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Open Arms a Porto Empedocle

CRONACA
Open Arms a Porto Empedocle

La nave Open Arms è arrivata a Porto Empedocle (Agrigento) dove verrà ormeggiata dopo il sequestro preventivo decretato ieri dal Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio. L'indagine per omissione e rifiuto di atti di ufficio aperta dal procuratore di Agrigento contro ignoti potrebbe cambiare ben presto e avere i primi nomi da iscrivere nel registro degli indagati, mentre sembra che l'inchiesta per sequestro sia destinata a sgonfiarsi. Sotto la lente di ingrandimento della Procura la catena di comando che avrebbe provocato lo stallo della nave per giorni davanti alla costa di Lampedusa. Il magistrato ha disposto il sequestro della nave della Open Arms e l'evacuazione immediata dei profughi a bordo per violazione dell'articolo 328 del Codice Penale, appunto l'omissione e rifiuto di atti di ufficio a carico di ignoti "per non avere risposto alle gravi condizioni di salute dei migranti".


Secondo l'articolo 328 del Codice Penale "il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni". I migranti a bordo, di conseguenza, sono stati fatti scendere. La decisione è stata presa al termine di un vertice che si è svolto alla Capitaneria di Porto di Lampedusa tra il procuratore di Agrigento, che aveva fatto una ispezione sulla nave con uno staff di medici, e i vertici della Capitaneria.

IL PROVVEDIMENTO - I circa 100 naufraghi rimasti a bordo della nave Open Arms erano in "condizioni critiche". Il magistrato nel provvedimento, parla di "ragioni di urgenza" che "non consentono di attendere un provvedimento di sequestro emesso dal giudice". Perché "le persone a bordo si trovano in condizioni psicologiche assai critiche come risulta dall'ispezione eseguita a bordo della nave con i consulenti nominati, con pericolo per l'incolumità dei migranti, dell'equipaggio e delle forze di polizia che vigilano sulla sicurezza in mare". "L'obbligo di salvataggio delle vite in mare costituisce un dovere degli Stati - si legge ancora - e prevale sulle norme e sugli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell'immigrazione irregolare".

Per il procuratore Patronaggio, la nave ferma per giorni a ottocento metri dalla costa di Lampedusa avrebbe creato ulteriore sofferenza ai naufraghi a bordo. Una situazione che "protrae gli effetti del reato e anzi può cagionare un aggravamento". Perché "il permanente status quo può solo aggravare gli effetti pregiudizievoli sulla salute psichica e fisica delle persone a bordo, comportando rischi per l'incolumità degli stessi", scrive il magistrato. A essere in "pessime condizioni" a bordo della Open Arms non erano solo i migranti ma anche lo stesso equipaggio della Ong spagnola, che dopo oltre due settimane in mare stava vivendo un "forte stress".

LO SBARCO - Prima notte all'hotspot di Lampedusa dopo 19 giorni trascorsi sul ponte della nave, per gli 83 migranti a bordo della Open Arms scesi nella notte. Ad attendere i migranti c'erano decine di uomini delle forze dell'ordine e della Guardia costiera. "Sono stati 5 giorni molto difficili e pieni di tensione ed amarezze; grazie a Dio stanno tutti bene, resterà una delle esperienze più intense della mia vita.... da oggi mi sento più ricco", ha detto il medico di Lampedusa Francesco Cascio, che nella notte ha assistito alle operazioni.

UE - I migranti a bordo della Open Arms saranno ridistribuiti tra cinque Paesi europei - Spagna, Francia, Germania, Portogallo e Lussemburgo - e la Ue è "pronta" a cominciare questo processo. Lo ha ribadito una portavoce della Commissione europea, Natasha Berthaud: "Gli accordi per la redistribuzione tra i cinque Paesi sono confermati e siamo pronti a iniziare questo processo". La portavoce non ha precisato quanti migranti prenderà ciascuno dei cinque Paesi (la Francia nei giorni scorsi aveva dato la disponibilità ad accoglierne 40), rimettendo la decisione alle autorità nazionali dei vari Stati.

L'ONG - ''Giorno 1. Quello in cui la giustizia italiana ha restituito alle persone a bordo la loro umanità" ha twittato la ong spagnola Open Arms che ha postato la foto dell'equipaggio. "Grazie al nostro straordinario equipaggio per il lavoro, l'impegno e l'immensa generosità che ha messo nella missione più difficile che abbiamo vissuto fino ad ora, la missione 65''. Poche ore dopo un altro tweet: "Abbiamo vinto di nuovo: il Tar del Lazio risponde al nostro secondo ricorso ordinando lo sbarco immediato. Le persone a bordo della nostra nave sono ormai al sicuro, ora dobbiamo sostenere #OceanViking e continuare a difendere l'identità liberale e democratica dell'Europa".



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