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Joe Giovanardi: ecco 'Il mio stile' da artigiano curioso

SPETTACOLO
Joe Giovanardi: ecco 'Il mio stile' da artigiano curioso

Giovanardi nella foto di copertina dell'album 'Il mio stile'

"Mi sento un artigiano che ha la fortuna di avere più curiosità che furbizia". Mauro Ermanno Giovanardi (Joe), a quattro anni dall’ultimo cd di inediti che lo portò sul palco dell'Ariston con 'Io Confesso', e a due dal fortunato lavoro con i Sinfonico Honolulu che gli è valso la Targa Tenco 2013 come miglior interprete, ritorna con un album tutto nuovo, prodotto da Produzioni Fuorivia, distribuito da Egea e con la produzione artistica di Leziero Rescigno e Roberto Vernetti con il contributo dello stesso Giovanardi, che nel titolo sintetizza il suo senso, 'Il Mio Stile'.


"Ognuno di noi -dice Giovanardi, la cui carriera musicale è iniziata oltre 20 anni fa nella scena underground milanese prima con i Carnival of Fools e poi con i La Crus- è la somma delle proprie esperienze, che quotidianamente si stratificano come a formare una 'millefoglie', che cambia forma e sapore con l'andare del tempo, delle prove vinte e perse, del proprio vissuto. Per un artista fare il punto della situazione, vuol dire far assaporare questo dolce nei diversi momenti di lievitazione. Oggi avrà un gusto diverso da quello di ieri, che sarà necessariamente diverso da quello di domani. Mi sono chiesto allora cosa sono oggi e come mi vedo. Qual è, appunto, il Mio Stile". 

E il suo 'stile' attuale, Giovanardi lo definisce così: "Direi che ha un passato che affonda le sue radici nel post punk e nella new wave, con la fascinazione da sempre per i grandi crooner, condito da uno spirito e un’attitudine R’n’R, con la passione per le colonne sonore, e dove la parola regna su tutto". 

'Il Mio Stile' mutua in realtà il suo nome dall’unica cover presente nel nuovo disco: 'Il Tuo Stile' di Leo Ferrè, "un brano potentissimo, dove ogni parola è un macigno e col quale cimentarsi è un'impresa. Dopo anni di elaborazione ho trovato la mia chiave di lettura. Malsana, ruvida, ispirata. Maledettamente punk. Ed è una scelta precisa che sposta necessariamente le coordinate". Ma il disco si apre con 'Sono come mi vedi', "un autoritratto, in cui mi racconto -dice l'autore- con uno sgardo che non ho mai usato prima".

Giovanardi sintetizza lo spirito del nuovo disco con cinque aggettivi: "Disincantato, sexy, soul, sincero e sempre con tanto immaginario cinematografico". Musicalmente il disco si apre con un trittico dalle sfumature Black, di cui l'esempio più eclatante è il gospel di 'Se c'è un Dio'. 'Tre Volte' invece è una ballata dalle atmosfere calde e delicate.

Atmosfere cinematografiche alla Tarantino-Morricone aleggiano in 'Aspetta Un Attimo', che con un certo sarcasmo, si scrolla di dosso finzioni e superficialità di un rapporto. In 'Quando Suono' (primo singolo in rotazione radiofonica accompagnato dal VIDEO) il mood si sposta Oltralpe.

I toni sono intimi ed essenziali in 'Nel Centro Di Milano'. Una prospettiva insolita Giovanardi la propone poi in 'Come Esistere Anch’Io', brano scritto e cantato in prima persona femminile, alla ricerca di identità, che inizia con una citazione che arriva dritta dritta da Sant’Agostino: "Rendimi casta mio dio, ma ti prego non subito". Completano il disco i brani 'Su Una Lama', 'Più notte di così' e 'Anche Senza Parlare', quest'ultima scritta per Giovanardi dalla mano di Gianmaria Testa.

Dal punto di vista musicale, "c’è stata la volontà a priori -spiega Giovanardi- di mettere nuova linfa nella tavolozza delle suggestioni". Così c'è un combo di fiati più ricco del solito (Max Zanotti Trombone, Davide Ghidoni Tromba e Gabriele Bolognesi Sax e legni) e "la scelta di non usare più l’orchestra d’archi, ma un quartetto vocale di prim’ordine che ha reso il tutto più fresco ed originale" e che è costituito da Paul Rosette, Sherrita Duran, Silvio Pozzoli e Barbara Cavaleri.

Il disco esce in tre diversi formati , tutti molto curati: il cd, una special edition a tiratura limitata che abbinerà al cd un dvd e il vinile, che ben si abbina allo spirito un po’ vintage dell’intero lavoro.



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