Il Consiglio ha allungato la lista degli iraniani colpiti per i massacri di dicembre-gennaio contro chi protestava nelle strade.
Il Consiglio Ue ha sanzionato altre 16 persone e tre entità responsabili di gravi violazioni dei diritti umani in Iran. Le nuove sanzioni riguardano diversi soggetti che hanno svolto un ruolo chiave nella repressione delle proteste di piazza del gennaio 2026, che hanno causato "migliaia" di vittime civili.
Il Consiglio ha sanzionato il viceministro degli Interni iraniano per la sicurezza e l'applicazione della legge Ali Akbar Pour-Jamshidian, e diversi comandanti delle sezioni locali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) direttamente coinvolti nella violenta repressione delle proteste.
Inoltre, ha inserito nella lista il Corpo Mohammad Rasulullah, responsabile del coordinamento delle forze Irgc e Basij a Teheran, e il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche Imam Reza, sezione locale dell'Irgc nella provincia di Khorasan Razavi, dove la repressione delle proteste è stata particolarmente brutale.
Pubblica anche un elenco di membri della magistratura che hanno partecipato a procedimenti giudiziari contro manifestanti pacifici, attivisti civili e sociali, comprese attiviste per i diritti delle donne, nonché giornalisti e attivisti politici critici nei confronti delle autorità. Alcuni degli individui elencati sono responsabili di estorsioni di confessioni forzate, di violazione delle garanzie di un giusto processo e di emissione di pene severe contro attivisti pacifici.
Nell'elenco figura il capo dell'Organizzazione per le carceri, la sicurezza e le misure educative della Repubblica islamica dell'Iran, Gholam Ali Mohammadi, sotto il cui mandato sono state documentate gravi violazioni dei diritti umani in tutte le carceri iraniane, tra cui torture e altre forme di trattamento o punizione crudeli, inumani o degradanti, l'applicazione della pena di morte a minori, la detenzione arbitraria e gli abusi fisici nei confronti di dissidenti politici e individui appartenenti a minoranze etniche e religiose, casi di violenza sessuale e coercizione nei confronti di detenute.
Infine, le sanzioni sono state imposte alla Naji Research and Development Company (Nrdc), società iraniana di servizi e consulenza informatica responsabile dello sviluppo dell'applicazione mobile Nazer, utilizzata dalle forze dell'ordine iraniane come strumento di sorveglianza per monitorare e controllare i cittadini, e al capo della polizia informatica di Teheran, che svolge un ruolo chiave nel filtraggio di internet, nella censura, nel controllo dei contenuti dei social media e nel perseguimento ingiusto di cittadini in relazione a contenuti digitali.
Le misure restrittive previste dal regime per gravi violazioni dei diritti umani in Iran si applicano ora a un totale di 263 persone fisiche e 53 persone giuridiche. I soggetti elencati sono soggetti al congelamento dei beni e ai cittadini e alle imprese dell'Ue è vietato fornire loro fondi, attività finanziarie o risorse economiche. Alle persone fisiche è inoltre imposto un divieto di viaggio che impedisce loro di entrare o transitare nei territori dell'Ue. È in vigore anche il divieto di esportazione verso l'Iran di apparecchiature che potrebbero essere utilizzate per la repressione interna e di apparecchiature per il monitoraggio delle telecomunicazioni.