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Esperto, 'inquinanti in gravidanza e endometriosi, ecco come proteggersi'

18 febbraio 2021 | 10.11
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Ridurre l'esposizione a detersivi in casa, in particolare varechina, insetticidi, ammorbidenti industriali; evitare bagni in piscine con sistema di depurazione al cloro; preferire cibo organico per ridurre l'esposizione a pesticidi, Ogm e fertilizzanti, dolcificanti e glutammato monosodico. Sono due degli accorgimenti per ridurre l'esposizione a sostanze tossiche e tutelare in una fase delicata come la gravidanza, soprattutto i primi 6 mesi, la donna in attesa e il nascituro riducendo l'esposizione a sostanze tossiche. A elencarli è il presidente della Fondazione italiana endometriosi, Pietro Giulio Signorile.

Gli altri consigli? Favorire una dieta bilanciata senza eccedere in frutta (sbucciata) e verdure, escludendo pesce d'allevamento, spesso contaminato da mercurio, e limitando bibite gassate e zuccherate; preferire pentole e padelle di ceramica e vetro, non conservare i cibi nella plastica ma in vetro o carta; usare per bere e cucinare acqua depurata con filtri conservata in vetro; scegliere prodotti per la cura del corpo naturali e privi di metalli, evitando deodoranti artificiali o altre fragranze sintetiche; indossare abiti non sintetici. Ad oggi, sostiene l'esperto, la "teoria più accreditata" nella ricerca delle cause potenziali dell'endometriosi parla di "una malattia congenita, la cui origine sarebbe da rinvenire in un disturbo nella formazione dell'apparato genitale del feto, causato da sostanze inquinanti in grado di oltrepassare la placenta", si legge in una nota.

Una tesi supportata da uno studio scientifico pubblicato dalla Fondazione italiana endometriosi, riportato in un libro firmato dallo specialista C. H. Nezhat, appena pubblicato negli Stati Uniti. Nel capitolo scritto da Signorile si guarda alle origini della malattia. "Dall'analisi condotta su oltre 100 feti umani, abortiti spontaneamente e raccolti presso l'università di Trieste, è emersa la presenza di cellule endometriali fuori dall'utero, in percentuale analoga ai casi di malattia nella popolazione adulta - spiega Signorile - Trattandosi di malattia congenita, l'origine era da rinvenire nella formazione dell'apparato genitale del feto".

"Da uno studio su modelli animali - prosegue Signorile - è stato provato che la somministrazione di sostanze inquinanti, dette interferenti endocrini, in grado di oltrepassare la placenta, disturbano il normale sviluppo dell'apparato genitale dell'embrione femminile determinando casi di endometriosi. Si tratta di circa 80mila composti chimici che generano effetti assimilabili agli estrogeni, ma mentre gli adulti hanno enzimi in grado di eliminarli, l'embrione li trattiene. Contano ovviamente tempo di esposizione e quantità".

La patologie è caratterizzata dalla crescita di endometrio al di fuori della cavità uterina: colpisce circa 3 milioni di donne in Italia, provocando forti dolori e infiammazioni. "Nei primi anni del '900 - continua l'esperto - la teoria più autorevole, mai dimostrata e oggi quasi completamente smentita, postulava che la malattia avesse origine dalla mestruazione retrograda. In seguito però è stato verificato che oltre il 90% delle donne ha una mestruazione retrograda, ma di endometriosi si ammala solo il 10%. Studi successivi ai nostri hanno confermato la presenza di struttura endometriosica nei feti di sesso femminile: asintomatica fino alla pubertà quando gli input ormonali ne provocano l'attivazione".

Le implicazioni cliniche e terapeutiche "sono rilevanti - conclude - In particolare, la recidiva della malattia non deve essere attribuita a mestruazioni retrograde, ma piuttosto a un intervento chirurgico incompleto a causa della presenza di focolai microscopici o formatisi in tempi diversi. Inoltre un'azione preventiva sull’assorbimento di sostanze inquinanti durante la gravidanza potrebbe ridurre il rischio di sviluppare nel feto la malattia".

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