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Manifesti bye bye, la campagna elettorale si fa online

POLITICA
Manifesti bye bye, la campagna elettorale si fa online

(Fotogramma)

di Federica Mochi
Niente faccioni spalmati sui muri. Via anche i santini ammiccanti. Spariti. Puf! Per non parlare della cara, vecchia, lettera porta a porta per spiegare come si vota. Ti intasava la cassetta postale ma facevano quasi tenerezza tutte quelle missive con finte firme autografe che i candidati ti scrivevano come se fossero parenti lontani che dopo tanti anni (cioè ogni cinque o quattro) si ritrovavano festanti. Preistoria. Che fine ha fatto la campagna elettorale vecchio stile? Dove sono finiti i cartelloni con manifesti giganteschi che ti facevano credere di essere in una campagna elettorale permanente? E i militanti dei partiti che ti allungavano il 'santino' del loro candidato cui dare la preferenza?


A due giorni dal voto europeo, mentre diventano virali i cartelloni elettorali fake di Salvini e Di Maio con le scritte 'Terroni votatemi' e 'Onesti quando ci pare', le modalità che hanno segnato, per settant'anni, l'abc della competizione politico-elettorale sembra non esistano più. Volatilizzate. Materiale per i cinegiornali Luce. Prendiamo i cari vecchi manifesti di carta, croce e delizia di ogni campagna elettorale che si rispetti: sono scomparsi. Tristi, arrugginite e scrostate restano le plance di ferro che spuntano dai marciapiedi: un tempo ci vedevi almeno le persone anziane che, davanti al faccione di questo o quel candidato, esprimevano dubbi e perplessità, persino ad alta voce, come in un dialogo immaginario con il 'loro' candidato. Perlopiù vuoti, gli spazi per la propaganda elettorale - ancora cocciutamente previsti dalla legge - fanno quasi rimpiangere i tempi della 'guerra dei cartelloni' che impazzava nella Prima Repubblica, ma anche nella Seconda.

Quella che aveva come leit motiv indiscusso e come piratesco grido di battaglia 'corriamo a strappare i manifesti di quelli e ci appiccichiamo sopra i nostri'. Altri tempi, quelli degli 'attacchini' che spesso erano anche militanti di partito. Elezioni in cui, i manifesti erano del tenore 'Nel segreto dell'urna, Dio ti vede, Stalin no!' (quelli della Dc) e 'forchettoni ladri!' (quelli del Pci contro la Dc). Oggi, come si sa, la campagna elettorale si gioca tutta sui social: Instagram, Facebook, Twitter e persino WhatsApp sono diventati loro il muro ideale per appiccicare i super poster dei nuovi politici e farli risaltare.

E così, mentre le tipografie si svuotano e tweet e post dilagano, il pubblico anziano, che rimane, però, una fetta importante della popolazione (e soprattutto degli elettori), ma che non smanetta e non naviga online, resta a secco di informazioni. Per dire, come si vota? Facile a dirsi, meno facile a farsi. Il candidato ti spiegava tutto nel suo depliant elettorale, aggiungeva solo quel trascurabile ma decisivo particolare: però ora vota per me. Eppure, la funzione pedagogica c'era eccome. Alle europee si vota col proporzionale (con relative preferenze e sbarramento), alle politiche con un mix di maggioritario e proporzionale (il Rosatellum), alle amministrative con maggioritario e ballottaggio. E, sempre alle europee, c'è la preferenza di genere, il voto al singolo, al partito. Insomma, un ginepraio. Oggi, una persona di mezz'età o più anziana che può fare? Andare su Internet? E se non lo sa fare o se non ha un profilo Facebook, Twitter o Instagram?

Tant'è. Ormai farsi le campagne elettorali sui social e online non è più un optional o uno status symbol, ma una necessità vitale per tutti, leader e partiti. E anche Silvio Berlusconi, habitué del classico 6x3, che ha pure rispolverato, sembra averlo imparato. Il Cav impazza, come sempre, dappertutto, quando la campagna elettorale chiama, quindi anche sui social, dove posta video e foto a raffica e si batte contro la sinistra e i grillini a suon di slogan. Certo, il Cavaliere posta video brevi, per lo più spezzoni delle sue ospitate in tv, nei talk, nei tg. E il messaggio è sempre uguale: 'Il 26 maggio scrivi Berlusconi'. Ma Berlusconi ne approfitta anche per rilanciare le sue linee programmatiche, attaccare la maggioranza e rilanciare gli ideali del suo partito.

A tutto campo sui social c'è anche il leader leghista, Matteo Salvini, che corre da capolista in tutte e cinque le circoscrizioni e si fa pubblicità a colpi di 'Prima l’Italia' e 'Il buonsenso in Europa'. Il suo faccione campeggia ancora sui manifesti cartacei e nei wall digitali delle stazioni ma è sui social che il Capitano ha impostato la sua campagna elettorale, puntando anche a iniziative 'collaterali' per accaparrare voti. Come 'VinciSalvini', il concorso a premi che permette di vincere una foto, una telefonata o un caffè col ministro. Un concorso che, però, sui social è stato sbertucciato a più non posso, scatenando un effetto a valanga di commenti positivi e negativi.

Preferisce le dirette su Facebook, invece, il capo grillino Luigi Di Maio, piuttosto defilato in questa campagna elettorale. Niente video promozione, niente manifesti (del resto, il leader grillino non corre affatto in questa campagna elettorale ma ha candidato 5 donne che ha scelto personalmente). I risultati del governo del cambiamento, però, continua a trascriverli un po' ovunque. '208.560 contratti stabili in due mesi', 'Avanti col salario minimo' si legge sui suoi canali e così via.

Digital friendly, spara il suo viso a tutto schermo sul sito web di Fratelli D'Italia, Giorgia Meloni, che, oltre a riempire le strade con i manifesti blu 6x3 'Vota Italiano', riempie il sito del partito di banner con l'agenda degli appuntamenti, il programma in brochure e la lista dei candidati. Punta invece sui vecchi, classici e rassicuranti manifesti il segretario del Pd, Nicola Zingaretti (che però non è candidato al Parlamento europeo) con tanto di faccione sorridente e pelata in vista. L'obiettivo è superare l'asticella del 20% con il solito sorriso bonario e gli slogan anti sovranisti: 'Costruiamo speranze, non muri', 'Senza Europa non si va da nessuna parte'.

Stessa camicia azzurrina, stesso pullover blu e velluto a coste. Un pizzico demodé. E con tanto di gaffe inclusa. In uno dei primi manifesti murali che ritraevano Zingaretti a inizio campagna è apparso infatti lo slogan 'L'Europa che salva il pianeta. Zero emissioni di Co2'. Peccato che se scritta minuscola la 'o' identifichi il Cobalto e non l'Ossigeno. Gaffe e figuraccia che, ovviamente, sono avvenute e si sono scatenate sui social.



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