Giudici ausiliari verso la scadenza, protesta a Roma: “Stesso trattamento degli altri magistrati onorari”

Manifestazione il 30 settembre davanti al ministero della Giustizia. Chiedono una procedura di conferma e stabilizzazione prima della cessazione dalle funzioni, prevista per il 31 ottobre

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28 settembre 2026 | 16.01
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Meno di duecento giudici ausiliari delle Corti d’Appello, in servizio da quasi undici anni, si preparano a manifestare a Roma per chiedere al governo un intervento prima della scadenza del loro incarico. L’appuntamento è per mercoledì 30 settembre alle 10 in piazza Benedetto Cairoli, nei pressi del ministero della Giustizia. Al termine della manifestazione una delegazione chiederà di essere ricevuta dal gabinetto del ministro o dal sottosegretario competente.

La questione è soprattutto una questione di tempi: secondo quanto spiegano i promotori della protesta, gli attuali giudici ausiliari dovranno infatti cessare dalle funzioni entro il 31 ottobre 2026. La richiesta è quella di estendere anche a loro il regime previsto per le altre categorie della magistratura onoraria, consentendo una procedura di conferma e stabilizzazione per lo svolgimento di funzioni in primo grado.

La richiesta: “Equiparazione agli altri giudici onorari”

I giudici ausiliari chiedono in particolare “lo stesso trattamento, ordinamentale, retributivo e previdenziale” riconosciuto alle altre categorie di magistrati onorari, tra cui giudici onorari di tribunale, giudici di pace e vice procuratori onorari. Sostengono che l’attuale situazione determini una disparità di trattamento e chiedono che il governo intervenga con urgenza prima della cessazione dal servizio.

La disciplina della magistratura onoraria è stata modificata negli ultimi anni. La legge 234 del 2021 ha introdotto procedure di conferma per il contingente ad esaurimento dei magistrati onorari già in servizio, mentre la legge 51 del 2025 è intervenuta ulteriormente sul loro status, sui compensi e sul regime previdenziale.

I giudici ausiliari ritengono che un meccanismo analogo debba essere applicato anche alla loro categoria.

Il precedente della Corte costituzionale

Nel comunicato viene richiamata anche la sentenza 41 del 2021 della Corte costituzionale. La Consulta aveva dichiarato costituzionalmente illegittima la disciplina dei giudici ausiliari d’appello nella parte in cui non ne limitava temporalmente l'applicazione, sottolineando al tempo stesso l’impatto che una cessazione immediata avrebbe potuto avere sul funzionamento delle Corti d’Appello e sullo smaltimento dell’arretrato civile.

Proprio il lavoro svolto in questi anni è uno degli argomenti utilizzati dai promotori della protesta. Secondo i giudici ausiliari, la categoria avrebbe contribuito in misura significativa alla riduzione dell’arretrato delle Corti d’Appello e potrebbe ora essere impiegata anche nel primo grado, dove — affermano citando statistiche ministeriali — rimangono circa 2,5 milioni di cause arretrate.

“Serve un decreto urgente”

La richiesta finale è quindi quella di un intervento legislativo urgente: prorogare temporaneamente gli ausiliari nelle Corti d’Appello per il periodo necessario a organizzare una procedura di conferma e, successivamente, consentire loro di continuare a svolgere funzioni giudiziarie in primo grado.

“Stante la cessazione entro il 31 ottobre 2026”, si legge nel documento, i giudici chiedono un decreto legge che estenda anche alla loro categoria le norme sulla conferma previste per gli altri magistrati onorari e permetta di completare la procedura prima dell’uscita definitiva dalle funzioni.

Sul tavolo resta quindi una finestra di appena un mese: dalla manifestazione del 30 settembre alla scadenza fissata per il 31 ottobre.

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