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Fondazione Open, l'inchiesta iniziata nel 2019

09 febbraio 2022 | 15.13
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Nell'autunno di tre anni fa i sequestri della documentazione di diversi donatori

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Afp

Fondazione Open, è diventata di pubblico dominio nell'autunno del 2019 la notizia dell'esistenza dell'inchiesta della procura di Firenze (iscritta come fascicolo 3.745/19) sulla fondazione considerata la 'cassaforte renziana', attiva tra il 2012 e il 2018, per agevolare la scalata all'interno del Pd dell'allora sindaco del capoluogo toscano Matteo Renzi, ed organizzare le convention della Leopolda.

Tra i mesi di settembre e novembre di tre anni fa i militari della Guardia di Finanza, su ordini dei pm Luca Turco e Antonino Nastasi, fecero eseguire decine di perquisizioni nei confronti dei soggetti privati che avevano effettuato rilevanti donazioni alla Fondazione Open, di cui è stato presidente l'avvocato Alberto Bianchi. E proprio Bianchi è stato il primo ad essere indagato per traffico di influenze illecite tra il 2016 e il 2018 e per reati in violazione della legge sul finanziamenti dei partiti politici. Durante le perquisizioni furono sequestrati anche i bilanci della Fondazione e la lista dei finanziatori. Ingente materiale, compresi pc e telefonini, fu sequestrato anche a taluni dei donatori, perquisiti in diverse città: Milano, Torino, Roma, Napoli, Parma, Bari, La Spezia, Pistoia, Alessandria e Modena. Contro i decreti di sequestro sono stati presentati ricorsi in Cassazione e poi anche al Tribunale del Riesame.

Bianchi è considerato uno degli uomini più vicini all'ex premier, uno dei membri della cerchia del cosiddetto 'giglio magico', come i deputati Maria Elena Boschi e Luca Lotti e l'imprenditore Marco Carrai, tutti presenti nel consiglio della Fondazione.

I pm fiorentini hanno considerato fin dall'inizio dell'inchiesta la Fondazione Open un'articolazione di partito che faceva capo alla corrente renziana del Pd. I magistrati hanno ipotizzano nel corso delle indagini i reati di traffico di influenze illecite, riciclaggio, autoriciclaggio, appropriazione indebita, false comunicazioni sociali oltre che quello di finanziamento illecito ai partiti.

Dall'inchiesta è emerso che durante la sua attività la Fondazione Open avrebbe raccolto un totale di circa 7 milioni di euro: 670.000 nel 2012, 700.000 nel 2013, 1,1 milioni nel 2014, 450.000 nel 2015, 2,1 milioni nel 2016, 1 milione nel 2017 e 1,1 milioni nel 2018.

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