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Ex sindaco Cialente: "L'Aquila occasione persa per Italia"

CRONACA
Ex sindaco Cialente: L'Aquila occasione persa per Italia

(Fotogramma)

di Roberta Lanzara
L'Aquila 'dieci anni dopo' è il simbolo di una occasione persa per l'Italia. Guardando al di là di macerie, crepe, calcestruzzi, portoni sprangati è lampante oggi che "il Bel Paese non è stato messo in sicurezza con leggi adeguate su ricostruzione ed emergenza. Ne è esempio il terremoto del Centro Italia dove una comunità, come quella di Campotosto (a 1400 metri di altitudine, nel cuore del Parco del Gran Sasso - ndr) non esiste più". Lo ha detto all'Adnkronos Massimo Cialente, l'ex sindaco de L'Aquila, in prima linea da primo cittadino nei giorni del terremoto, che il 6 aprile 2009 alle 3.32 rase al suolo il capoluogo abruzzese.


"Per quanto riguarda il post emergenza - ricorda l'ex sindaco che in questi giorni ha pubblicato il libro 'L’Aquila 2009. Una lezione mancata' - ho scongiurato il verificarsi di una vera e propria diaspora che avrebbe aperto le porte alla morte della città. La questione era se abbracciare la linea, che combattei, di spostare uffici, ospedali, dipendenti oppure se creare una 'città virtuale'. Fui per questa seconda ipotesi. Il tempo mi ha dato ragione: a dieci anni dall'ultimo censimento, nel 2011, ho riavuto tutti gli aquilani, tranne 700 abitanti circa". "Nessuno ne parla - osserva con amarezza ed orgoglio - ma a fine maggio 2015 erano rientrate nelle loro case in periferia 42mila persone".

Una rinascita che si ferma però alle porte dell'antica città, come spiega l'ex primo cittadino: "Sul centro storico, soprattutto per quanto riguarda gli edifici pubblici, chiunque sia il soggetto attuatore, siamo ancora all'anno zero. Ma il fallimento è del sistema Italia, non de L'Aquila", afferma. Un vero dramma quello dell'antica città che non "riesce a riabilitarsi perché la gente la abbandona. Al centro storico manca un centro direzionale, mancano negozi, abitanti e servizi in un continuo scarico di responsabilità del 'cane che si morde la coda'", denuncia l'ex sindaco.

"Mi ero inventato 'Fare centro': contributi di avviamento ad attività professionali e commerciali. Qualche professionista - ricorda - è anche venuto ma poi è andato via perché il centro storico non riparte e a non farlo riavviare è la mancanza di politica"; un'assenza pesantemente denunciata anche dallo "stallo in cui si trovano le frazioni. Perché non arrivano i progetti", a causa di una battaglia lunga, perduta ed infausta che l'ex sindaco del terremoto aquilano afferma di avere inutilmente combattuto in favore di moralizzazione e regole chiare all'edilizia privata: "Ma nulla è stato fatto. Ho perso la mia battaglia: oggi le ricostruzioni sono ferme perché non arrivano i progetti".



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