Accanto ai target più convenzionali, ovviamente Israele e le basi americane nei Paesi del Golfo, la ritorsione di Teheran prende di mira 'il paradiso' dei milionari occidentali
Dubai è diventato un bersaglio strategico, altamente simbolico, per l'Iran. Accanto ai target più convenzionali, ovviamente Israele e le basi americane nei Paesi del Golfo, la ritorsione di Teheran prende di mira 'il paradiso' dei milionari occidentali. Le immagini che i primi due giorni di guerra restituiscono, con i simboli dell'opulenza bersagliati da droni e missili, stanno facendo il giro del mondo. Migliaia di europei che si sono trasferiti a Dubai, o che la frequentano in vacanza, sono ostaggio di un conflitto che all'improvviso rende ostile un luogo che negli ultimi anni è diventato un 'luna park' per chi vuole un tenore di vita difficile da sostenere altrove.
Oggi per il regime iraniano bombardare Dubai vuol dire anche tirare dentro il conflitto, che Israele e Stati Uniti hanno aperto essenzialmente per eliminarlo, una popolazione fatta soprattutto di occidentali ricchi. C'è un effetto propaganda che si moltiplica anche in considerazione delle decine di migliaia di influencer dell'economia digitale che stanno raccontando in presa diretta come la guerra possa stravolgere tutte le certezze acquisite.
Guardando più a fondo a cosa è oggi l'Emirato, è facile comprendere perché i Pasdaran l'hanno messo nel mirino. Uno dei sette degli Emirati Arabi Uniti, è diventato un importante polo economico globale grazie a una strategia di diversificazione in settori come i trasporti, la finanza o il turismo, che ha consentito di annullare la storica dipendenza dai proventi del petrolio. All'estremità sud-occidentale del Golfo, Dubai è la città più grande degli Emirati Arabi Uniti in termini di popolazione, con circa 4 milioni di abitanti. Da sola, rappresenta quasi il 25% del PIL nazionale.
Tra gli altri fattori di crescita i servizi finanziari, l'immobiliare, l'edilizia e, ovviamente, il turismo. Sul fronte finanziario, il Dubai International Financial Centre (DIFC), creato nel 2004, raccoglie oggi diverse migliaia di aziende attive nei settori bancario, assicurativo, della gestione patrimoniale, del fintech e dei mercati dei capitali e costituisce un importante ponte tra i flussi di capitali europei e asiatici. Dubai è anche un paradiso fiscale e societario, che nasconde zone franche dove è lecito fare affari e gestire patrimoni nel più totale anonimato e senza pagare nulla di tasse. Con la protezione delle famiglie reali e un sistema che ha sempre fatto della sicurezza un vanto a livello globale. Anche per questo, oggi, i missili e i droni di Teheran rompono una tranquillità che sembrava inattaccabile.
L'Emirato deve gran parte del suo successo economico alla posizione geografica strategica tra Europa, Asia e Africa. Ha costruito un ecosistema logistico integrato, articolato attorno al Porto di Jebel Ali, uno dei più grandi porti in acque profonde del mondo, e all'aeroporto internazionale di Dubai, regolarmente classificato tra i primi aeroporti mondiali per il traffico passeggeri internazionale.
Centrale la capacità di attrazione del turismo su cui l'Emirato ha investito in maniera massiccia. Sono stati quasi 20 milioni i turisti nel 2025, di cui 4 milioni di europei, con quasi 900.000 posti di lavoro diretti e indiretti registrati negli Emirati Arabi Uniti nei settori dell'ospitalità, della ristorazione, del commercio e dei servizi.
Ora, se il conflitto dovesse risolversi rapidamente, missili e droni potranno essere ricordati come una parentesi difficile. Ma se, al contrario, dovesse andare avanti più a lungo, con una fuga generalizzata della popolazione occidentale, Dubai potrebbe dover fare i conti con una crisi profonda. (Di Fabio Insenga)