Lo studioso Silvano Vinceti rilegge i codici del genio che raccontano preparativi per cosmetici
"Bagnati le mani con un'ottima acqua di rose distillata, prendi dei fiori freschi di spigo e sfregali energicamente tra i palmi umidi". La ricetta di questo profumo solido per le mani a base di lavanda - l'antico "spigo" - non porta la firma di un maestro profumiere del passato o contemporaneo, bensì di Leonardo da Vinci. È annotata nel Codice Atlantico (foglio 807r) e rivela un aspetto poco conosciuto del genio rinascimentale. "Che Leonardo fosse anche un inventore di profumi e prodotti cosmetici sorprende ancora oggi", spiega all'Adnkronos Silvano Vinceti, ricercatore e scrittore di numerosi libri sull'artista-scienziato del Rinascimento, tra i quali i più recenti sono "Il paesaggio della Gioconda fra misteri e suggestioni" (Armando Editore, 2024) e "La Gioconda svelata" (Susil edizioni, 2025), nominato di recente presidente del Centro studi leonardeschi.
"Gli storici - ricorda Silvano Vinceti, impegnato nella stesura di un nuovo volume - hanno messo in luce soprattutto il Leonardo pittore, architetto, ingegnere civile e militare, creatore di macchine e congegni avveniristici: dal sommergibile alla bicicletta, dall'aliante al prototipo dell'elicottero. Esiste però un altro Leonardo, quello che si dedica anche alla creazione di profumi e cosmetici destinati alle corti rinascimentali italiane e alla corte di Francesco I di Francia". Durante il Rinascimento l'uso di essenze e fragranze divenne un autentico simbolo di status sociale. Una vivida testimonianza arriva dal celebre volume "La corte di Lodovico il Moro: la vita privata e l'arte a Milano nella seconda metà del Quattrocento" dello storico Francesco Malaguzzi Valeri. Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1913, descrive una società in cui il culto dell'eleganza e della cura del corpo raggiunse livelli straordinari. Nella Milano di fine Quattrocento e inizio Cinquecento, profumi, abiti, accessori e trattamenti estetici rappresentavano elementi distintivi dell'élite. Nei bagni privati e termali si utilizzavano ingredienti preziosi come muschio, ambra, aloe e mirra.
Fu proprio alla corte di Ludovico il Moro che Leonardo si dedicò all'alchimia e alla sperimentazione di fragranze, creme e preparati cosmetici. Nei suoi codici ha lasciato numerose annotazioni che testimoniano un interesse costante per la profumeria e la cura della persona. "Leonardo - racconta Vinceti – utilizzava alambicchi per la distillazione, alcuni progettati e costruiti da lui stesso, studiando metodi innovativi per catturare l'essenza delle piante. Le sue ricette comprendevano fiori d'arancio, gelsomino, ginepro, cipresso e agrumi. Per lui la profumeria era una scienza finalizzata a conservare l'essenza delle cose, profondamente legata alla botanica e all'osservazione della natura". Nel Codice Atlantico, oggi conservato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, Leonardo non affronta la bellezza in modo sistematico, ma annota con precisione ricette per l'estrazione e la distillazione delle essenze vegetali, formule chimiche, disegni tecnici e rimedi cosmetici. I suoi studi si estesero anche alle tinture e alla chimica applicata alla cura personale. Elaborò metodi per schiarire i capelli, una pratica particolarmente apprezzata dalle dame dell'epoca che desideravano sfoggiare chiome dorate. Le sue formule si basavano su ingredienti naturali e sostanze allora comunemente utilizzate, tra cui zolfo, allume e mele.
Tra le annotazioni leonardesche compaiono inoltre ricette per la depilazione, una sorta di "ceretta primordiale", e procedimenti per la preparazione di pigmenti e cosmetici. Leonardo studiò anche tecniche di estrazione delle fragranze, compreso il procedimento noto come enfleurage, che permetteva di catturare il profumo dei fiori attraverso l'assorbimento nei grassi, e formulò quelli che definiva "odori soavi" destinati alle dame delle corti. Le sue ricerche si sviluppavano principalmente lungo due direttrici: la profumeria e la cura della persona.
Tra le ricette più affascinanti, evidenzia Vinceti, vi è quella della cosiddetta "Lavanda di Leonardo", documentata nel foglio 807r del Codice Atlantico. Il testo originale recita: "A ffare odore: tò buona acqua rosa e mòllatene le mani, di poi togli del fior di spigo e fregatelo fra l'una mano e l'altra, ed è buono". Una formula semplice che testimonia la sua attenzione per le proprietà aromatiche delle piante.
Grande interesse suscitano anche i suoi studi sugli strumenti di distillazione. Nel foglio 912r Leonardo disegnò e perfezionò diversi modelli di alambicchi e forni a torre, con l'obiettivo di migliorare l'estrazione delle essenze profumate. Tra i disegni compare inoltre lo schizzo dell'“Oiselet de Chypre”, il celebre "uccellino di Cipro" (foglio 190v), un raffinato bruciaprofumi e diffusore di aromi molto apprezzato nelle corti rinascimentali. Non mancavano infine le sperimentazioni legate alle acque aromatiche. In particolare, nel foglio 482 recto, risalente al soggiorno francese di Leonardo, è documentata una ricetta a base di estratti di rosa, zucchero, limone e una modesta quantità di alcol. Nata come bevanda rinfrescante, rappresenta un ulteriore esempio del suo interesse per gli infusi profumati e per le proprietà benefiche delle essenze naturali, utilizzate anche per la cura e la freschezza del viso.
"A oltre cinque secoli di distanza, queste pagine restituiscono l'immagine di un Leonardo meno noto ma altrettanto affascinante: non solo artista, inventore e scienziato, ma anche raffinato sperimentatore di profumi, cosmetici e rimedi di bellezza, capace di trasformare la natura in arte attraverso la scienza", commenta Silvano Vinceti. (di Paolo Martini)