Natale, granchio blu stermina vongole? Sulle tavole arrivano 'i fasolari'

Paolo Tiozzo, presidente della Op 'I Fasolari' promuove il pregiato frutto di mare dell'Alto Adriatico, si mangia anche crudo, un'alternativa anche alle ostriche

Paolo Tiozzo, presidente della Op I Fasolari
Paolo Tiozzo, presidente della Op I Fasolari
30 novembre 2025 | 15.54
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Sembrano vongole ma sono un po’ diversi per colore, gusto e consistenza eppure ad una prima occhiata potrebbero essere scambiati per vongolone. Sono i ‘fasolari’, molluschi bivalve che possono rappresentare una valida alternativa alle quasi introvabili vongole veraci italiane, vittime designate del granchio blu, nella Sacca di Goro e a Scardivari, sul Delta del Po. I Fasolari (nome scientifico Callista chione) dunque, stanno vivendo un ‘momento d’oro’ e possono essere presi in considerazione per essere consumati sulle tavole degli italiani anche in vista del cenone di Natale a casa o al ristorante.

"I fasolari potrebbero essere scambiati per vongole ma in realtà, sono più simili alle ostriche, tanto che vengono mangiati anche crudi, soprattutto al sud. Il loro areale di produzione si concentra nell’Alto Adriatico, in mare aperto a 10 -12 miglia dalle coste e fino a 20 metri di profondità e vengono prelevati sui fondali sabbiosi". E’ quanto segnala all’Adnkronos Paolo Tiozzo, vicepresidente di Fedagripesca-Confcooperative e presidente della Op ‘I Fasolari’ con sede e Chioggia (Ve). L’organizzazione conta oggi 87 imbarcazioni da pesca per un totale di 150 operatori. Tiozzo e colleghi promuovono il consumo di questi molluschi, una produzione tutta italiana, anzi solo tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, ma tiene e a precisare che vengono rispettati criteri di "sostenibilità ambientale, economica e sociale: non peschiamo nulla in più di quanto chiede il mercato" rassicura "lavorando con una licenza ci riteniamo al servizio dello Stato".

Ma anche per questo mollusco si affaccia qualche problema. Se per le vongole 'filippine', la tipologia più venduta sui banchi di pesce, il nemico numero uno è il granchio blu, per i fasolari è il cambiamento climatico con tutto quello che ne consegue. "La mancata gestione degli invasi di acqua dolce nel nord Italia ci fa pagare pegno - spiega Tiozzo - perché alcuni fenomeni estremi come alluvioni, tempeste ed acqua alta a Venezia, che si sono abbattuti anche di recente in quella zona dove già sfociano i cinque principali fiumi italiani, fanno sì che l'aumento di acqua dolce porta anche una grande massa di detriti, un vero guaio perché i molluschi sono stanziali e non possono scappare come i pesci".

"L'ambiente sta soffrendo e noi combattiamo con l'Europa che continua a tartassare sull sforzo di pesca a strascico, ma dall'altra parte non sta facendo nulla per ripristinare l'ambiente. L'Europa aveva introdotto un Regolamento sul ripristino ambientale ma dovrebbe avere un occhio anche alla sostenibilità economica e sociale, perché ci sono altri aspetti che stanno intervenendo sulla biomassa e deve essere in grado di mettere in campo compensazioni, altrimenti si crea solo povertà" denuncia Tiozzo.

Il fasolaro ad oggi, è un prodotto di alta qualità destinato alla ristorazione o al catering, non si trova ancora nella grande distribuzione, ma in pescheria, richiede una certa manualità nella pulizia e abilità nella preparazione in cucina, tanto che i pescatori della Op hanno intrapreso una fiorente attività di trasformazione, subito dopo la pesca negli impianti a terra e vendono i fasolari già puliti in vaschette sottovuoto, congelati o anche in polpa confezionata, tutti prodotti che possono essere acquistati anche direttamente sul sito. I fasolari non sono proprio a basso costo, alla produzione costano 7, 8 euro al chilo ma in pescheria si trovano a 10, 12 euro fino a 30 euro, dipende dalla stagione. I porti dove vengono scaricati i fasolari sono Marano Lagunare (Ud), Cavallino Treporti (Ve) e Chioggia (Ve).

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