un altro tema importante è che "ci siamo vaccinati tutti in America -scandisce l'imprenditore- Non c'è un dipendente, un ristoratore che non sia stato vaccinato o quasi. Questo perché la differenza vera è l'approccio che si ha su un bene economico tra Usa e Italia, in Usa molto più tutelato". L'unica via d'uscita per far ripartire il mondo della ristorazione "è una grande riforma fiscale che abbassi la pressione amministrativa e fiscale -suggerisce il ristoratore- per far tornare a sorridere e a far ripartire. Dobbiamo noi ristoratori avere la concentrazione di progettare un futuro, e lanciare un nuovo risorgimento".

"Dobbiamo tornare ad avere la speranza in quello che è la reputation, il brand. Il sistema Italia ha in dote sì i musei, le bellezze, ma alla fine le recensioni le fanno sulla ristorazione, è un valore troppo importante - rileva- Sono a disposizione a dare un contributo qualora fosse necessario, perché fa soffrire troppo vedere la ristorazione italiana, il mio mondo, in ginocchio". (di Ilaria Floris)

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche
ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza