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Intelligenza Artificiale, l'81,9% dei cittadini ne ha sentito parlare ma solo il 19,3% la riconosce

01 dicembre 2022 | 19.10
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Presentata la ricerca dell'International Corporate Communication Hub con Università Iulm: "L'Ia è qualcosa di cui si parla molto ma che ancora non fa parte delle nostre vite"

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L’Intelligenza Artificiale si sta affermando come una delle tematiche più dibattute sia nella società che nei media tanto che ben l’81,9% dei cittadini ha sentito parlare dell'Ia da almeno un canale media nell’ultimo anno, con la prevalenza della tv, un dato che conferma la crescente attenzione rispetto all’Intelligenza Artificiale dei media e dei cittadini del nostro Paese. Ma il quadro a luci e ombre. Solo il 19,3% dei nostri concittadini, infatti, ammette di riconoscere come "pervasiva e estesa" la presenza nella sua vita di questa tecnologia informatica che rivoluziona il modo con cui l'uomo interagisce con la macchina, mentre il 40,6% ne percepisce un utilizzo minimo o nullo e il 40,2% un utilizzo medio. Insomma, sembra che l’Intelligenza Artificiale sia qualcosa di cui si parla molto ma che ancora non fa parte delle nostre vite.

Ad indagare sull'Intelligenza Artificiale, il suo ruolo sul piano dell'Etica e i nodi critici che si formano per i comunicatori rispetto all'Ia è l'International Corporate Communication Hub (Icch), il primo osservatorio internazionale sulla comunicazione corporate e istituzionale. L'Icch ha presentato oggi a Roma, all'Acquario Romano, la nuova ricerca prodotta dal partner scientifico Università Iulm dal titolo "Etica dell’Intelligenza Artificiale: una sfida contemporanea" e del The Corporate Communication Magazine, la rivista prodotta dall’Osservatorio sul tema. I dati della ricerca sono stati elaborati dal gruppo di ricerca dell’Università Iulm coordinato dalla professoressa Stefania Romenti e formato dalla professoressa Elanor Colleoni e dalle assistenti di ricerca Camilla Moroni e Allegra Pagella che hanno rilevato anche delle differenza di genere. Dallo studio infatti emerge che gli uomini riportano un’esposizione maggiore a notizie riguardanti l’Intelligenza Artificiale, con un valore di esposizione dell’85,2%, leggermente superiore alla media totale degli interpellati, e maggiore di 6 punti percentuali circa rispetto a quello delle donne che si colloca su un 79,1%.

"Va notato che l’esposizione è comunque molto alta in entrambi i generi" evidenziano i ricercatori nel Rapporto illustrato alla presenza di Roberto Baldoni, direttore generale dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale; Gianni Canova, Rettore della Iulm; Pierangelo Fabiano, segretario generale dell'International Corporate Communication Hub; 'Icch; Carlo Nardello, docente di Digital Marketing dell'Università di Roma "La Sapienza"; Padre Philip Larrey, docente di Filosofia della Pontificia Università Lateranense; Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita; Angelo Maria Petroni, segretario generale dell'Aspen Institute Italia; Stefania Romenti, professoressa Iulm; Patrizia Rutigliano, Advisory Board, International Corporate Communication Magazine. Modera l’incontro Fabio Insenga, Vicedirettore, dell’Agenzia Adnkronos.

La presentazione della ricerca è stato un momento di confronto tra stakeholder istituzionali, top manager e accademici per approfondire il tema dell’Intelligenza Artificiale (Ia), definita come una serie di algoritmi ed applicazioni informatiche che hanno la capacità di imparare nel tempo ed accrescere le proprie conoscenze. Nell'ultimo decennio, l'Ia si è diffusa notevolmente, mostrando un elevato potenziale in diversi ambiti, dal marketing e pubblicità, al sistema giudiziario, dal sistema sanitario a quello delle campagne politiche. Tuttavia, è stato rilevato nel corso del branstorming a Roma, man mano che l'Ia diventa più diffusa e centrale nella società, emergono sempre di più aspetti controversi rispetto all’eticità e la pervasività del loro utilizzo nella società.

Quando i sistemi di Intelligenza Artificiale violano le norme e i valori sociali, le organizzazioni corrono elevati rischi finanziari e reputazionali, e si trovano spesso impreparate a come affrontare la situazione e quali strategie comunicative adottare. La prossima ricerca dell’International Corporate Communication Hub ha quindi l’obiettivo di riflettere sull’intreccio tra etica e intelligenza artificiale, i rischi che le imprese corrono e come i comunicatori possono giocare un ruolo rilevante.

Sempre stando alla ricerca dell'International Corporate Communication Hub con la Iulm, per quanto riguarda l’età delle persone che entrano in 'contatto' con il tema dell'Intelligenza Artificiale, i ricercatori sottolineano che, come era prevedibile, i giovani e adulti risultano maggiormente esposti, attestandosi su valori rispettivamente di 85,2% e 86,5%, più elevati degli over 55 che si collocano ben 10 punti percentuali sotto, intorno al 75%. E mentre non si riscontrano differenze significative per aree di provenienza, si riscontrano invece differenze in base al grado di istruzione.

I ricercatori rilevano che, come ipotizzabile, al crescere del livello di istruzione cresce anche l’esposizione a informazioni sull’Intelligenza Artificiale, arrivando ad una punta massima di 91,0% per i laureati, ed una minima di 66,0% per i rispondenti con il diploma di licenza media o elementare. Duplice l'obiettivo della ricerca dell’International Corporate Communication Hub. Il primo obiettivo della ricerca concerne lo studio delle percezioni collegate all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale da parte dei cittadini, con il fine di identificare la conoscenza reale verso l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nei processi aziendali e i rischi percepiti dai cittadini.

Il secondo obiettivo si concentra invece sull’analisi dei rischi aziendali collegati all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale attraverso un’analisi dettagliata di un database unico che raccoglie più di 800 casi di controversie legate all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale avute da aziende negli ultimi 10 anni negli Usa e in Europa. L'International Corporate Communication Hub evidenzia che l’obiettivo è quello di identificare particolari tendenze di sviluppo, approfondendo le dinamiche scatenanti la controversia, chi sono stati gli stakeholder ad attaccare l’azienda, gli aspetti reputazionali impattati, e quali strategie comunicative di risposta sono state adottate dalle aziende per ristabilire la fiducia nell’Intelligenza Artificiale.

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