Csm, condanna disciplinare per Emiliano

POLITICA
Csm, condanna disciplinare per Emiliano

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La sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura ha condannato alla sanzione dell'ammonimento, la più lieve prevista, il governatore della Puglia Michele Emiliano, accusato di avere violato il divieto per le toghe di iscriversi a un partito politico e partecipare alla sua attività, anche se in aspettativa o fuori ruolo, come nel caso di Emiliano. Il collegio ha quindi accolto la richiesta della procura generale della Cassazione.


La richiesta era stata riformulata nella precedente udienza, il 24 gennaio, dal sostituto pg Carmelo Sgroi, richiamando la sentenza della Consulta, davanti alla quale il precedente collegio giudicante del Csm aveva fatto ricorso, che ha ribadito il divieto di iscrizione delle toghe ai partiti, e a seguito della quale Emiliano non ha rinnovato la tessera del Pd. Nell'udienza di oggi il collegio della disciplinare, presieduto dal laico M5S Fulvio Gigliotti, ha respinto la richiesta, formulata da uno dei difensori di Emiliano, l'avvocato Isabella Lojodice, di acquisire i precedenti disciplinari di altri magistrati in politica, ritenuti ''non rilevanti ai fini della decisione'', e ha deciso di sanzionare il governatore pugliese con l'ammonimento. Ora i difensori di Emiliano, oltre al l'avvocato Lojodice l'ex procuratore di Torino Armando Spataro, decideranno se impugnare la sentenza.

"Accetto la meno grave delle sanzioni disciplinari previste per i magistrati con serenità e con rinnovata determinazione nello svolgimento del mio incarico di Presidente della Regione Puglia. La sanzione è la più tenue e non ha alcun effetto pratico sull'esercizio delle mie funzioni, ma ciononostante ritengo di non averla meritata'', ha commentato Emiliano, annunciando che valuterà il ricorso contro la sentenza. ''Essere il primo ed unico magistrato italiano al quale si è contestata nel pieno dello svolgimento di un mandato politico ad elezione diretta l’appartenenza ad un partito politico, mi fa sentire un caso da laboratorio ancora da approfondire'', ha sottolineato Emiliano. ''La complessità teorica della vicenda ha costretto il Csm a rimettere la questione alla Corte Costituzionale dopo undici anni dalla mia iscrizione al partito'', ha ricordato il governatore pugliese, che si è detto ''convinto, come tutti gli altri numerosi magistrati eletti, come me iscritti a un partito, che l’aspettativa, che mi è sempre stata regolarmente concessa per l’espletamento del mio mandato di sindaco e di presidente della Regione, mi rendesse a questi fini un cittadino eletto come tutti gli altri, abilitato a partecipare alla formazione dell’indirizzo politico degli enti da me governati all’interno dei partiti. Scopro oggi che ciò che vale per altri sindaci e presidenti, secondo il Csm non vale per me e, quindi, per tutti i magistrati eletti in incarichi politici". ''Questi - ha osservato Emiliano - dovranno costruire l’indirizzo politico con metodo innovativo rispetto alle previsioni della Costituzione, seguendo l’indirizzo della Corte Costituzionale che ha rimesso al Csm il compito di precisare fino a che punto si possa avere a che fare con i partiti da parte di un eletto magistrato. In modo dichiarato, la Procura Generale ha promosso l’azione disciplinare per conoscere l’indirizzo del Csm in materia che mai era stato chiarito in precedenza''. ''Valuterò la motivazione della sentenza ai fini della impugnazione nei successivi gradi - ha concluso Emiliano - nella speranza che questa vicenda sia occasione per il legislatore di intervenire per evitare gli equivoci sin qui verificatisi".



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