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Francesi, inglesi, tedeschi, americani: 5.000 aspiranti jihadisti partiti da Europa e Stati Uniti verso la Siria

07 giugno 2014 | 15.49
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Servizi di intelligence occidentali hanno consegnato alle autorità turche una lista di persone che stanno provando a entrare attraverso il confine con la Turchia per partecipare al jihad contro il presidente Bashar al-Assad. Dal 2011 nel Paese siriano anche 10-15 italiani

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(INFOPHOTO)

In 5.000 pronti al jihad contro il presidente Bashar al-Assad. I servizi di intelligence occidentali hanno consegnato alle autorità turche una lista di persone che stanno provando a entrare in Siria attraverso il confine con la Turchia per partecipare al jihad contro il presidente.

Lo scrive il ‘Financial Times’, spiegando di aver ricevuto conferme sul numero degli aspiranti jihadisti da parte di fonti ufficiali europee. Il dato è ben superiore rispetto a quello noto finora su europei e americani partiti per la Siria, che si supponeva fossero tra i 2.000 e i 3.000.

L’attacco a Bruxelles - La questione è balzata in cima alle agende degli Stati occidentali dopo che due settimane fa sono state uccise tre persone nel museo ebraico di Bruxelles, in quello che è considerato il primo attentato compiuto da jihadisti rientrati dalla Siria.

“Questo tema è diventato centrale nelle relazioni dell’Ue con la Turchia”, ha detto una fonte Ue al ‘FT’, spiegando che Ankara è diventata molto più collaborativa sulla questione e la scorsa settimana ha inserito il Fronte al-Nusra, uno dei gruppi affiliati ad al-Qaeda attivi in Siria, nella sua lista delle organizzazioni terroristiche.

Europei aspiranti jihadisti - Già a inizio di maggio il quotidiano turco ‘Hurriyet’ rivelava che le autorità di Ankara avevano inserito in una lista nera i nomi di oltre 4.000 europei sospettati di essere diretti verso la Siria per unirsi al jihad contro Assad. A questi jihadisti europei è vietato l’ingresso in Turchia, mentre per altri 500 che sono riusciti a entrare le autorità di Ankara hanno disposto il rimpatrio.

Circa 700 francesi sono partiti per il jihad in Siria, insieme a 450 britannici, 300 tedeschi, decine di belgi e olandesi. Secondo l’ebook ‘Il jihadismo autoctono in Italia: nascita, sviluppo e dinamiche di radicalizzazione’ dell’esperto di terrorismo islamico Lorenzo Vidino, dal 2011 sono entrati in Siria anche 10-15 volontari italiani.

Il timore dei governi occidentali è che la Siria si trasformi per questi combattenti in una ‘palestra’ e che possano rappresentare una minaccia per la sicurezza una volta rientrati in patria.

Accuse alla Turchia - Nei mesi scorsi Ankara è stata più volte accusata di favorire l’ingresso in Siria, attraverso i suoi confini, di uomini e armi destinati ai gruppi islamici. Ma ora, come hanno spiegato anche a ‘Hurriyet’ fonti diplomatiche occidentali, la cooperazione tra Europa e Turchia per la lotta al fenomeno del jihadismo occidentale è molto migliorata.

In questa fase è il governo turco di Recep Tayyip Erdogan che rimprovera all’Europa di non fare abbastanza per fermare i presunti jihadisti. “Gli europei li lasciano partire dal loro Paese verso la Turchia - ha commentato di recente il ministro turco delle Dogane e del Commercio, Hayati Yazici - e poi chiedono alla Turchia di impedire loro di andare in Siria. Ma perché li lasciano partire? Se sanno che stanno andando in Siria, allora dovrebbero impedire loro di partire”.

Turisti e non - Una fonte diplomatica turca ha raccontato a ‘Hurriyet’ il caso di una segnalazione arrivata dalla Germania su un camion carico di armi partito da una città tedesca e diretto in Siria. “Abbiamo ovviamente fermato il camion in Turchia - ha detto la fonte - ma perché non è stato fermato in Europa?”. E poi c’è il caso di un francese segnalato dalla stessa madre, che ha chiesto alle autorità di fermarlo in un aeroporto parigino da dove partiva per la Turchia con l’intenzione di arrivare in Siria. Ma le autorità francesi, dopo averlo interrogato, hanno deciso di lasciarlo partire. “Ci sono più di 30 milioni di turisti che vengono in Turchia ogni anno - ha detto la fonte diplomatica - per noi è difficile, ma stiamo facendo del nostro meglio per individuare” i jihadisti.

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