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Cinema: in 'Mia madre' l'elaborazione del lutto secondo Nanni Moretti

13 aprile 2015 | 17.35
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Il regista: "Io penso che quando si realizza un film si fa un film e basta, anche se il tema è molto forte: ci si concentra sui vari passaggi della lavorazione, dalla scrittura alla scelta del cast, poi le riprese, il montaggio… Insomma, il tema non ti investe. Penso questo, ma non sono d'accordo"

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(Adnkronos/Cinematografo.it) - "Il senso del disagio lo conosco molto bene. Tanti anni fa pensavo che col passare del tempo si diventasse più capaci e invece mi accorgo che più il tempo passa più avviene il contrario: non ho acquisito freddezza o sicurezza, faccio sempre gli stessi sogni, prima delle riprese i dubbi e le angosce sono gli stessi di 30-40 anni fa. Io penso che quando si realizza un film si fa un film e basta, anche se il tema è molto forte: ci si concentra sui vari passaggi della lavorazione, dalla scrittura alla scelta del cast, poi le riprese, il montaggio… Insomma, il tema non ti investe. Penso questo, ma non sono d'accordo". È con questo paradosso perfetto che Nanni Moretti presenta il suo nuovo film, 'Mia madre', in sala dal 16 aprile (il giorno in cui il Festival di Cannes ufficializzerà il cartellone della 68° edizione) in più di 400 copie con 01 distribution.

Prodotto da Sacher Film, Fandango, Le Pacte, ARTE France Cinema con Rai Cinema, il film è incentrato su Margherita (Buy), regista di successo impegnata sul set di un nuovo film che ha per protagonista un attore americano (John Turturro): la donna sembra non avere più l’ispirazione di una volta mentre la sua vita privata è in un momento cruciale, con la madre (Giulia Lazzarini) prossima alla fine e una relazione sentimentale che si sta chiudendo.

Nanni Moretti interpreta Giovanni, il fratello di Margherita. "Fin dalla scrittura del soggetto (firmato con Gaia Manzini, Valia Santella e Chiara Valerio, ndr) il protagonista era una donna e non volevo essere al centro del racconto, ma è una cosa questa che succede già da almeno tre film ('Il caimano' e 'Habemus Papam', ndr)”, spiega Moretti, che aggiunge: "Mi piace l’idea di provare a trasferire in un personaggio femminile caratteristiche forse più maschili, come questo senso di inadeguatezza che mi accompagna da sempre". E che naturalmente contraddistingue la natura del personaggio interpretato da Margherita Buy, al terzo film consecutivo con Nanni Moretti, qui nei panni (quasi) dichiarati del suo alter ego.

"Ho dovuto interpretare qualcosa che non conoscevo a fondo - fa sapere Buy -ma che ho avuto modo di percepire lavorandoci insieme, alcuni atteggiamenti particolari… La cosa più divertente è stata però quella di poter sgridare gli attori sul set nel set!", dice l’attrice, di fatto onnipresente nel film: "Su 70 giorni di riprese Margherita è mancata un solo giorno perché giravamo una sequenza in cui non era prevista. Ma quella scena poi l’ho tagliata", racconta Moretti, che per il ruolo della madre ha voluto Giulia Lazzarini, grande attrice teatrale: "Non conoscevo Nanni prima del provino, ma ero molto amica di Luisa Rossi, che in 'Ecce Bombo' è stata la sua prima mamma ‘cinematografica’. Dopo il primo incontro, Nanni mi ha riaccompagnata a casa e abbiamo fatto il Lungotevere, passando per l’Isola Tiberina abbiamo visto il Fatebenefratelli, l’ospedale dove è nato suo figlio. E da lì ha iniziato a raccontarmi qualcosa di suo".

Qualcosa che il regista di 'Sogni d’oro', 'Bianca', 'La messa è finita', 'Palombella rossa', 'Caro diario', 'Aprile' e 'La stanza del figlio' ha deciso di fare ancora una volta, raccontando con 'Mia madre' il proprio rapporto con il lutto: "Credo che per tutti la perdita della madre sia un passaggio importante della vita. Questa cosa è successa durante il montaggio di 'Habemus Papam': volevo raccontare questo momento, ma senza sadismo nei confronti dello spettatore", dice ancora Moretti, che scegliendo di affiancare la protagonista del film, mantenendo una recitazione sempre trattenuta e mai sopra le righe, quasi risponde a quel 'cerca di far stare l’attore accanto al personaggio' che la Buy ripete spesso ai suoi attori durante le riprese del film nel film.

"Non prendevo in giro Brecht ma ce l’avevo con me stesso, ed è molto più faticoso accanirsi su se stessi che contro qualcun altro. Quella è una cosa che dico sempre ai miei attori perché credo che non si possa recitare rimanendo in un’unica dimensione", dice il regista, che nel corso del racconto sovrappone alla narrazione lineare alcune scene oniriche: "Mi piaceva l’idea che lo spettatore vedendo una scena non capisse subito se fosse un sogno, un ricordo o un momento ‘reale’ della vicenda, questo perché in Margherita tutto convive, il suo presente, i suoi pensieri, i suoi sogni, i suoi ricordi…".

Ricordi che affiorano anche nel finale del film, quando alcuni ex alunni raccontano alcuni aneddoti sulla madre (insegnante di lettere come realmente lo è stata la mamma di Moretti) di Margherita e Giovanni: "Al funerale di mia madre - conclude Moretti - c’erano generazioni e generazioni di ex alunni che continuavano a frequentarla e a parlare un po’ di tutto con lei, un rapporto che io non ho avuto la fortuna di avere con nessuno dei miei professori. E questa cosa mi si è rivelata con forza dopo la sua morte".

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