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Clegg, l'ago della bilancia di ogni futura maggioranza

(Rif.: "Gb: per sondaggi e bookmaker si va verso un 'hung Parliament'")

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Clegg, l'ago della bilancia di ogni futura maggioranza

Il leader Liberal democratico e vice premier britannico Nick Clegg durante la campagna elettorale (Foto Afp)

All'inizio della campagna elettorale, secondo i sondaggi, Nick Clegg sembrava destinato a perdere il suo seggio di Sheffield Hallam, nel nord dell'Inghilterra. La carriera politica dell'uomo che nel 2010, dopo decenni, aveva riportato gli eredi dei 'whigs' al governo e che aveva trionfalmente assunto la carica di vice premier, sembrava destinata alla conclusione. A poche ore dal voto, gli stessi sondaggi gli assegnano oltre l'80 per cento di possibilità di riconquistare il suo seggio.


Sarà per questo che negli ultimi giorni di campagna elettorale Clegg ha alzato la voce per ribadire il ruolo di 'ago della bilancia' che l'attuale fase della politica britannica assegna ai Liberal democratici. Se Conservatori e Laburisti si ostineranno nel volerci tenere fuori dal governo e continueranno, ciascuno per proprio conto, a inseguire ipotesi solitarie, vale a dire governi di minoranza, ci saranno nuove elezioni entro Natale, è stato il suo monito. Per gli elettori britannici, abituati a risultati certi e a governi stabili, una vera iattura.

Non è un caso che il premier David Cameron, uscendo dal riserbo mantenuto fino ad allora, ha lasciato trapelare la possibilità di un nuovo governo di coalizione. E Clegg, a breve giro, ha ammesso che il referendum sulla permanenza del Regno Unito nella Ue promesso da Cameron in caso di ritorno a Downing Street non è più una pregiudiziale insormontabile. Clegg e i Libdem, sempre stando ai sondaggi, potrebbero ancora una volta beneficiare della particolarità del sistema politico e del modo in cui i collegi elettorali sono stati disegnati. Con circa il 10% dei consensi, potrebbero conquistare oltre 20 seggi nella nuova Camera dei Comuni. Molti di più di quanto sembra destinato ad ottenerne l'Ukip, che i sondaggi danno intorno al 13%, ma che non dovrebbe andare oltre i 3-4 seggi.

La stampa conservatrice, che non ha mai amato la coalizione alla quale è stato costretto il premier David Cameron, continua a domandarsi a cosa servano i Libdem e ricordano la definizione fornita dallo stesso Clegg quando ne divenne leader, nel 2007. Un partito non ideologico, non conflittuale, che sa ragionare, che è compassionevole e che si impegna per perseguire interessi che non siano di parte. Molto bene, scrisse il Telegraph, "ma questo non è un programma di governo". Clegg e i Libdem non si scompongono e ricordano a tutti, Cameron per primo, che senza di loro probabilmente non ci sarà alcun governo.



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