Tav, Erri De Luca: "Più che un'opera un'operetta"

POLITICA
Tav, Erri De Luca: Più che un'opera un'operetta

Immagine di repertorio (Fotogramma)

di Mia Grassi


Più che un'opera un'operetta. Commenta così lo scrittore Erri De Luca, da sempre vicino al movimento no Tav, gli ultimi sviluppi della vicenda della Torino-Lione, su cui in questi giorni si sta consumando peraltro un violento scontro nell'esecutivo gialloverde. "Quanti anni sono? Quanti governi, ministri e ministrelli ci sono stati che hanno detto che quest'opera è da fare e va fatta? Se li mettessimo tutti insieme in un'unica carrellata sarebbe uno spettacolo esilarante", dice De Luca all'Adnkronos, sottolineando: "In tutti questi anni, con tutti i governi e le opposizioni a favore, non hanno fatto neanche un centimetro di questa strada ferrata".

"All'inizio si parlava di un'opera adesso è diventata un'operetta", aggiunge lo scrittore, che bolla la Tav come "la più balorda e buffonesca opera pubblica italiana, ancora spacciata con il termine di alta velocità quando si tratta tutt'al più di modesta accelerazione. E il fatto che se ne parli aggiunge ridicolo a ridicolo".

"Tutti i governi da circa trent'anni sono stati favorevoli e non l'hanno fatta. Ora c'è un mezzo governo che è convinto che è meglio non farla, non mi sembra una gran novità - osserva - L'opera continua a non essere fatta, adesso addirittura la vogliono ridurre a dei minimi termini, non si capisce nemmeno quali. Una delle tante opere pubbliche che saranno lasciate così, oplà, a metà", aggiunge Erri De Luca.

GIALLOVERDI E GOVERNO - Il M5s? "Fa parte di quel piccolo schieramento che ha raccolto le ragioni di quella vallata che all'unanimità si è opposta in tutti questi anni alla Tav. Ha anche preso i voti per questa sua presa di posizione, ha guadagnato maggioranza su questa presa di posizione". "Per ora su questo argomento l'Appendino non ha tradito gli elettori", i grillini "hanno continuato a mantenere la posizione - conclude De Luca - una posizione più che ragionevole: ovvia". Quanto al governo, ha detto De Luca all'Adnkronos, "io non lo riesco a chiamare nemmeno governo, per me si tratta di un'accozzaglia tra due forze che solo per convenienza si sono messe insieme dopo le elezioni senza avere nulla in comune. Possono continuare ad andare avanti così, insomma, divisi per sempre".

TERRORISMO - "Ogni tanto qualche ministro - a larghi intervalli, certi governi sì, certi governi no - va a bussare ai francesi... Poi secondo me la Francia non consegnerà nessuno, ma loro la pubblicità se la fanno lo stesso". Lo dice all'Adnkronos lo scrittore Erri De Luca commentando l'impegno del governo per far rientrare in Italia gli ex terroristi riparati in Francia grazie alla dottrina Mitterand. "C'è un interesse?", si domanda De Luca. "A prendere degli anziani espatriati, può essere che c'è un interesse. Ogni tanto, però, perché per la maggior parte del tempo c'è disinteresse. Poi ogni tanto qualcuno rianima quest'argomento, ma si tratta di convenienze politiche da propaganda del giorno, è solo una finta".

BATTISTI - Battisti? "Si tratta di un rapimento, non di un'estradizione". Così lo scrittore Erri De Luca commenta all'Adnkronos l'arresto in Bolivia dell'ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo Cesare Battisti. Per Battisti "non ho firmato nessun appello, signor no. E' una falsa notizia che circola, come tante, e la rete ne ha decretato la verità, una sentenza senza appello", spiega De Luca, ma questo non cambia nulla: "Regolarmente, diciamo un paio di volte per decennio, in Italia spunta qualcuno che vuole acciuffare dei dispersi, dei fuggitivi all'estero, per usarli come trofeo naturalmente: poterlo esibire, fare la foto con l'ammanettato fa parte della coreografia della messa in scena. Ma - sottolinea lo scrittore - nel caso di Battisti si tratta di un rapimento, non di un'estradizione: è stato prelevato in Bolivia, mentre era in attesa di ricevere asilo, e avrebbe dovuto essere riportato in Brasile. Invece lo hanno riportato in Italia perché se lo avessero riportato in Brasile sarebbero incorsi in quella difficoltà che il Brasile ha: non può estradare persone condannate all'ergastolo. Dunque, lo hanno rapito - osserva De Luca - Uno scippo, va, con gli scippatori che sono andati a farsi fotografare con lo scippato".



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