Pucci, in tre mesi siamo riusciti a fare correre il nostro umanoide, uno dei compiti più difficili
Correre, per i robot umanoidi, è uno dei compiti più difficili in assoluto. Per questo Daniele Pucci, Ceo della startup genovese degli umanoidi, Generative Bionics, ne parla con una certa soddisfazione. “La prima versione del nostro umanoide è stata progettata, prodotta, testata con funzionalità AI in sei mesi, che a nostro avviso è un record assoluto. In tre mesi siamo riusciti a farlo correre”. Anche l’azienda è abituata ad andare veloce: ha incassato 70 mln di euro in un round seed (altro record, per l’Italia), punta a una raccolta da centinaia di milioni per costruire la più grande factory di automi in Europa e ora lancia un accordo con i tedeschi di Synapticon per una supply chain europea che garantisca proprio i componenti che permettono ai roboti di muoversi e, quindi, di correre. Pucci ne parla in esclusiva con l’Adnkronos, rivelando diversi aggiornamenti sugli umanoidi stessi: ora, attraverso la loro ‘pelle’ tecnologica, sono in grado di percepire la distanza da un oggetto prima ancora di toccarlo, e senza guardarlo.
L’intesa con Synapticon riguarda la filiera di tutte quelle componenti che permettono movimenti precisi e sicuri nell’automazione industriale e nella robotica: motore, servo drive, encoder, firmware e sicurezza certificata. Che importanza ha questo accordo?
Dobbiamo sviluppare una filiera sovrana per le tecnologie dirompenti. In un contesto geopolitico instabile, servono catene di approvvigionamento sicure e certificate. Annunciamo una partnership cruciale con la tedesca Synapticon per creare un attuatore interamente europeo: è un passo fondamentale per la sicurezza e la sostenibilità di una tecnologia destinata a entrare nelle case e nei luoghi di lavoro. La supply chain deve essere certificata e sicura, e componenti manomessi possono diventare un rischio enorme. C’è poi la sostenibilità, soprattutto sulle terre rare. Nel 2025 la Cina ha imposto un divieto sui componenti con una quota di terre rare cinesi bloccando l’industria europea. Il neodimio per i magneti dei motori è emblematico: se blocchi la materia prima a monte, fermi la filiera.
Quali sono gli assi della collaborazione con Synapticon e le tempistiche?
Primo: certificazione di safety degli attuatori. Un umanoide in casa non è come un chatbot: un malfunzionamento ha conseguenze fisiche. Non puoi “spegnere” il motore come nulla fosse, come un aereo non può frenare in volo. Secondo: personalizzazione di attuatori ad alta potenza per i nostri robot. Stiamo già progettando insieme: il nostro robot che corre monta motori Synapticon e miglioreremo ulteriormente la locomozione. Terzo: supply chain e assemblaggio interamente europei, per garantire che nei motori non ci sia nulla di inaspettato.
Le terre rare restano un nodo importante: come lo affronterete?
Stiamo lavorando a una nuova collaborazione specifica per creare a monte un sistema di approvvigionamento che possa, in futuro, compensare questa criticità. Sarà necessariamente un partner europeo.
Quanto tempo avete impiegato per chiudere l’accordo con Synapticon e quali sono stati i passaggi chiave?
Quasi un anno. All’inizio dovevano capire se potessimo essere un partner importante. Avrebbero potuto scegliere altri attori: per noi è un segnale forte.
I tedeschi di Neura Rootics, vostri competitor, hanno annunciato un round da 1,4 miliardi di dollari.
Sottolineo: è un round ‘fino a’ 1,4 miliardi, ma resta una cifra enorme. Neura è un competitor, ma ha più linee di prodotto, non solo umanoidi. Noi oggi siamo l’unico player pure play europeo focalizzato su robotica umanoide con physical AI. In Europa c’è chi fa automazione industriale classica con morfologia umanoide -rispettabile, ma diverso dalla physical AI - o chi ha 15 linee di prodotto e l’umanoide è la sedicesima, magari per marketing. Noi no: quasi 100 persone, altre 50 in arrivo nel 2026, età media 37 anni, 40% di PhD. Secondo noi siamo il team più forte in fisica della robotica umanoide in Europa, focalizzato su una sola cosa. Per competere servono centinaia di milioni: questo è il livello del prossimo round. Chi parteciperà oggi non lo sappiamo (il seed round è stato sostenuto da CDP Venture Capital, Amd, Tether, RoboIt, Duferco ed Eni, ndr). Intanto in tre mesi abbiamo messo due robot a correre nel parco, mentre altri - anche dopo round giganti - hanno faticato anni a far camminare un umanoide (alcuni, come mostra Pucci in un video, faticano anche a stare in piedi, ndr). In sei mesi abbiamo chiuso Gene 01 e stiamo assemblando il secondo: l’efficienza di chi è focalizzato su un unico scopo è un vantaggio competitivo. Cambia tutto: supply chain, terre rare, regolatorie e certificazioni.
