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Siria: il volto afghano della guerra, mercenari sciiti a servizio di Assad/Aki

28 maggio 2015 | 13.44
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Dai campi dell'Afghanistan ad Aleppo sotto l'ombra di Teheran

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(Foto Infophoto)

Dalla terra insanguinata dell'Afghanistan alla terra insanguinata della Siria. Il regime di Bashar al-Assad, storicamente sostenuto da Teheran, rafforza la linea del fronte con l'aiuto di mercenari stranieri. Molti arrivano nel Paese arabo dall'Afghanistan, spesso passando dall'Iran: si dice che in Siria non si muova foglia che Teheran non voglia.

Sul "volto afghano" della guerra nella zona di Aleppo, così come di Hama, Damasco e Daraa - lungo la fascia occidentale del Paese arabo - è tornato ad accendere di recente i riflettori il Der Spiegel, sottolineando come nella maggior parte dei casi si tratti di hazara, quindi sciiti, "i più poveri tra i poveri dell'Afghanistan", dove rappresentano circa il 9% della popolazione.

Non ci sono dati certi sul numero di mercenari afghani che combattono in Siria, ma - scrive nella sua inchiesta Christoph Reuter - solo nelle zone di Aleppo e Daraa ne sarebbero morti 700. E in molti sarebbero stati costretti a raggiungere la Siria, non si sarebbero arruolati in modo volontario.

In Iran, scrive il Der Spiegel, vivono circa due milioni di hazara e molti sono arrivati illegalmente nella Repubblica Islamica: "è una riserva inesauribile di disperati da cui i Pasdaran hanno attinto nell'ultimo anno e mezzo per reclutare migliaia di persone per la guerra in Siria". Secondo l'Unhcr, sono circa un milione gli afghani che vivono in Iran.

La triste storia si può sintetizzare più o meno così: gli immigranti afghani senza documenti vengono mandati in Siria a combattere al fianco delle truppe di Assad 'offrendo loro la scelta' tra il carcere e il fronte. Kabul afferma di "non avere documenti ufficiali sugli afghani costretti ad andare in Siria dall'Afghanistan o dall'Iran". La parlamentare Ruqia Nael, della provincia di Ghor, ha riconosciuto come "la disoccupazione abbia costretto i nostri giovani ad andare al fronte". "Soprattutto quando i nostri giovani si trasferiscono in Iran o Pakistan, vengono costretti - ha detto alla tv afghana Tolo - ad andare in guerra per fare soldi". Ed è una trappola.

Di recente, come segnalato da al-Monitor, l'iraniana Ofogh Tv ha trasmesso un documentario sul ruolo dei combattenti sciiti afghani nella guerra in Siria. Lo scorso anno era stato un articolo del Wall Street Journal a innescare un acceso dibattito al Parlamento di Kabul: citando funzionari afghani e occidentali, il giornale scriveva del reclutamento da parte dell'Iran di migliaia di rifugiati afghani per combattere in Siria in cambio di 500 dollari al mese e del permesso di soggiorno nella Repubblica Islamica.

"I Guardiani della Rivoluzione reclutano e addestrano le milizie sciite per combattere in Siria", scriveva il Wall Street Journal in una notizia confermata dall'ufficio del grande ayatollah Mohaghegh Kabuli, leader religioso afghano nella città santa iraniana di Qom.

Murad è il protagonista dell'inchiesta di Der Spiegel. La storia inizia in un villaggio del nord dell'Afghanistan, un contadino che fugge in Iran senza documenti, inizia a lavorare in una cava e poi, nel 2013, viene arrestato con l'accusa di spaccio di droga e condannato a sei anni di carcere. Quindi l'offerta: la commutazione della pena in cambio di due mesi di combattimenti in Siria e la promessa del permesso di soggiorno. E la storia continua con l'addestramento, l'arrivo a Damasco, il viaggio verso Latakia e poi verso Aleppo. E la cattura da parte dei ribelli siriani, per lo più sunniti. I ribelli puntano a uno scambio di prigionieri con i loro compagni nelle prigioni del regime.

Ayham Barakat, esponente dell'Esercito libero siriano nel sud della Siria, interpellato di recente da Aki - Adnkronos International, ha confermato che "oltre 200 afghani sono morti negli ultimi due anni" di conflitto in Siria in combattimenti al fianco delle forze del regime o delle milizie del movimento sciita libanese Hezbollah. Barakat ha anche confermato come "l'Iran e il regime di Assad" abbiano arruolato afghani "per combattere contro l'opposizione" e come "Teheran ne abbia fatti arrivare dall'Afghanistan offrendo loro incentivi economici o favori amministrativi".

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