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La minaccia della Cina a Taiwan

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La minaccia della Cina a Taiwan

(Afp)

Il presidente cinese Xi Jinping ha ribadito che Taiwan deve essere riunita alla Cina, in un discorso in cui non è stato escluso l'uso della forza se necessario. Pechino vuole una riunificazione pacifica, ma non intende lasciare spazio "ad attività separatiste", ha affermato il leader cinese parlando nella solenne cornice della Grande Sala del popolo, sede del parlamento di Pechino.


I "cinesi non combattono i cinesi", ha affermato Xi, sottolineando che la riunificazione pacifica è nell'interesse delle due parti. Tuttavia, ha aggiunto, "non promettiamo di rinunciare all'uso della forza e ci riserviamo l'opzione di adottare tutti i mezzi necessari". La questione di Taiwan, ha rimarcato ancora Xi, "è un affare interno cinese e non saranno permesse interferenze esterne". Sin dalla sua nascita nel 1949, la Repubblica Popolare della Cina considera Taiwan come una provincia ribelle. E Pechino impone a tutti i paesi con i quali intrattiene rapporti diplomatici di rompere le relazioni con Taipei.

Taiwan respinge l'esortazione alla riunificazione di Xi Jinping. In una conferenza stampa, la presidente taiwanese Tsai Ing-wen ha sottolineato che Taipei non ha mai riconosciuto il cosiddetto Consenso del 1992, che comprende il principio di una sola Cina. Secondo la Tsai, il discorso di Xi chiarisce che Pechino definisce tale Consenso come l'applicazione a Taiwan del principio "un paese, due sistemi", introdotto a Hong Kong e Macao dopo il loro ritorno sotto la sovranità cinese. "Taiwan non accetterà mai il principio 'un paese, due sistemi'. La maggior parte dei taiwanesi è fermamente contraria. E questo è il Consenso taiwanese", ha detto la presidente.

Nel suo discorso di Capodanno, la presidente di Taiwan aveva già dichiarato ieri che il suo paese non intende "rinunciare alla sua sovranità o fare concessioni sulla propria autonomia".



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