'Ha detto ad alta voce ciò che gran parte dell'Europa ha concluso in silenzio: la Brexit ha indebolito entrambe le parti', dice all'Adnkronos il vicepresidente della Delegazione sulle relazioni con il Parlamento di Londra. 'Ue accolga l'ambizione, senza smantellare il mercato interno, e Londra decida se vuole stare dentro l'architettura europea di sicurezza ed economia o accanto a essa'
Il rientro del Regno Unito nell'Unione europea è sul tavolo del premier britannico Andy Burnham, il primo premier britannico ad aprire alla possibilità dell'adesione dai tempi della Brexit, che secondo lui "ha fatto più male che bene al Paese". Mika Aaltola, eurodeputato finlandese del Ppe e vicepresidente della Delegazione del Parlamento europeo all'Assemblea parlamentare di partenariato Ue-Regno Unito, lo descrive all'Adnkronos come il "segnale più costruttivo" dell'ultimo decennio. Anche se la prova, avverte, "sarà ciò che Londra metterà sul tavolo" al vertice Ue-Regno Unito che si terrà a novembre.
Come valuta l'apertura di Burnham?
Burnham ha detto ad alta voce ciò che gran parte dell'Europa ha concluso in silenzio: la Brexit ha indebolito entrambe le parti. Questa onestà conta ed è il segnale più costruttivo arrivato da Downing Street in un decennio. Non posso parlare a nome dell'intero Parlamento, ma lo prendo sul serio. Naturalmente c'è anche un pubblico interno. Tuttavia, una diagnosi non è ancora una strategia. La prova sarà ciò che Londra metterà sul tavolo al vertice.
L'Unione europea è pronta a discutere legami più stretti e a quali condizioni?
L'Ue dovrebbe accogliere questa apertura con un'ambizione propria. Tutto può essere discusso, dalla mobilità giovanile a una relazione economica più profonda. Le condizioni sono note: i diritti comportano degli obblighi e il mercato unico non può essere smantellato pezzo per pezzo. La mobilità giovanile è il terreno più ovvio su cui dimostrare rapidamente buona fede.
Il rientro è realistico o la priorità è rivedere l'Accordo di commercio e cooperazione siglato post-Brexit?
Il rientro è una decisione che spetta al popolo britannico e non è la questione che abbiamo davanti oggi. Tuttavia, nemmeno rattoppare il l'Acc basta. Il Regno Unito ha passato dieci anni a negoziare con se stesso. La domanda strategica è se la Gran Bretagna voglia stare dentro l'architettura europea di sicurezza ed economia o accanto a essa. Ho proposto che figure rispettate e relativamente apolitiche di entrambe le parti scrivano un "rapporto Draghi" brutalmente onesto sulle relazioni tra Ue e Regno Unito, con una tabella di marcia per i prossimi vent'anni.
Il Parlamento europeo dovrebbe avere un ruolo specifico?
Sì. Qualsiasi nuovo accordo richiederà il consenso del Parlamento, quindi è più saggio coinvolgerci fin dall'inizio che sorprenderci alla fine. L'Assemblea parlamentare di partenariato riunisce già eurodeputati e parlamentari britannici ed è la sede naturale per costruire sostegno politico su entrambe le sponde della Manica.
Quali temi dovrebbero dominare il prossimo vertice?
Prima di tutto sicurezza e difesa, compresa l'industria della difesa, poi la resilienza economica. L'Europa deve fronteggiare la Russia, un'America più transazionale e un sistema commerciale sempre più frammentato. L'offerta della Gran Bretagna di coprire i Paesi della Forza di spedizione congiunta (Jef) con nuove forze di reazione rapida e con il proprio ombrello nucleare, che sarà firmata a Oslo a novembre, mostra ciò che Londra può fare quando decide di impegnarsi. Il vertice dovrebbe chiedere la stessa serietà su tutta la relazione. La Gran Bretagna e l'Ue non possono permettersi di restare conoscenti strategici.