Usa, sempre più americani vendono il plasma: una parte usato anche in Italia

"Donare non è altruismo, serve per garantire accesso ai farmaci ai pazienti”, dice il professore di Georgetown, Peter Jaworski

Usa, sempre più americani vendono il plasma: una parte usato anche in Italia
03 aprile 2026 | 16.16
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Nella piccola e luminosa sala d'attesa dell’ambulatorio di Care Plasma di Spanish Harlem, pochi isolati a nord di Central Park, ci sono quattro persone che attendono sedute, mentre guardano video e leggono notizie sui loro cellulari. "Lo faccio da anni, credo sia un modo per aiutare gli altri, oltre al fatto che posso guadagnare qualcosa - dice Mary, una donna di 32 anni di origini ispaniche, che lavora come contabile in un'azienda del Bronx e va nell'ambulatorio un paio di volte al mese -. Guadagno circa 50 dollari a volta e posso fare diverse donazioni l'anno arrivando a qualche migliaio di dollari che mi aiutano a mantenere la mia famiglia".

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Negli Stati Uniti ci sono migliaia di storie come quella di Mary: sono aumentate soprattutto nell’ultimo anno quando la crescita dei prezzi del cibo e ora quello della benzina, arrivata a 4 dollari al gallone, stanno rendendo difficile rispettare le scadenze dei pagamenti a milioni di famiglie americane. Il mercato del plasma americano è enorme e nel 2025 ha coperto il 68% del fabbisogno mondiale. L’anno scorso infatti gli americani hanno donato plasma più di 75 milioni di volte, raccogliendo 62,5 milioni di litri. Secondo i dati del Georgetown Blood and Plasma Research Group, i donatori americani hanno guadagnato complessivamente circa 4,7 miliardi di dollari, con una media di 65 dollari a donazione.

A pochi isolati da Care Plasma c’è Olgam Life, un altro centro per donare il plasma, sulla 125esima strada, ad Harlem. DeShawn ha 24 anni ed è uno studente di ingegneria. Viene qui ogni due settimane da quasi un anno. "Ho scoperto questo posto parlando con un compagno di corso. Non è poi così male, ci vuole un’ora al massimo e i soldi mi aiutano", racconta. Non lo considera un sacrificio. "Il mio sangue serve a qualcuno che sta male. E io ci guadagno. Non capisco dove sia il problema - commenta, parlando prima della donazione che durerà circa 45 minuti - Passo un po’ di tempo sul cellulare, mi rilasso, a volte studio o rispondo alle mail e alla fine ho guadagnato 50 dollari”. Fuori dalla sala d'attesa c’è Linda, 51 anni, nata nel Queens da genitori portoricani, da vent'anni impiegata in un supermercato. Viene a donare una volta al mese. “Mio marito ha avuto bisogno di plasma dopo un incidente. Da allora ho capito quanto vale questo gesto - spiega -. I soldi aiutano, certo, ma non è solo quello".

Per Peter Jaworski, professore di Etica a Georgetown che guida il Georgetown Blood and Plasma Research Group, il dibattito è spesso mal posto. Alla domanda se proporre denaro in cambio di plasma tenda a sfruttare le classi più povere e trasformi il sangue in una commodity risponde in modo diretto. “Il punto della raccolta di sangue e plasma è raccoglierne abbastanza per soddisfare le esigenze dei pazienti. Non si tratta di offrire a te o a me un’opportunità per esprimere il nostro altruismo. Si tratta di garantire che ogni paziente che ha bisogno di un farmaco possa accedervi”, dice all'Adnkronos, spiegando che non viene pagato il plasma in sé, ma il tempo impegnato dalla persona.

Negli Stati Uniti ci sono 1.247 centri di raccolta, più dei community college, e l'80% si trova in quartieri a basso reddito, secondo i dati raccolti dalla University of Michigan. Questo anche se negli ultimi anni l’espansione del settore sta raggiungendo anche quartieri della classe media e aree suburbane, come mostra uno studio della Washington University di St. Louis e della University of Colorado Boulder. Il Texas guida la classifica con 186 ambulatori, seguito dalla Florida con 92 e dalla California con 65. Jaworski usa un esempio geografico per spiegare la scala del fenomeno: “Il Kansas ha 12 punti di raccolta. Questo significa che praticamente tutta la produzione del Kansas potrebbe coprire i bisogni di tutti i pazienti italiani”.

Per Peter Jaworski, professore di Etica a Georgetown che guida il Georgetown Blood and Plasma Research Group, il dibattito è spesso mal posto. Alla domanda se proporre denaro in cambio di plasma tenda a sfruttare le classi più povere e trasformi il sangue in una commodity risponde in modo diretto. “Il punto della raccolta di sangue e plasma è raccoglierne abbastanza per soddisfare le esigenze dei pazienti. Non si tratta di offrire a te o a me un’opportunità per esprimere il nostro altruismo. Si tratta di garantire che ogni paziente che ha bisogno di un farmaco possa accedervi”, dice all'Adnkronos, spiegando che non viene pagato il plasma in sé ma il tempo impegnato dalla persona.

Negli Stati Uniti ci sono 1.247 centri di raccolta, più dei community college, e l'80% si trova in quartieri a basso reddito, secondo i dati raccolti dalla University of Michigan. Questo anche se negli ultimi anni l’espansione del settore sta raggiungendo anche quartieri della classe media e aree suburbane, come mostra uno studio della Washington University di St. Louis e della University of Colorado Boulder. Il Texas guida la classifica con 186 ambulatori, seguito dalla Florida con 92 e dalla California con 65. Jaworski usa un esempio geografico per spiegare la scala del fenomeno: “Il Kansas ha 12 punti di raccolta. Questo significa che praticamente tutta la produzione del Kansas potrebbe coprire i bisogni di tutti i pazienti italiani”.

Il caso più emblematico è forse quello della Francia. Parigi vieta per legge qualsiasi compenso ai donatori di plasma sul suolo nazionale. La raccolta è gestita in esclusiva dall'Etablissement Français du Sang, un ente pubblico, e il frazionamento spetta al Laboratoire Français du Fractionnement et des Biotechnologies, Lfb, una società a maggioranza statale. Eppure Lfb gestisce sei centri di raccolta plasma in Alabama, Colorado, Florida, North Carolina e South Carolina, dove paga regolarmente i donatori americani. Nel 2024 la Francia ha raccolto 867.000 litri di plasma sul proprio territorio, meno di un terzo del suo fabbisogno interno. Il deficit di 1,5 milioni di litri è stato coperto principalmente con importazioni dagli Stati Uniti.

In pratica, secondo i calcoli di Jaworski, l'intero stato del South Carolina dona plasma per trattare i pazienti francesi. Jaworski spiega con un paragone perché il sistema americano, per quanto imperfetto, sia difficilmente sostituibile con un modello puramente volontaristico: “Immaginate un mondo in cui avessimo obiezioni morali al pagamento delle infermiere. Direste che non dovrebbero essere pagate, che il lavoro di cura è sacro. Cosa pensate che succederebbe? Non avremmo abbastanza infermiere”. (di Angelo Paura)

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