Alto Adige, Urzì: "Cancellazione toponimi italiani? Costa difenda il bilinguismo"

CRONACA
Alto Adige, Urzì: Cancellazione toponimi italiani? Costa difenda il bilinguismo

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"Bisogna ribadire, e auspico che il ministro Costa lo faccia, il valore assoluto del bilinguismo". Alessandro Urzì, il consigliere dell'Alto Adige nel Cuore alla Provincia autonoma di Bolzano, si sta battendo ormai da anni per la difesa dei nomi italiani dei luoghi in Alto Adige e oggi rivolge un appello al ministro per gli Affari Regionali Enrico Costa in vista dell'incontro di giovedì a Roma. Venerdì scorso la Commissione dei Sei avrebbe dovuto dare il via libera alla cancellazione di circa 800 denominazioni italiane di montagne, passi, laghi, corsi d’acqua e piccole località della provincia autonoma di Bolzano ma poi è arrivata la convocazione al ministero per rivalutare la questione. Tra i toponimi che rischiano di essere cancellati in italiano c'è anche La Vetta d'Italia, nome di una montagna nelle alpi orientali a cui resterebbe solo il nome tedesco: Glockenkarkopf. L'operazione di "sbianchettamento", fa sapere Urzì, costerebbe nei primi due anni mezzo milione di euro, lo dice lo stesso disegno di legge".


"Sono contento che il ministro Costa abbia sospeso la trattazione e convocato i membri della Commissione dei Sei a Roma per chiarimenti - sottolinea all'Adnkronos Alessandro Urzì - perché sta emergendo la gravità della norma di attuazione che si voleva, di tutta furia e in maniera subdola, approvare".

"L'Alto Adige - spiega - ha una vecchiezza anche nel bilinguismo, se si mortifica la lingua italiana, si mortifica l'Alto Adige. Inoltre sarebbe fuori dalla logica che su una porzione di territorio nazionale si mettesse fuori legge la lingua italiana. Se si lavorerà su queste direttrici, ebbene si farà un lavoro che riuscirà a rendere nessuno vinto e nessuno vincitore ma si riuscirà a garantire che tutti possano avere il diritto a usare la propria lingua, anche nella denominazione dei luoghi legati alle nostre esperienze".

"Chiunque di noi è andato a fare una gita con i genitori al lago o una passeggiata lungo il mare o in montagna e ogni volta quell'esperienza è rimasta legata anche a un nome, il luogo dove si è stati, piccolo o grande che fosse - aggiunge il consigliere altoatesino - I nomi delle nostre località sono la nostra vita e la nostra identità, se fosse negato questo diritto all'identità sarebbe ciò che di più mostruoso potrebbe avvenire nella Repubblica italiana, cioè a una comunità verrebbe negato il diritto di riconoscersi nelle proprie memorie".

La Commissione dei Sei è una commissione paritetica Stato-Provincia autonoma di Bolzano. E' presieduta da Francesco Palermo e ne fanno parte Brunhilde Platzer, Daniel Alfreider, Dieter Steger, Roberto Bizzo e Karl Zeller. "Vorrei sottolineare - spiega ancora Urzì - che il 29, quando è previsto l'incontro tra la commissione dei Sei e il ministro, per paradosso viene confermata lo stesso giorno alla stessa ora a Bolzano la riunione della Commissione legislativa che dovrà invece approvare la legge nuova della Volkspartei, che a mio avviso ha dei vizi molto negativi".

"La cosa paradossale è che il proponente è Dieter Steger - aggiunge Urzì - che è anche membro della Commissione dei Sei e che quindi non andrà alla riunione con il ministro ma sarà a Bolzano a sostenere la legge senza avere ascoltato quello che il ministro ha da dirgli. Cosa che io ho denunciato come assolutamente sconveniente in una logica di rapporti istituzionali corretti".

