La Federazione offre un quadro aggiornato e approfondito dello stato dell’arte delle soluzioni per aumentare l’efficienza energetica e decarbonizzare i processi industriali migliorando la competitività
Oggi Fire ha presentato - durante il convegno 'La decarbonizzazione dell’industria”, promosso in collaborazione con il Gse - lo studio 'Catena del valore delle tecnologie di elettrificazione industriale in Italia', realizzato con il supporto della European Climate Foundation. Il Report analizza la filiera italiana delle tecnologie per l’elettrificazione del calore di processo e per il recupero del calore di scarto in ambito industriale, con l’obiettivo di comprenderne la struttura, le dinamiche di sviluppo e il potenziale contributo alla decarbonizzazione del settore. Il lavoro si concentra sulla catena del valore che va dai produttori di tecnologie e componenti agli installatori, dalle Esco e società di servizi ai professionisti dell’energia, fino agli utilizzatori finali industriali, mettendo in luce barriere, opportunità, casi di successo e traiettorie evolutive percepite dagli operatori. L’attenzione è rivolta in particolare alle tecnologie oggi disponibili per il calore a bassa e media temperatura – come pompe di calore industriali, caldaie e resistenze elettriche, sistemi di ricompressione meccanica del vapore, soluzioni di recupero da cascami termici – e alle relative filiere produttive, che in larga misura hanno una base manifatturiera europea e, in diversi segmenti, una presenza rilevante in Italia. Il focus geografico è nazionale, ma inquadrato nel contesto delle politiche e dei mercati europei.
Durante la mattinata, oltre a Diego Moretti (Fire) che ha illustrato in dettaglio i dati dello studio, si sono alternati al tavolo dei relatori Simona De Iuliis (Enea) che ha parlato di tecnologie per la decarbonizzazione industriale, e Gennaro Niglio (Gse) che ha illustrato i meccanismi di supporto per elettrificazione e recuperi termici industriali. A seguire due tavole rotonde – una rappresentativa delle filiere e l’altra dei consumatori industriali – hanno visto la partecipazione di Fabio Zanellini (Anie), Federico Musazzi (Anima), Riccardo Bani (Arse), Francesca Marini (Assoege), Antonio Beneduce (Assoesco), Giuseppe Pastorino (Aicep), Alessandro Bertoglio (Assocarta).
"Dallo studio e dagli interventi in sala emerge come l’efficientamento energetico dell’industria sia oggi un tema sistemico, che richiede interventi sia da parte delle imprese, sia sulla generazione e sulle reti. Decarbonizzare alcuni processi industriali è già oggi possibili e con successo, conseguendo benefici in termini di sicurezza energetica, riduzione dei rischi e competitività, oltreché di minori costi energetici e carbonici", ha affermato Dario Di Santo, direttore di Fire. "Per superare le barriere esistenti e supportare le imprese nell’adozione delle soluzioni legate all’elettrificazione e ai recuperi termici, considerati gli incentivi già in essere, riteniamo utile introdurre programmi di informazione e formazione per la filiera, dare seguito alle politiche già previste ma non ancora attuate – come il Fer T – e rivedere, pur con le cautele del caso, la struttura prezzi di elettricità e gas, che oggi non favorisce questi investimenti".
Andando nel dettaglio dei dati contenuti nello studio, abbiamo che in Europa i tassi di elettrificazione dei consumi finali globali sono molto variabili: l’Italia si colloca leggermente sotto la media Ue 27 (22,3% vs 23%). Per contro, il tasso di elettrificazione industriale dell’Italia è tra i più elevati in Europa (39% nel 2022), il più alto tra i paesi più grandi e al di sopra della media Ue 27 pari a 33,3%.
Spostandoci sul potenziale delle elettro-tecnologie, questo varia in base al settore: nei comparti a bassa temperatura (alimentare, cartario) l’elettrificazione è già possibile con le tecnologie attuali, mentre, nei settori hard-to-abate, come la siderurgia, l’applicazione delle soluzioni elettriche è invece ancora limitata. Si evidenzia che i settori hard-to-abate hanno un ruolo fondamentale nel tessuto industriale italiano, generando il 5% del valore aggiunto lordo nazionale mentre, se si considera l’impatto emissivo, tali industrie risultano responsabili di circa il 20% delle emissioni complessive di CO2 dirette (scope 1) a livello nazionale. Per questo lo studio evidenzia anche l’importanza dei programmi di ricerca e sviluppo, in particolare per supportare progetti pilota e accelerare l’introduzione di soluzioni idonee a decarbonizzare anche processi ad alta temperatura.