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Al Mann torna Fuoriclassico

CULTURA
Al Mann torna Fuoriclassico

Al Museo archeologico nazionale di Napoli (Mann) torna Fuoriclassico. Da febbraio a dicembre 14 incontri per 29 ospiti (tra italiani e stranieri) dedicati al corpo spaziando dalla poesia al teatro, dalla filosofia alla danza, dalla fotografia alla scienza. Fuoriclassico, giunto ormai alla terza edizione, è concepito in rapporto agli spazi e alle collezioni del Mann. L’idea di fondo è quella di mettere in tensione l’antico con il contemporaneo, facendo dialogare, su un tema comune, mondi al tempo stesso lontani e vicini. Si tratta prima di tutto uno spazio di incontro e scontro fra mondo classico e questioni contemporanee. È poi un laboratorio nel quale sperimentare – ogni anno su un tema diverso – incroci imprevedibili tra linguaggi.


La scelta del corpo come tema della terza edizione risponde all’esigenza di stabilire un legame non effimero tra il programma di Fuoriclassico e il Museo, che di corpi è pieno. Corpo che è anche uno dei temi cruciali della contemporaneità: è il medium tra noi e il mondo; è ormai qualcosa che va molto al di là del dato meramente biologico e arriva a includere sia le relazioni con l’ambiente, sia le protesi che ormai, più che servirci, ci costituiscono, formando un tutt’uno col nostro corpo organico. Peraltro, corpo significa eros, seduzione, desiderio, gravità, vita.

Di qui la necessità di provare ad affrontare il tema adottando angoli visuali differenti. Ed è sempre il corpo il segreto di una delle triangolazioni più fascinose e sorprendenti del ciclo di quest’anno: quella tra Robert Mapplethorpe e Antonio Canova, tra fotografia ad alto tasso di eros (ma anche di riflessione sulla bellezza e la potenza del corpo) e scultura. Il denominatore comune è costituito proprio dal riferimento all’immaginario classico: sia Mapplethorpe sia Canova sono, ognuno a suo modo, neoclassici, guardando entrambi al corpo classico come a un riferimento fondamentale.

"La sfida è quella di rivolgersi a un pubblico ampio ed eterogeneo senza tuttavia perdere rigore; di dimostrare che la cultura e il bello possono essere fruiti con godimento estremo e che la domanda di temi classici è fortissima, basta saper sollecitare le corde giuste. Anzi, - dichiara Gennaro Carillo che cura la direzione artistica - viviamo un tempo nel quale i classici vengono costantemente richiamati, magari anche a sproposito, dal discorso pubblico, a dimostrazione della loro vitalità, di quella che Proust chiamava una novità durevole: i classici sono sempre nuovi, e insieme remotissimi, inattuali, e ogni tempo se ne appropria a suo modo".

Il tema del corpo si presta, poi, ad attraversamenti infiniti. Ecco perché il programma di quest’anno si presenta notevolmente arricchito. C’è la danza contemporanea, per la prima volta, con Virgilio Sieni che proporrà una lezione-performance concepita proprio in rapporto agli spazi e ai corpi del Mann. Ci sono il rito sonoro, la performance di una poetessa come Mariangela Gualtieri, il teatro, ancora una volta, con l’Antigone da Sofocle di Elena Bucci. C’è – ed è anche questa una novità dell’edizione 2019 – un dialogo a distanza tra due mostre eccezionalmente importanti: quella, al Madrea, dedicata a Robert Mapplethorpe (le cui fotografie sono contrappuntate da reperti di arte antica) e quella, attesissima, di Antonio Canova che si inaugurerà al Mann in primavera.

Per l’occasione, si è pensato a due incontri: il primo, Scuole di nudo, vedrà la partecipazione di Andrea Viliani, direttore del Madrea (il Museo d’Arte Donna Regina, tempio del contemporaneo che ospita, appunto, Mapplethorpe) e Massimo Osanna, direttore del Parco Archeologico di Pompei. Il titolo, che rimanda a un romanzo famoso di Walter Siti, implica che il nudo degli antichi (di cui Pompei e il Mann offrono esempi cospicui) sia comparato a quello dei ‘moderni’ (rappresentato dall’audacissimo e ‘neoclassico’ Mapplethorpe). Ancora nel segno del corpo eloquente, dunque seducente, si confronteranno un’archeologa classica come Martine Denoyelle e Luca Scarlini, ‘archeologo’ del contemporaneo, in un andirivieni vertiginoso tra alto e basso, classico e pop, in piena coerenza con l’ispirazione di Fuoriclassico. Sul corpo raccontato si confronteranno, invece, Maylis de Kerangal, scrittrice francese, e il critico Andrea Cortellessa.

Importante, quest’anno, il versante civile di Fuoriclassico. Sulle Antigoni si incentrerà la due giorni che apre il mese di maggio, articolata in due momenti: uno più strettamente connesso al mito classico e alle sue implicazioni contemporanee, con un dialogo tra la voce di Elena Bucci e le foto di Diana Matar (che ripercorre il vuoto – eloquente – dei luoghi in cui si siano consumati episodi di violenza); il secondo con una ripresa, drammaticamente contemporanea, del tema arcaico e classico, epico e tragico, della rivendicazione del corpo fraterno, con Ilaria Cucchi che dialogherà con Pietro del Soldà e Luigi Manconi.

Al corpo tragico (le Antigoni) farà da contrappunto il corpo comico, tra Aristofane e il contemporaneo, con Gennaro Carillo e Fulvio Abbate. Il corpo politico, sia esso esibito o nascosto, alla sua cosmesi ad usum del pubblico, in una corrispondenza a distanza tra il moderno (il classico-moderno Shakespeare) e i tempi che stiamo vivendo, sarà il tema del confronto fra Nadia Fusini, anglista, scrittrice e traduttrice di Shakespeare, e Filippo Ceccarelli, firma tra le più scintillanti del giornalismo politico italiano, autore, tra l’altro, del recente Invano, opera monumentale sulla storia del (costume del) potere in Italia da De Gasperi a questi qua.

Del corpo manomesso, oggetto di terapia, restituzione pietosa o accanimento, parleranno Cristina Cattaneo, anche a margine del suo ultimo libro, Naufraghi senza volto, e Fulvio Calise, chirurgo autorevolissimo con una grande esperienza di trapianti, ma anche autore di teatro. Da segnalare, poi, un incontro organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Architettura dell’Università di Napoli Federico II, sui corpi urbani, che vedrà un confronto tra Gianni Biondillo, architetto e giallista, un urbanista, Michelangelo Russo, e il Direttore del Dipartimento di Architettura del Politecnico di Milano, Gabriele Pasqui.



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