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Eritrea, Asmara chiama Roma: "C'è bisogno e voglia d'Italia" /Video

ESTERI

“L’architettura, la cultura, la lingua: tutto in Eritrea richiama l’Italia. E’ tempo che Roma ritorni ad Asmara”. E' il concetto espresso da alcuni ministri più il rettore dell’università della capitale del Paese africano. Le ragioni dell’appello all’Italia per un ritorno e un maggior impegno verso la sua ex colonia derivano da una ripresa degli investimenti internazionali: l'Unione Europea ha appena stanziato 200milioni di euro, la Cina da anni imperversa come primo fornitore del paese e la stessa Germania ha ripreso i rapporti di collaborazione. In un clima di nuova apertura è naturale aspettarsi che l’Italia torni a investire in Eritrea.


“L’Italia potrebbe fare molto – ha detto il ministro degli Affari economici Hagos Brehiwet – per le competenze che avete in materia industriale o anche energetica. Un settore, questo, dove investiremo la maggior parte dei finanziamenti ricevuti dalla comunità europea. Ma anche in materia mineraria e turistica. In questo secondo ambito con il rilancio di Asmara e della città vecchia di Massaua si aprono grandi opportunità”.

In giro per le due città principali eritree si percepisce effettivamente quanto le radici italiane siano forti, nonostante siano passati più di 60 anni dalla nostra partenza, nonostante la guerra con l’Etiopia abbia chiuso il paese in una lunga fase di isolamento.

Dallo storico impianto Fiat Tagliero realizzato nel 1938 dall’architetto Giuseppe Pettazzi, ai Cinema Impero e Roma, fino ai palazzi di prestigio di Massaua (la sede della Banca d’Italia, il grand Hotel Torino, la residenza di Graziani) sono gli stili coloniali italiani che ancora dominano. Il futurismo, il modernismo e anche il barocco, benché logorati dal tempo, sono la migliore testimonianza della qualità dell’intervento architettonico italiano in Eritrea. Anche la lingua italiana è ancora molto diffusa.

“La riqualificazione urbanistica delle nostre città è uno dei progetti che avvieremo - dice all'Adnkronos il ministro Brehiwet - le imprese edilizie italiane potrebbero fare un eccellente lavoro, così come nell’agricoltura e nel commercio, settore dove stiamo avviando importanti investimenti come gli impianti dell’industria del freddo nell’area portuale di Massaua”.

Una presenza italiana tuttavia c’è. Ad esempio nell’edilizia sociale con il gruppo Piccini. Mentre nella sanità il principale ospedale di Asmara da tempo collabora con il San Camillo di Roma, l’Ospedale Rizzoli di Bologna e l’ospedale di Padova.

“Negli ultimi anni abbiamo fatto progressi importanti - racconta il ministro della Sanità Amina Nurhussien – 350 presidi ospedalieri nel paese assicurano interventi gratuiti alla maggioranza della popolazione. La malaria è stata debellata, la vita media innalzata da 49 a 63 anni, la mortalità infantile ridotta. L’infibulazione poi è stata bandita da tempo”.

La presenza italiana è ancora viva anche nei trasporti. La vecchia stazione di Asmara è tutt’ora piena di treni della Ansaldo, alcuni ancora perfettamente funzionanti. Strade e ponti poi sono quasi tutti di chiara marca italica. “I terrazzamenti agricoli fatti in epoca coloniale – spiega il ministro dell’Agricoltura Arefaine Behere – sono ancora un modello. Adesso stiamo puntando molto sull’irrigazione per invasi, costruendo dighe di tre dimensioni a seconda delle necessità, in modo da garantire acqua tutto l’anno. Inoltre sviluppiamo progetti di microimprese agricole che garantiscono alle famiglie autosufficienza”.

Infine la parte universitaria. Il rettore dell’università di Asmara direttore della Commissione nazionale per l’alta formazione, Tadasse Mehari, lancia un appello vero e proprio ai docenti italiani: “Il numero dei nostri studenti cresce di anno in anno – spiega – ma non abbiamo abbastanza insegnanti, quindi siamo sempre alla ricerca di personale qualificato che venga a lavorare qui da noi”. Il salario mensile è pari ad una cifra compresa tra il 1.200 e i duemila euro e, tanto per dare un parametro, una buona abitazione costa intorno ai 200 euro al mese.



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