Gb, ipotesi Iron Dome per proteggersi. L'esperto: "Scudo protettivo indispensabile"

Secondo Mark Sedwill, ex ambasciatore britannico in Afghanistan, è indispensabile una revisione profonda delle difese aeree nazionali dal momento che la distanza geografica non costituisce più una garanzia

Un missile disintegrato dal sistema Iron Dome israeliano (Fotogramma/Ipa)
Un missile disintegrato dal sistema Iron Dome israeliano (Fotogramma/Ipa)
21 aprile 2026 | 16.12
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L'ipotesi di dotare il Regno Unito, e in particolare Londra, di uno scudo protettivo simile all'Iron Dome israeliano non è più solo una suggestione teorica, ma una necessità dibattuta ai massimi livelli istituzionali. I media inglesi hanno riportato il monito lanciato da Mark Sedwill, ex ambasciatore britannico in Afghanistan, e segretario generale e consigliere sulla sicurezza a Downing Street dal 2018 al 2020, secondo cui la crescita delle minacce provenienti da Russia e Iran rende indispensabile una revisione profonda delle difese aeree nazionali con la necessità di dotarsi di uno scudo protettivo.

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Il riferimento di lord Sedwill è a quello operativo in Israele già dal 2011: un sistema mobile a corto raggio sviluppato per intercettare razzi, artiglieria e droni, con un tasso di successo dichiarato superiore al 90%; un primo livello di una difesa missilistica a più strati. Questo allarme nasce dalla consapevolezza che la distanza geografica non costituisce più una protezione sufficiente di fronte a nuove tecnologie missilistiche, come l'ipersonico russo Oreshnik, capace di coprire cinquemila chilometri e raggiungere potenzialmente la capitale britannica. Ma anche per gestire attacchi di armi con un potenziale letale inferiore, ma comunque sempre dannoso, come nel caso dei droni d’attacco unidirezionali della categoria Shahed.

In questo scenario di accresciuta precarietà, le analisi di Sidharth Kaushal, esperto del Royal United Services Institute (Rusi), il più antico think tank al mondo nel settore della difesa, fondato nel 1831, forniscono una base tecnica fondamentale per comprendere perché il Paese non possa più permettersi alcuna forma di autocompiacimento. "La Gran Bretagna deve affrontare una vulnerabilità strutturale critica - spiega Kaushal, interpellato da Adnkronos -. Per decenni si è puntato su una forza militare estremamente sofisticata, ma numericamente ridotta, concentrando asset preziosi come i cacciabombardieri F-35, i cacciatorpediniere Type 45 e i centri di comando strategici in un numero esiguo di basi operative. Questa concentrazione rende il cuore del sistema difensivo britannico altamente vulnerabile a colpi in profondità che, se messi a segno all'inizio di un conflitto, potrebbero annientare la capacità di reazione del Paese in tempi brevi".

La difesa 'stratificata'

La proposta di un sistema simile all'Iron Dome si inserisce perfettamente nella visione di Kaushal di una "difesa stratificata". L'esperto sottolinea che la difesa moderna deve saper gestire quello che definisce un dilemma del tasso di cambio economico: “Utilizzare intercettori da milioni di dollari per abbattere droni d'attacco economici, come gli Shahed, è una strategia finanziariamente insostenibile nel lungo periodo. Pertanto, l'architettura di difesa nazionale deve evolvere verso un sistema integrato che includa non solo missili, ma anche strumenti di guerra elettronica, squadre di fuoco mobili e tecnologie all'avanguardia come le armi a energia diretta, capaci di abbattere le minacce in modo economicamente vantaggioso”.

Guardando al prossimo decennio, la sfida si farà ancora più complessa. Kaushal prevede che, tra la metà degli anni 2030 e l'inizio degli anni 2040, la difesa contro i missili balistici diventerà una priorità impellente. “In questa fase - aggiunge Sidharth Kaushal - il ruolo della Royal Navy sarà cruciale, poiché lo schieramento di piattaforme equipaggiate con sistemi di lancio verticale MK 41 permetterà di utilizzare intercettori eso-atmosferici per proteggere il territorio nazionale. Questa trasformazione graduale verso una difesa aerea e missilistica integrata non è solo una risposta a un timore momentaneo, ma il presupposto fondamentale affinché il Regno Unito mantenga la propria credibilità come potenza internazionale e garantisca che la sua deterrenza rimanga solida di fronte alle incognite del ventunesimo secolo”. (di Alessandro Allocca)

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