Il principio del bilinguismo applicato alla toponomastica in Alto Adige è contenuto nello Statuto dell'Autonomia agli articoli 8 e 101. La questione ha radici antiche ma l'episodio scatenante risale a non meno di sette anni fa, quando i gestori di numerosi sentieri di montagna, l'Alpenverein, iniziarono a sistemare targhe solo in lingua tedesca lungo i sentieri. Un atteggiamento che scatenò numerose polemiche. A quel punto intervenne l'autorità giudiziaria commissionando ai carabinieri una verifica sul numero dei cartelli che riportavano le indicazioni di luogo solo in lingua tedesca. I militari ne contarono 1.526.

"Si tratta - spiega Urzì - di 1.526 denominazioni solo in lingua tedesca, che non sono tutte le denominazioni che esistono dell'Alto Adige sono solo quelle che troviamo su questi cartelli monolingui. Il complesso di nomi in Alto Adige è molto più ampio. Oggi stiamo parlando di questi 1.526 ma domani la questione potrebbe montare".

Ne nacque un caso politico e il governo, aggiunge Urzì, fece intendere che la questione andava sistemata. Ci fu quindi un tentativo di conciliazione e venne stipulato un primo accordo, detto 'Fitto-Durnwalder'. L'accordo prevedeva che si ripristinasse un uso corretto dei nomi e vennero delineati alcuni principi. Una commissione mista paritetica Stato-Provincia esaminò i 1.526 nomi. "Il risultato non piacque alla provincia e all'allora presidente Durnawalder - dice ancora Urzì - che ritenne ci fossero troppi nomi italiani. Subito dopo, entrato in carica il governo Monti, la Provincia spinse sull'acceleratore e fece approvare una legge provinciale che creava i presupposti per una radicale germanizzazione dei nomi, e che quindi avrebbe portato alla cancellazione di un numero significativo di nomi italiani".

"Contro la legge il governo Monti fece ricorso alla Corte Costituzionale - racconta Urzì - Poi con il governo Letta e il ministro Delrio si tentò una nuova conciliazione e si raggiunse l'accordo Durnwalder-Delrio". "Delrio si spinse oltre facendo concessioni sulla cancellazione di denominazioni italiane: nei fatti approvò la cancellazione di 130 denominazioni che erano riconosciute anche come italiane - sottolinea il Consigliere provinciale dell'Alto Adige nel Cuore - La Corte Costituzionale minacciò di esprimersi sulla legge provinciale. Il governo di allora e quello successivo (Renzi ndr) e la provincia chiesero alla Corte Costituzionale il rinvio della trattazione per trovare una soluzione politica".

"L'udienza davanti alla Corte Costituzionale era fissata per il prossimo 4 ottobre ma è stata rinviata proprio perché si è cercato di riaccelerare sulla trattativa politica - dice Urzì - Il paradosso è che tutte le parti, compresa la Provincia, dicono che la legge sarebbe stata cassata perché incostituzionale. Cioè riconoscono di aver forzato la mano. La Corte Costituzionale avrebbe dovuto necessariamente ribadire il principio inviolabile del bilinguismo anche nella toponomastica perché è fissato dallo Statuto. Questo la Provincia e la Volfpartei non lo vogliono, perché cercano di essere 'creativi', lo dico in senso negativo e ironico, nel trovare dei sistemi per limitare l'applicazione del bilinguismo".

"Ecco perché c'era il tentativo di fare la norma adesso ed è stato presentato l'altro giorno un nuovo disegno di legge in Consiglio provinciale - sottolinea Urzì - l'intento è creare nuovi presupposti giuridici (la norma d'attuazione che ha un rango Costituzionale come lo Statuto), e fare una nuova legge provinciale per abrogare la vecchia, in modo da far decadere il ricorso. L'accordo politico però non è stato trovato e anzi nel momento in cui sembrava si stesse per trovare, su una base che io personalmente ho denunciato come molto negativa e pericolosa, il ministro Costa è intervenuto".



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