A livello mondiale: chi considerate davvero forte? C’è qualcosa da imparare?
Figure AI è tra i competitor principali. I cinesi di Unitree sono stati lungimiranti nel mantenere la complessità strettamente necessaria: dal quadrupede hanno evoluto verso l’umanoide, aumentando componenti senza cambiare la base tecnologica. Anche negli USA ci sono player importanti con direzioni simili.
I cinesi godono di un sostegno statale enorme. In Europa mancano linee di finanziamento dedicate alla robotica?
In Europa i capitali ci sono, ma spesso i meccanismi hanno bassa propensione al rischio, sono lenti e poco pazienti. A noi servono: alta propensione al rischio, meccanismi più veloci, capitali più pazienti. Su questo l’Europa deve fare un ragionamento.
In passato avete indicato un cartellino da 40-70.000 euro per robot. La scalabilità sta abbassando la forchetta?
La scalabilità aiuta, ma c’è un aspetto poco raccontato. Un robot cinese da 16.000 euro spesso arriva senza mani; aggiungerle può costare decine di migliaia di euro l’una. Se poi si chiede un’API aperta per installare software proprietario, il costo può raddoppiare. In Cina i fornitori prezzano gli attuatori come se fossero già in produzione di massa, anche a bassi volumi: il margine mancante lo copre l’ecosistema, anche pubblico, fino alla piena scala. Questo consente una penetrazione aggressiva. In Europa non abbiamo meccanismi simili. La sovranità tecnologica e la sicurezza dei dati hanno un prezzo: o lo paga il cliente, oppure servono meccanismi di protezione a livello europeo.
Le tempistiche per il nuovo round di finanziamento sono confermate a dicembre?
Per ora sì.
Da quel round dipendono le tempistiche della nuova fabbrica. Qual è l’obiettivo?
Realizzare in tre anni e mezzo una fabbrica con capacità di 1.000 robot al mese. Dovrebbe arrivare prima del 2030. Abbiamo appena dato il benvenuto a Federico Santini, ex Head of vehicle assembly e plant manager di Ferrari, come chief production and industrialization officer. Con Federico vogliamo creare la più grande fabbrica di robot umanoidi d’Europa.
Le tappe fondamentali per Generative Bionics nel 2026?
Lavoriamo su tre assi: prodotto, partnership, persone. Sul prodotto, stiamo rilasciando la prima versione di Gene 01: progettato, prodotto, testato e con funzionalità AI in sei mesi. Gene 01 verrà poi lanciato in versione 1.1, perché la lista di miglioramenti è già corposa, e sarà la versione che poi verrà venduta. Il nostro go-to-market è diverso: sviluppiamo una piattaforma dalla quale deriviamo umanoidi specifici per ogni segmento di mercato, perché un saldatore non può essere uguale a un assistente sanitario, anche per ragioni regolatorie. Lavoriamo su tre macro-categorie: ispezione e public safety; logistics e manufacturing; healthcare. In ciascuna customizziamo l’umanoide per rispettare i KPI dei clienti: la postura è “evitiamo di risolvere problemi inutili”. Quando presentiamo a Duferco, Fincantieri o altri grandi gruppi, i “robot ballerini” interessano poco: contano assemblaggio, interazione sicura con l’uomo, trasporto carichi, operazioni su pannelli di controllo. Il nostro approccio è concreto: chiediamo tre compiti specifici al cliente e puntiamo a eseguirli con costo non superiore a un operatore umano equivalente e produttività simile.
Ci sono tempistiche dell’accordo con Fincantieri per degli umanoidi saldatori?
L’accordo è quadriennale. Faremo i primi test del robot umanoide a fine 2026. Da lì deriveremo, dalla piattaforma, il robot specifico per saldatura e heavy logistics: la linea “welding”, il nostro robot arancione. L’obiettivo è avviare la certificazione il prima possibile. Il processo per la sola certificazione può durare fino a un anno e mezzo. I test saranno sul campo, ma in un’area che riproduce fisicamente lo scenario Fincantieri: non nel luogo di produzione, bensì in un ambiente di test dedicato. Nel frattempo avvieremo la certificazione per logistics e inspection, che prevediamo al terzo trimestre del 2027.
La vostra pelle artificiale è ancora una caratteristica unica a livello internazionale?
Sì, ed evolve. Anticipo che svilupperemo una pelle multimodale: non solo contatto, ma anche percezione di prossimità. Il robot potrà percepire la distanza da un oggetto prima di toccarlo, compiendo movimenti precisi senza 'guardare', perché la pelle fornirà le informazioni necessarie. È tecnologia proprietaria, già a bordo dei robot. (di Alessandro Pulcini)