La viticoltrice del Prosecco Martina Dal Grande: "Dopo laurea ed estero passione mi ha fatto tornare in azienda famiglia"

La giovane imprenditrice intervistata dall'Adnkronos rivela: "Non ho ancora un ruolo nell'azienda di famiglia ma tanto interesse per salute dei vigneti"

L'imprenditrice veneta Martina Dal Grande
L'imprenditrice veneta Martina Dal Grande
28 aprile 2026 | 16.51
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Laurea in economia alla Cattolica di Milano, 40 anni e un ritorno alla terra irrinunciabile per Martina Dal Grande, giovane viticoltrice veneta a Conegliano Valdobbiadene, nel cuore del Prosecco Docg, una zona riconosciuta Patrimionio dell'Unesco per i paesaggi collnari scolpiti dai vigneti. "Oggi lavoro nell'azienda agricola di famiglia dopo aver conseguito una laurea in economia e varie esperienze all'estero in una multinazionale. Da una decina di anni ho deciso di tornare per aiutare la mia famiglia nella gestione dei nostri vigneti. Volevo arrivare al lavoro in agricoltura con consapevolezza e con una passione che poi in realtà è quella che mi sta muovendo", afferma Dal Grande che ha portato la sua testimonianza al convegno "L'Agricoltura è donna", organizzato da Confagricoltura Donna a Roma.

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Dal Grande, interpellata dall'Adnkronos, sul suo ruolo ricoperto nella impresa familiare risponde: "Il mio ruolo? Non è definito e questo è un problema che riguarda spesso il lavoro nelle aziende familiari, al di là del fatto di essere una donna o un uomo, quando si è giovani. Uno dice faccio di tutto ma non ha un vero e proprio ruolo. I miei genitori sono settantenni, però sono molto coinvolti e il ricambio generazionale non è ancora arrivato" afferma senza nascondere una nota di impazienza. Martina Dal Grande è esponente di un settore, quello della “viticoltura femminile”, che è l’unico in agricoltura dove non c’è gender gap, cresce in contrasto ai risultati delle aziende vitivinicole gestite da uomini.

Dal Grande si occupa, in particolare, di agricoltura rigenerativa e spiega: "Ho voluto partire dal suolo e dalla sua salute domandandomi quali fossero tutte le attività che potessi implementare affinché il suolo potesse essere sano e vitale, perché tutta la salute della nostra pianta parte da lì e anche la qualità del prodotto finale passa da lì. Stiamo vivendo un momento storico in Europa dove la produttività del suolo e la biodiversità del suolo è drasticamente calata". "Mi dedico a questa pratica da 7-8 anni e i risultati sono sono molto buoni sia da un punto di vista di aumento della sostanza organica che di capacità di gestione idrica" conclude soddisfatta.

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