Electrolux, lunedì il nuovo confronto al Mimit, sul tavolo 1450 esuberi

Il ministro Urso punta a chiudere entro ottobre, sebbene l'azienda non abbia ancora rivisto il piano che prevede anche la chiusura dello stabilimento di Cerreto D'Esi. Sindacati pronti ad alzare il tiro della protesta

Presidio dei lavoratori Electrolux davanti al Mimit (foto Ipa)
Presidio dei lavoratori Electrolux davanti al Mimit (foto Ipa)
03 ottobre 2026 | 12.38
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Nuovo tavolo al Mimit sulla vertenza Electrolux, lunedì 5 ottobre, accompagnato dallo sciopero di 8 ore proclamato da Fim, Fiom e Uilm e dalla mobilitazione che porterà davanti al ministero circa 200 tra i lavoratori coinvolti, su cui pesano la chiusura dello stabilimento di Cerreto D'Esi e i licenziamenti annunciati a maggio dall'azienda: inizialmente 1.719, quasi il 40% della forza lavoro totale, numero poi sceso a 1.450.

Il ministro Urso spinge per chiudere la partita entro il mese, anche perché, dice, "l’azienda deciderà sulla sua riorganizzazione a livello mondiale a inizio novembre". E sul tavolo del Mimit, il titolare del dicastero potrebbe giocarsi la carta della revisione delle regole europee per il settore dell'elettrodomestico, tema portato all'attenzione dell'ultimo Consiglio Competitività con Germania, Francia, Spagna, Polonia e Slovacchia, "che con noi chiedono alla Commissione nuove misure di salvaguardia, anche finanziarie, per tutelare e incentivare le imprese dell'elettrodomestico a produrre in Europa. Penso di portare questo già nel tavolo di lunedì”, ha detto Urso ieri a margine dell’assemblea di Confindustria Marche.

Le attese dei sindacati. 

Da parte loro, i sindacati restano sulla posizione assunta fin dall'inizio: ritiro del piano che prevede esuberi e chiusure.

"Electrolux deve presentare un piano industriale basato su veri investimenti di rilancio di tutti i siti italiani, tutelando l’occupazione, i diritti dei lavoratori e garantendo volumi produttivi per il futuro. Allo stesso tempo ci aspettiamo che le Istituzioni tutte facciano la loro parte, così come promesso, per evitare chiusure o dismissioni spacciate per riorganizzazioni", dichiara all'AdnKronos Davide Sperti, segretario generale Uilm, in vista del tavolo, sottolineando che "il costo della crisi non può essere pagato dai lavoratori che già hanno fatto enormi sacrifici in tutti questi anni per salvaguardare gli stabilimenti".

Per Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl, modificare il piano presentato a maggio dall'azienda non basta. "Serve una risposta anche rispetto ai futuri investimenti. Vogliamo rassicurazioni sulle prospettive occupazionali e industriali". Se questo non avvenisse? "Continueremo le mobilitazioni. Intanto - risponde Uliano all'Adnkronos - l'incontro di lunedì serve per capire, dalle istituzioni locali e dal governo, quali aiuti sono disposti a mettere in campo. Se lunedì ci saranno i presupposti per un negoziato serio, le soluzioni si trovano anche in temi brevi; se resta la chiusura da parte dell'azienda, i tempi inevitabilmente si allungheranno e proseguirà lo scontro".

Prospettiva che non spaventa affatto la Fiom. "Dall'incontro di lunedì - dice all'AdnKronos Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom Cgil - ci aspettiamo coerenza rispetto all'affermazione da cui siamo partiti: nessuna chiusura, nessun esubero. Ci aspettiamo che l'azienda annunci che la produzione di cappe non si interromperà, perché non vediamo alcuna ragione per autorizzare l'ennesima chiusura al buio di un'azienda. Ci aspettiamo che annunci la volontà di difendere prodotti, volumi e posti di lavoro perché senza i lavoratori quei volumi non li può fare nessuno". Insomma, "ci aspettiamo coerenza, senso di responsabilità e trasparenza" e, a fronte di un'eventuale chiusura da parte della mutinazionale del bianco, "siamo pronti ad alzare il tiro: i lavoratori non li prendi per stanchezza - avverte Tibaldi - sono 5 mesi che lottano e non sono stanchi né demotivati, sono solo più esasperati. Finché avremo fiato andremo avanti perché solo cambiando quel piano tuteliamo l'elettrodomestico, un piano che di fatto, così com'è, ne sancisce la dismissione".

Vertenza Electrolux: a che punto siamo

Dopo i tavoli tecnici dell'estate, l'incontro al Mimit del 21 luglio aveva registrato di fatto uno stallo nella trattativa azienda-governo-sindacati: da una parte Electrolux, che si era detta disponibile a rivedere il piano ma in cambio di maggiori investimenti, un taglio dei costi energetici e un aumento della competitività degli stabilimenti italiani; dall’altra i sindacati fermi nel ribadire il proprio no a esuberi e chiusure (denunciando inoltre una delocalizzazione di fatto in atto, a confronto in corso, con il gigante del bianco che guarderebbe verso Polonia e Thailandia). In mezzo, il governo che ha giudicato sin dall’inizio “irricevibile” il piano della multinazionale svedese. Per "affrontare tutti gli aspetti della vertenza", il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso aveva rimandato tutto a settembre.

Negli incontri tecnici del mese scorso, però, il piano industriale di Electrolux non solo non è stato ritirato, ma in massima parte confermato (sebbene a luglio l’Ad di Electrolux Italia, Massimiliano Ranieri, avesse rassicurato sul fatto che “se siamo seduti a questo tavolo vuol dire che vogliamo riscrivere un piano per generare un percorso di sostenibilità che ci porti a una soluzione diversa rispetto a quella che avevamo definito inizialmente”). Anzi, l'azienda ha rincarato la dose, aggiungendo alle richieste l’intenzione di superare gli accordi sindacali sulla organizzazione del lavoro, che oggi pongono limiti per ciascuna fabbrica alle cadenze delle linee di montaggio stabilendo un numero massimo di pezzi ora da montare. Electrolux ora punta ad arrivare ai 140 pezzi l'ora.

Sul tavolo di lunedì, ministero, enti locali e sindacati si troveranno dunque a fare i conti con un dossier complicato: i 1.450 esuberi, la chiusura di Cerreto, l'aumento della cadenza delle linee produttive.

I numeri degli esuberi, peggio per gli operai

Secondo fonti sindacali, i 1.450 esuberi, tra operai e impiegati negli staff, annunciati da Electrolux (che a oggi conta 4.200 dipendenti in Italia) sono così suddivisi: 463 nello stabilimento di Porcia (Pordenone), dove si producono lavatrici e lavasciuga; 420 a Susegana (Treviso), stabilimento attivo nella produzione di frigoriferi e congelatori da incasso premium; 116 a Solaro (Milano), dove si producono lavastoviglie; 154 a Cerreto D'Esi, stabilimento che produce cappe da cucina e per il quale è prevista la chiusura, secondo il piano presentato dall'azienda; 297 a Forlì (forni e piani cottura).

Nell’occupazione operaia, complessivamente sono 830 gli esuberi; tra gli staff sono 620 (che suddivisi per funzioni, risultano essere 297 nel settore R&D, 132 in operation, 115 in amministrazione). Ai 1450 esuberi annunciati, che riguardano dipendenti a tempo indeterminato, si aggiungono poi 135 contratti a tempo determinato scaduti o che non verranno rinnovati.

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