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Cinema: Rossi, il mio Montanelli uomo combattuto e cupo

09 ottobre 2016 | 13.07
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Roberto Herlitzka nei panni di Indro Montanelli in 'Indro. L'uomo che scriveva sull'acqua'

Arriva nelle sale ad ottobre il doc di Samuele Rossi dedicato a Indro Montanelli, per ora solo in un ristretto numero di sale d'essai, a Firenze, Milano, Roma, Bologna e nella sua Fucecchio. 'Indro. L’uomo che scriveva sull’acqua', andato in onda su Sky Arte nel luglio scorso, racconta Montanelli anzitutto con le sue parole e poi con quelle di chi ha conosciuto uno dei più autorevoli giornalisti italiani, colui che ha raccontato il tormentato secolo scorso, dagli anni ’30 fino alla morte, nel luglio 2001, e del quale ricorre quest’anno il quindicennale dalla scomparsa.

"Quella di scrivere sull'acqua è l'immagine che lui stesso usava per affermare che non avrebbe lasciato segni tangibili, incisivi", spiega all'Adnkronos il regista Rossi, classe 1984, "toscano come Montanelli ma non compaesano", che ammette: "Montanelli non l'ho mai conosciuto" e conoscendolo ora, indirettamente, nel preparare e realizzare il suo doc, gli sembra "molto diverso da quello irriverente, sprezzante, cinico che tutti rappresentavano. Scavando, come ho fatto, nei suoi diari ne esce il ritratto di un uomo molto combattuto, cupo, oscuro, che aveva un problema grosso con la depressione".

Rossi ha studiato Montanelli per oltre un anno, anzitutto attraverso i suoi testi, pubblici e privati, questi ultimi grazie anche alla disponibilità della nipote ed erede del giornalista, Letizia Moizzi. Anche per questo il suo doc ha una fortissima componente di parola ed un impianto quasi teatrale. "Brani da suoi testi particolarmente rappresentativi sono interpretati da Roberto Herlitzka, il Montanelli maturo, e Domenico Diele, quello giovane. La scenografia -spiega Rossi- è composta da quattro scrivanie che corrispondono ai suoi principali luoghi professionali: i suoi uffici al Corriere della Sera e al Giornale e i suoi due studi di Roma e Milano".

"I due attori, le due età di Montanelli, sono contemporaneamente sullo schermo solo in momenti precisi della sua vicenda umana -prosegue il regista- alla caduta del fascismo, nel quale aveva fervidamente creduto, quando lui decide di non parteggiare più, di diventare un agguerrito censore. Diciamo che è il suo passaggio da ragazzo a uomo. Altro momento 'contemporaneo' è verso la fine, quando le età si fondono, come per tutti".

"In fase di progetto si era molto ragionato sulla struttura del film ed effettivamente un pensiero al teatro c'era, anzi c'è ancora, vedremo", ammette poi Rossi. Alla presenze sceniche reali si aggiungono nel film quelle dei 'testimoni' di Montanelli che, intervistati in video, ne offrono racconti necessariamente o parziali che finiscono per ricomporsi in un unicum.Parlano Tiziana Abate, Marco Travaglio e Beppe Severgnini, fra i tanti giornalisti che dal Giornale lo seguirono nell'avventura de La Voce. Parlano due direttori del Corriere della Sera: Ferruccio De Bortoli, l’ultimo prima della sua morte e Paolo Mieli, che lo ha riportato in redazione nel 1995. Parla Franco Bonisoli, ex brigatista che nel 1977 è stato tra gli organizzatori dell’attentato contro Montanelli.

Parlano gli scrittori Paolo di Paolo, Salvatore Merlo e Nicola Lagioia. Parlano Sandro Gerbi e Raffaele Liucci, autori della biografia più documentata su Montanelli. Parlano Fedele Confalonieri, presidente del Gruppo Mediaset e Alberto Malvolti, Presidente della Fondazione Montanelli di Fucecchio. A parlare di Montanelli, nel film è comunque soprattutto Montanelli, ovvero Herlitzka che, sottolinea Rossi, "pur essendogli anagraficamente più vicino di me non ne era appassionato e lo ha fatto suo durante la lavorazione". Indro c'è anche con il suo volto, attraverso foto e video, "creando a volte un contrappunto sorprendente", rivendica il regista.

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