Report S&P fa il punto su beni importati in Ue più esposti a conflitto
Non solo energia : se è vero che il petrolio è il prodotto di importazione più strategico e prezioso in arrivo dallo Stretto di Hormuz all'Europa, è anche vero che non è l'unico a esporre il Vecchio Continente a carenze di scorte. Greggio, ma anche fertilizzanti e prodotti chimici, sono merci preziose la cui carenza fa tremare le Cancellerie europee, ma l'Europa è esposta anche su altri beni - dai motori allo zafferano - la cui penuria non sarebbe dirimente ma è l'ennesimo indicatore delle interconnessioni del commercio globale.
"Sebbene l’Europa non dipenda esclusivamente dallo Stretto di Hormuz per le importazioni energetiche, esistono altre vulnerabilità. La nostra analisi dei dati Un Comtrade individua 20 prodotti per i quali l’Europa presenta un’elevata dipendenza dalle importazioni dal Medio Oriente", si sottolinea in un report di S&P Global che fa il punto sull'impatto del conflitto nell'economia Ue.
Tra queste al top per quota di import ci sono i motori a reazione: l'88% in entrata nell'Unione europea proviene infatti dall'Arabia Saudita (escluso turbogetto) e viene usato nell'industria dell'aerospazio, della difesa e dell'aeronautica. Una curiosità riguarda anche l'import di spezie: l'87% dello zafferano in entrata in Europa arriva dall'Iran, ed è usato da solo ma anche nella preparazione di una miriade di prodotti processati, risotto alla milanese in primis per gli italiani. A seguire le macchine industriali per il lavaggio, lo sbiancamento e la tintura dei tessuti usati nel tessile importate per il 77% dall'Arabia Saudita. Tra le merci importate maggiormente esposte alla guerra anche il cicloesano (62%) usato nell'industria petrolchimica Ue, per le materie plastiche e le fibre sintetiche, dalle vernici agli imballaggi ai tessuti in nylon. Stesso discorso per il polipropilene e il polietilene.
"È in qualche modo rassicurante che l’Arabia Saudita sia spesso il principale – e talvolta l’unico – fornitore europeo dal Medio Oriente per diversi prodotti, poiché può anche effettuare spedizioni attraverso il Mar Rosso. Tuttavia, anche se i valori delle importazioni riportati dai media appaiono modesti rispetto alla scala industriale dell’Europa, le catene di approvvigionamento sono resilienti solo quando è resiliente anche il loro anello più debole", sottolinea S&P.
L'agenzia di rating sottolinea che "le famiglie e le imprese europee stanno già avvertendo la pressione sui prezzi causata dal conflitto in Medio Oriente, sebbene le perturbazioni dovute al conflitto non abbiano ancora provocato uno scenario simile alla crisi energetica del 2022".
"A fronte dell’intensificarsi degli effetti diretti derivanti dall’aumento dei prezzi dell’energia, gli effetti indiretti si ripercuoteranno sempre più sull’economia europea, con implicazioni per la crescita economica a medio termine e i tassi di interesse", si avverte, escludendo in questa fase "uno shock generalizzato" ma mettendo in guarda contro i rischi di carenze di altri beni importati. (Di Luana Cimino)