Garlasco, Alberto Stasi e il primo giorno fuori dal carcere: cosa può fare

Se il condannato rispetta tutte le prescrizioni, arrivato al termine del periodo di affidamento, la pena si considera estinta e solo allora torna un uomo libero

Alberto Stasi - (Fotogramma/Ipa)
Alberto Stasi - (Fotogramma/Ipa)
14 giugno 2026 | 08.43
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Primo giorno fuori dal carecere per Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. Il 42enne ha lasciato il carcere sabato dopo 10 anni.

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La Procura generale, nell'udienza di ieri, aveva espresso parere positivo per la buona condotta e le relazioni sul detenuto di Bollate. L'affidamento in prova è l'ultimo passo prima della libertà per Stasi. Si attende ancora che la difesa depositi la richiesta di revisione.

Perché il tribunale ha detto sì

"La valutazione per la concessione dell'affidamento è fatta esclusivamente sugli atti di osservazione e sui comportamenti dentro e fuori dal carcere e tenendo conto dei pareri degli organi competenti. Non è automatico, altrimenti il beneficio verrebbe concesso a tutti i detenuti che hanno meno di 4 anni da scontare" ha affermato, contattato dall'Adnkronos, il presidente della Sorveglianza di Milano Marcello Bortolato.

Sulla decisione (scontata) del Tribunale di Sorveglianza ha, quindi, pesato il parere della Procura generale che ha espresso parere "positivo" visto la buona condotta, le relazioni positive del carcere, il comportamento, tenuto dal condannato dopo la discussa intervista televisiva a 'Le Iene' del marzo 2025, realizzata poco prima di ottenere la semilibertà, la presenza di Alberto Stasi nell'udienza di ieri davanti al Tribunale di Sorveglianza.

Prima di questo ultimo passaggio, per Alberto Stasi c'è stato il lavoro esterno, ottenuto con un'ordinanza del 24 gennaio 2023, i permessi premio a casa degli zii dal maggio 2024, quindi la semilibertà raggiunta l'11 aprile 2025 e richiesta quando erano già stati espiati i due terzi della pena.

Cos'è l'affidamento in prova

L'affidamento in prova si inserisce dunque in un percorso 'naturale' dei detenuti, una progressione verso il reinserimento nella società. Studio e lavoro hanno dettato per oltre dieci anni il ritmo di vita del quarantaduenne che ha prima aderito ad associazioni di volontariato, poi, ha conquistato un contratto esterno come contabile e amministrativo in una società di gestioni finanziarie a Milano, dove ha già preso casa.

L’affidamento in prova ai servizi sociali è una misura alternativa alla detenzione che punta a favorire il reinserimento sociale e che consente al condannato, a determinate condizioni, di espiare la condanna fuori dalla cella. Stasi, come ogni altro detenuto, deve rispettare alcune restrizioni, e deve mostrare impegno in un’attività lavorativa, formativa o di volontariato. Se il condannato rispetta tutte le prescrizioni, arrivato al termine del periodo di affidamento, la pena si considera estinta e solo allora torna un uomo libero. Se invece non le rispetta, il magistrato di sorveglianza può decidere di revocare l'affidamento in prova e per il condannato si potrebbero riaprire le porte del carcere.

Cosa farà Stasi

Il 42enne continuerà quindia lavorare come contabile e amministrativo in una società di gestioni finanziarie in centro a Milano e nel provvedimento della Sorveglianza sono contenute una serie di prescrizioni come l'orario di rientro, limitazioni sugli spostamenti nel Paese. Il 42enne non può definirsi un uomo libero: l'affidamento in prova ai servizi sociali può essere revocato se il condannato non rispetta le indicazioni del Tribunale di Sorveglianza.

Questa decisione non ha nulla a che vedere con la nuova inchiesta che vede indagato Andrea Sempio per l'omicidio di Chiara. L'eventuale richiesta di revisione della difesa di Alberto Stasi sarà vagliata dalla Corte d'appello di Brescia.

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