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Mafia Capitale, Alemanno condannato a 6 anni

25 febbraio 2019 | 13.40
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"E' una sentenza sbagliata, sono innocente"

(Fotogramma) - FOTOGRAMMA
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di Daniele Dell'Aglio

E' una condanna pesante quella decisa oggi dal Tribunale di Roma contro l’ex sindaco Gianni Alemanno, accusato di corruzione e finanziamento illecito nell’ambito di un filone del processo ‘Mafia Capitale’. L’ex primo cittadino della Capitale è stato condannato a 6 anni, un anno in più di quanto aveva chiesto il pm Luca Tescaroli. Si chiude così in primo grado la vicenda di una presunta corruzione in cui Alemanno è accusato di aver "piegato la sua funzione di sindaco" agli interessi dei "corruttori" Salvatore Buzzi, l’ex ‘ras’ delle cooperative, e dell’ex Nar Massimo Carminati, ottenendo in cambio, secondo l’accusa, circa 223.500 euro, considerato il prezzo del reato di corruzione, che sarebbe avvenuta tra il 2012 e il 2014. Una cifra aumentata oggi dai giudici, che hanno stabilito anche una confisca di 298.500 euro.

I guai giudiziari per Alemanno iniziano nel dicembre del 2014 quando gli viene notificato l'avviso di garanzia per concorso esterno in associazione di stampo mafiosa nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale. L’anno dopo, nel dicembre del 2015, l’ex sindaco, accusato di aver ricevuto soldi da Buzzi e Carminati attraverso la sua fondazione ‘Nuova Italia’, viene rinviato a giudizio per corruzione e finanziamento illecito mentre rimane indagato per associazione di stampo mafioso. Un’accusa, quella di mafia, che cadrà in fase di indagini, quando il gip accogliendo la richiesta della stessa Procura, archivia la posizione dell’ex sindaco di Roma dall'accusa di associazione di stampo mafioso.

A settembre 2017 il processo stralcio ad Alemanno ricomincia da zero a causa di una diversa composizione del collegio dei giudici. Nell’ambito del procedimento, lo scorso dicembre, viene sentito in aula Salvatore Buzzi, collegato in videoconferenza dal carcere di Tolmezzo: l’ex ‘ras’ delle cooperative dice ai giudici di aver finanziato tutte le campagne elettorali, "da Rutelli in poi tutti" e dice di aver pagato le "tangenti" a Franco Panzironi, ex direttore generale di Ama: "Le tangenti le davo a Panzironi ma Alemanno non era da considerarsi ‘comprato, lui lo avrò incontrato una o due volte'", dice Buzzi.

Si arriva quindi all’8 febbraio scorso, con la requisitoria del pm Luca Tescaroli che chiede la condanna a 5 anni (4 anni e mezzo per corruzione e 6 mesi per finanziamento illecito) accusando Alemanno di essere stato "l'uomo politico di riferimento dell'organizzazione Mafia Capitale in ragione del suo ruolo apicale di sindaco, nel periodo 29 aprile 2008 - 12 giugno 2013" e rimanendo poi "punto di riferimento" di Buzzi, anche in qualità di consigliere comunale. Un’accusa accolta oggi dai giudici della seconda sezione penale di Roma che dopo circa due ore di camera di consiglio condannano Alemanno a sei anni di carcere. Una sentenza "sbagliata" per l’ex sindaco di Roma, che si dichiara innocente e annuncia ricorso in appello. "Dopo essere stato prosciolto dagli stessi pm nel processo Mafia Capitale oggi vengo condannato, non capisco".

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