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Morta Aurelia Sordi, la sorella dell'Albertone nazionale

CRONACA
Morta Aurelia Sordi, la sorella dell'Albertone nazionale

Roma 15 giugno 2000 Albrto Sordi entra al Campidoglio assieme alla sorella Aurelia. foto ravagli/infophoto.it www.infophoto.it

E' morta a Roma Aurelia Sordi, sorella dell'attore Alberto Sordi. Aurelia, malata da tempo, aveva 97 anni.


A febbraio del 2013 la procura di Roma ha aperto un'inchiesta sull'eredità di Alberto Sordi ipotizzando il tentativo di circonvenzione di incapace nei confronti della donna.

Aurelia era persona offesa all'interno dell'inchiesta. Il 15 settembre scorso il pm Eugenio Albamonte ha chiesto dieci rinvii a giudizio con l'accusa di circonvenzione di persona incapace e ricettazione.

"Questa notte si è spenta la signorina Aurelia Sordi. Le notizie di stampa cominciano già a diffondersi e vengono dette molte cose inesatte e prive di fondamento, per questo, per iniziare a ristabilire la verità, sono addirittura costretto a rilasciare un comunicato stampa. Sono distrutto e amareggiato. Con lei si spegne una parte importante della mia vita. Lei e Alberto sono stati per me come dei nonni, quasi dei genitori. Mi hanno fatto venire dal Perù che avevo appena diciotto anni e mi hanno insegnato tutto". Lo scrive in una nota Arturo Artadi Gardella, storico autista e factotum della famiglia Sordi, indagato dalla procura di Roma nell'ambito dell'inchiesta sull'eredità di Alberto Sordi.

"A loro, e soprattutto alla signorina Aurelia, devo veramente tutto quello che so e che sono - aggiunge - Tra di noi c'era un bellissimo rapporto che nulla e nessuno riuscirà a distruggere. Negli ultimi due anni la mia vita è stata un inferno. Sono stato e sono ingiustamente sospettato di avere commesso un reato nei confronti della signorina, di essermi approfittato di lei per avere un utile economico".

"Già questo sospetto incredibile, questa accusa che tutte le persone che mi conoscono e che erano veramente vicine alla Signorina sanno essere incredibile, aveva cambiato la mia vita - dice - Aveva distrutto la vita dalla Signorina che mi ha sempre difeso e non voleva e poteva sopportare che estranei anche solo sospettassero che io e le altre persone a Lei vicine, come ad esempio Pierina, si fossero approfittate di Lei".

"Mi sono difeso, mi difendo e mi difenderò da questa accusa infamante anche per tutelare il nome e la volontà della Signorina - prosegue Oggi però sono anche molto amareggiato. Nonostante non fosse necessario, infatti, il pubblico ministero a marzo scorso, dopo più di un anno dai fatti, ha chiesto che io venissi allontanato da casa e che mi fosse vietato di vedere la signorina".

"Secondo l'accusa, anche se c'era un amministratore di sostegno e nessuno poteva ormai più far fare atti alla signorina, c'era il pericolo che io commettessi altri reati - dice - Ovviamente poco o nulla interessava la salute e la felicità della signorina. Per fortuna, in prima battuta, della richiesta si è occupato un giudice attento agli atti e molto scrupoloso che, analizzate tutte le indagini, ha ritenuto addirittura che non ci fossero gli elementi dei reati e che nessuno si era approfittato di nulla".

"L'ordinanza è sul punto chiarissima e sarebbe sufficiente leggerla per comprendere la verità - sottolinea lo storico autista e factotum della famiglia Sordi - Il pubblico ministero ha però presentato appello e il Tribunale della Libertà ha ritenuto di ribaltare la decisione. I miei avvocati Christina Mazzoni e Marco Maria Monaco hanno fatto ricorso in Cassazione e qui si è verificato qualcosa di veramente incredibile. Lo stesso difensore della signorina ha depositato una memoria, dove in pratica spiegava che non era possibile che io commettessi altri reati e, soprattutto, segnalava che il mio concreto allontanamento avrebbe potuto determinare un tracollo nella salute della Signorina che, pur godendo di ottima salute, non poteva essere privata dei suoi affetti e delle sue abitudini".

"La Cassazione non ha, mi dicono i miei avvocati che non era suo compito, preso in considerazione tali elementi ed ha rigettato il mio ricorso - continua - Il giorno dopo i miei difensori hanno depositato, anche a seguito di mia richiesta ed evidenziando i rischi che l'applicazione della misura avrebbe comportato, la copia della stessa memoria della persona offesa e delle relazioni mediche allegate al dott. Albamonte. Questo affinché assumesse tutte le iniziative opportune a tutela della salute della Signorina. Nulla però è stato fatto".

"Il 1 ottobre mi è stata così notificata l'applicazione della misura ed io non ho potuto più frequentare la casa e vedere la Signorina - racconta Artadi - Il 10 ottobre sono stato interrogato e ho risposto alle domande del giudice spiegando che sono innocente e chiedendo che mi fosse almeno consentito di vedere la Signorina. I miei avvocati, dopo aver dato notizia al difensore della persona offesa, hanno anche presentato in quella sede una istanza di revoca della misura. A questa istanza era ancora una volta allegata la memoria e i certificati che erano stati depositati in Cassazione e già trasmessi il 24 settembre scorso al pubblico ministero, che però nulla aveva ritenuto di fare".

"In quella stessa data il difensore della Signorina ha depositato una nuova memoria con allegato un ancora più recente certificato medico dove si segnalava che la salute della signorina Sordi, che fino alla fine di settembre era stata ottima, era improvvisamente decaduta dopo il mio allontanamento", spiega.

"Il giudice si è riservato perché doveva chiedere il parere al pubblico ministero. Purtroppo questa notte la signorina è morta. Non riesco a darmi pace e sono affranto - conclude - Vorrei tanto che tutto questo non fosse mai successo e che la Signorina non avesse tanto insistito per fare quello che ora ci accusano di averle fatto fare. Purtroppo non mi aiuta molto sapere che la mia coscienza è a posto. Così non posso certo dire per quella di chi, accanendosi ingiustamente contro di me, è stato la causa del crollo psicologico e fisico della Signorina".



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