Spari dopo il corteo del 25 aprile, domiciliari per il 21enne: "Mi vergogno, non ho legami con la Brigata Ebraica"

Per Eitan Bondì, fermato per aver sparato a due manifestanti dell'Anpi a Roma, derubricata l’accusa da duplice tentato omicidio a tentate lesioni pluriaggravate anche dalla premeditazione

25 aprile, il momento degli spari contro i due militanti dell'Anpi dopo la manifestazione al Parco Schuster di Roma - Fotogramma /Ipa
25 aprile, il momento degli spari contro i due militanti dell'Anpi dopo la manifestazione al Parco Schuster di Roma - Fotogramma /Ipa
01 maggio 2026 | 08.23
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Eitan Bondì, il ventunenne fermato per aver sparato colpi di pistola ad aria compressa contro un uomo e una donna dell’Anpi al termine del corteo per il 25 aprile, lascerà il carcere per andare agli arresti domiciliari. A deciderlo è stato il gip al termine dell’udienza di convalida che ha derubricato l’accusa da duplice tentato omicidio a tentate lesioni pluriaggravate anche dalla premeditazione

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Il giovane, che aveva lasciato l’università e lavorava come agente immobiliare e rider, è stato individuato dai poliziotti della Digos dopo le indagini coordinate dal procuratore di Roma Francesco Lo Voi e dalla pm Lucia Lotti. Il 21enne, iscritto alla Comunità ebraica di Roma, quando è stato fermato dalla polizia martedì sera in commissariato avrebbe ammesso di aver sparato con una pistola softair dicendo di essersi poi disfatto dell'arma. Nel corso della perquisizione a casa del fermato gli agenti della Digos hanno rinvenuto diverse armi tra cui 4 pistole e tre fucili, oltre a diversi coltelli.

"Nessun legame con Brigata Ebraica, mi vergogno per quello che ho fatto"

"Mi assumo la responsabilità di questo gesto deplorevole, mi vergogno di quanto ho fatto. Esprimo solidarietà verso le persone ferite e di chi si è sentito offeso dal mio gesto. Voglio specificare che non faccio parte di nessun gruppo: non ci sono moventi politici e ideologici dietro il mio gesto. Non ho nessuno legame con la Brigata Ebraica". Questo quanto sostanzialmente detto da Eitan Bondì nel corso di dichiarazioni spontanee davanti al gip secondo quanto riferito dai suoi difensori, gli avvocati Cesare Gai e Gianluca Tognozzi.

"Lui non si sa dare una ragione del gesto compiuto. Anche il gip nell'ordinanza evidenzia che si è trattato di un gesto del tutto irrazionale. Non c'è una ragione per quello che ha accaduto e non può essere giustificato in alcun in modo. Nel corso delle dichiarazioni spontanee ha manifestato un senso reale di resipiscenza”, ha poi aggiunto l'avvocato Gai.

Per quanto riguarda l'arma “già ai poliziotti aveva detto di esserne sbarazzato gettandola in un cassonetto. Lui comunque ha spiegato di non averla modificata o potenziata - ha detto il penalista risponendo alle domande dei cronisti - Ora saranno necessari accertamenti tecnici per capire la potenzialità della pistola. Anche per la difesa sarebbe importante ritrovarla”.

Sulle armi ritrovate a casa durante la perquisizione, l’avvocato ha spiegato che “sono legittimamente detenute e sono oggetto di sequestro cautelativo-amministrativo e non sono oggetto di contestazione”. "Da parte mia, da uomo e da avvocato, manifesto - ha sottolineato il penalista - la mia solidarietà alle persone che sono state colpite. Eitan è un giovane ragazzo che si vergogna di quanto fatto. In questo momento bisogna stemperare i toni e noi siamo i primi a volerlo fare".

Gli spari e i filmati, come si è arrivati al 21enne

La Digos aveva immediatamente acquisito le immagini delle telecamere della zona e sentito i testimoni, individuando il presunto autore del gesto che a bordo di uno scooter, con giacca mimetica e casco integrale, ha sparato almeno tre colpi contro i due manifestanti che avevano attorno al collo il fazzoletto rosso dell’Anpi (VIDEO). L'uomo è stato ferito vicino al collo e alla guancia mentre la donna alla spalla.

Il 21enne, rintracciato grazie alla targa dello scooter nella tarda serata del 28 aprile, è residente nella zona di viale Marconi. Subito dopo il ferimento le due vittime, assistite dal personale di Polizia e Digos, avevano sporto denuncia, fornendo una sommaria descrizione dei fatti. Partendo dagli elementi informativi, gli investigatori si sono messi immediatamente al lavoro, ricostruendo non solo la dinamica dei fatti, ma anche l’itinerario tracciato dall’autore del gesto lungo la direttrice di allontanamento dal luogo in cui si è consumata l’aggressione.

Attraverso un vero e proprio puzzle composto da frame estrapolati dalle numerose telecamere di videosorveglianza in dotazione al Comune di Roma e alla Questura capitolina, infatti, gli investigatori sono riusciti a risalire al modello dello scooter e, attraverso un processo di rielaborazione grafica ad alta risoluzione, ed estrapolare i dati parziali della targa del motoveicolo. Intrecciando i dati dell'attività di indagine nell’arco delle prime 48 ore con gli esiti degli approfondimenti attraverso le banche dati della motorizzazione, è stato individuato il giovane proprietario dello scooter. Bondì aveva una busta di un'azienda di consegne a domicilio, un dettaglio che è stato importante insieme alla targa dello scooter per l'identificazione. Dagli accertamenti della Digos è emerso infatti che il giovane lavorava come rider.

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