Aleotti: "I nostri investimenti in ricerca e sviluppo continuano a crescere"
Il gruppo farmaceutico Menarini ha annunciato oggi risultati straordinari per il 2025, confermando la sua posizione di eccellenza nel panorama farmaceutico internazionale. I dati sono stati illustrati durante una conferenza stampa presso l'Auditorium della Camera di Commercio di Firenze, dove Lucia Aleotti, azionista e membro del Board, ha fatto il punto sui principali traguardi economici del gruppo.
Il fatturato consolidato ha raggiunto la cifra record di 4,887 miliardi di euro, con un incremento del 6,2% rispetto ai 4,603 miliardi del 2024. L'Ebitda si attesta tra 440 e 470 milioni di euro, a conferma della solidità e della sostenibilità del modello di business del gruppo. Il 2025 si presenta, dunque, come un anno storico per Menarini, non solo per i risultati economici, ma anche per la crescita strategica e la forte internazionalizzazione del gruppo.
Un altro traguardo importante riguarda le risorse umane: Menarini oggi impiega 17.800 persone, di cui per la prima volta la maggioranza è rappresentata da donne (50,7%). La percentuale di laureati e tecnici sul totale dei dipendenti raggiunge il 91%, sottolineando l'alto livello di specializzazione e competenza del capitale umano.
Il Gruppo Menarini conferma la sua forte vocazione internazionale: l'81% del fatturato deriva dai mercati esteri, mentre in Italia la quota di mercato si attesta al 19%. Menarini è presente in 140 Paesi attraverso filiali, distributori e licenziatari, con 18 stabilimenti produttivi prevalentemente presenti in Europa. Gli stabilimenti italiani si trovano a Pisa, Firenze, Pomezia, L'Aquila, Lomagna e Casaletto Lodigiano.
L'innovazione scientifica rimane al centro della strategia del gruppo. La Ceo Elcin Barker Ergun ha illustrato i numerosi progetti di ricerca e sviluppo in Italia e all'estero. Particolare attenzione è rivolta all'oncologia, con trial per diverse patologie tra cui per carcinoma mammario metastatico, glioblastoma, tumori solidi, tumore dell'endometrio, tumore ovarico e mieloma multiplo. Accanto a questi, Menarini è impegnata anche nel settore degli anti-infettivi, cardiovascolare e metabolico, puntando a fornire soluzioni terapeutiche di avanguardia.
Il 2025 si chiude quindi come un anno in crescita per Menarini, come ha sottolineato Lucia Aleotti: risultati economici forti, espansione internazionale e leadership femminile nel capitale umano, a conferma della capacità del gruppo di coniugare eccellenza scientifica, innovazione e responsabilità sociale. Con queste basi solide Menarini, è stato spiegato, guarda al futuro con progetti ambiziosi di ricerca e sviluppo, consolidando la propria posizione di protagonista globale nel settore farmaceutico.
"L'Ebitda si posizionerà più o meno in linea con quello dell'anno precedente, che era stato di 450 milioni di euro", commenta Lucia Aleotti, azionista e membro del board di Menarini, facendo il punto sui principali dati del Gruppo farmaceutico nel 2025, questa sera a Firenze, nel corso di un incontro con la stampa alla Camera di Commercio, insieme al Ceo, Elcin Barker Ergun. Aleotti ha sottolineato che "i nostri investimenti in ricerca e sviluppo continuano a crescere: nel 2024 avevamo avuto investimenti di 500 milioni di euro, nell'anno che si è chiuso abbiamo investito 540 milioni, e questo indica la nostra determinazione a proseguire sulla strada dell'innovazione attraverso il reinvestimento totale degli utili". Aleotti ha ricordato che "nella geografia industriale di questi tempi, oltre alle grandi aziende del settore farmaceutico hanno fatto ingresso dei player ancora più grandi, che sono i governi. Il governo cinese era già in questo gioco, il governo americano sta giocando le sue carte, ciascuno a difesa delle proprie aziende nel settore farmaceutico, nel settore fondamentale per la salute delle persone, che significa anche autonomia strategica, sicurezza di un paese e di un continente".
"Quando guardiamo le politiche europee - ha evidenziato Aleotti - vogliamo capire dove l'Europa voglia andare, e ovviamente anche i singoli governi, se vogliono veramente capire che, con questi grandi player che sono entrati in campo, le aziende europee ed italiane, ovviamente francesi, tedesche, hanno bisogno di avere le spalle sostenute da politiche che le aiutino ad essere sempre più competitive, sempre più forti e all'altezza di una sfida globale che è importantissima, che non è solamente una sfida di fatturati, marginalità e occupazione, ma è veramente una sfida che riguarda anche l'indipendenza delle nostre economie".
"Il punto che riguarda il settore farmaceutico - sottolinea ancora Aleotti - è quello che riguarda la ricerca e lo sviluppo e che poi deve portare alla nascita di nuovi farmaci. Invece che attuare politiche che sostengono tutto questo, l’Europa crea la direttiva sulla pipi, costringendo le aziende a pagare una tassa sulle acque reflue che contengono residui di farmaci che, secondo la Farmindustria tedesca, è pari a 12 miliardi di euro l’anno. Considerando che per lo sviluppo di un farmaco serve un investimento di circa 1,2 miliardi, questo significa dieci farmaci che ogni anno non verranno sviluppati”.
(di Paolo Martini)