Stefanini: "Trump non ha parlato di Nato ma continua a danneggiarla, preoccupa posizione su Hormuz"

"Il presidente americano sta danneggiando la credibilità dell'Alleanza Atlantica e ha 'scaricato' sugli europei la riapertura di Hormuz. Se la guerra finisce senza un negoziato sullo Stretto resta in piedi in problema principale causato dal conflitto"

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02 aprile 2026 | 16.28
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Donald Trump non ha parlato della Nato nel suo discorso alla nazione di ieri notte, ma ''non c'è da meravigliarsi'', il presidente americano ''non è nuovo a dire una cosa e poi un'altra, aspettarsi una sequenzialità logica da Trump è pretendere troppo''. Quello che invece emerge è che anche se ''per il momento non è tornato sull'argomento Nato, anche se non ha il potere costituzionale di uscirvi, basta che lo dica, basta che manifesti l'intenzione di uscire dalla Nato per distruggere la credibilità della Nato''. Lo ha spiegato all'Adnkronos Stefano Stefanini, senior advisor dell'Ispi ed ex ambasciatore alla Nato, analizzando il primo discorso alla nazione del presidente americano da quando è iniziata l'operazione israelo-americana contro l'Iran lo scorso 28 febbraio.

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''Non c'è da meravigliarsi se dopo aver minacciato di uscire dalla Nato'', Trump ''abbia cambiato argomento e nel discorso di ieri notte alla nazione si sia limitato ad accusare gli europei di non fare abbastanza''. Stefanini ritiene che ''è difficile dire'' se ''questo lo abbia fatto perché gli è stato spiegato che non ha l'autorità giuridica per uscire dalla Nato'' o ''se semplicemente abbia cambiato angolatura e tornerà sull'argomento successivamente''.

Inoltre, prosegue l'Ambasciatore, ''può essere che gli sia stato spiegato, o lui stesso sappia senza volerlo ammettere, che agli Stati Uniti la Nato serve ancora''. E serve, spiega Stefanini,''non foss'altro per le basi in Italia e in altri Paesi della Nato che permettono agli Stati Uniti di avere una proiezione militare sempre pronta in questaparte del mondo''.

'Trump ha indebolito la credibilità dell'Alleanza Altantica'

Oltre che con le minacce, Trump ha anche altri modi per danneggiare l'Alleanza Atlantica, a partire dall'articolo 5 del Trattato della Nato, clausola cardine della difesa collettiva che ''richiede l'unanimità''. Mettiamo che ''un qualsiasi Paese aggredito chieda la difesa da parte degli alleati sulla base dell'articolo 5, basta che un qualsiasi Paese Nato neghi il consenso e la Nato è bloccata''. Un altro modo in cui Trump può daneggiare la Nato è, spiega Stefanini, ''prendendo provvedimenti, come ad esempio ridurre la presenza militare americana in Europa, dando un segnale di disimpegno. Questo ha l'autorità di farlo e può darsi che lo faccia''.

In ogni caso, sintetizza Stefanini, ''le minacce di Trump indeboliscono la Nato'' in quanto ''la forza della Nato è basata soprattutto sulla deterrenza. Nel momento in cui la credibilità di questa deterrenza si è incrinata perché il membro più potente della Nato e con l'esercito più grande ne mette in dubbio l'uso, la credibilità di tutta la Nato è indebolita''.

'europei e Paesi del Golfo preoccupati perché Trump non ha indicato la riapertura di Hormuz come obiettivo della guerra'

Quello che ''preoccupa'', analizzando il discorso alla nazione di Donald Trump sull'Iran, è che il presidente americano ''non abbia indicato la riapertura dello stretto di Hormuz come un obiettivo della guerra, ma ne scarichi la responsabilità sugli europei. Questo preoccupa molto sia gli europei, sia i Paesi del Golfo''. Trump ''nel discorso di ieri notte non ha detto nulla di nuovo, nulla che non avesse già detto in maniera abbastanza ondivaga. Delle 2-3 settimane per finire la guerra ne aveva già parlato prima e non ha dato nessuna indicazione di quello che farà'' in questo periodo, ha detto Stefanini. Quindi il discorso di Trump alla nazione ''lascia la nazione nel dubbio'' mentre ''per quanto riguarda gli alleati e il nemico, non dà indicazioni concrete su quale sia l'obiettivo da raggiungere per finire la guerra''. Infatti ''2-3 settimane sono un termine temporale, non un obiettivo strategico'', prosegue Stefanini chiedendosi: ''cosa vuole raggiungere in 2-3 settimane?''.

'Paesi del Golfo vogliono riportare situazione allo status quo ante'

''Se Trump non condizia la fine dell'intervento militare alla riapertura da parte iraniana dello Stretto di Hormuz, lascia il problema ai Paesi che dipendono dallo Stretto per gli approvvigionamenti energetici e a quelli che forniscono energia attraverso lo Stretto, come Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita'', spiega Stefanini. ''I Paesi del Golfo hanno subito questa guerra che non volevano, ora vorrebbero che si concludesse riportando la situazione allo status quo ante'', prosegue Stefanini.

A suo avviso ''per la riapertura dello Stretto di Hormuz ci sono due soluzioni''. La prima prevede ''un'azione di forza americana che si impradonisca del litorale iraniano'', ma si tratta di ''un'operazione militare enomre, che richiederebbe un impegno e dei rischi notevolissimi''. La seconda opzione è ''negoziare con l'Iran. Trump sostiene che siano in corso negoziati, l'Iran nega'', ma sta di fatto che ''se la guerra finisce senza un negoziato che prevede la riapertura dello stretto di Hormuz, resta pienamente in piedi il problema principale causato dalla guerra''.

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