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Iran: esperto Israele, 'Netanyahu poco saggio, va allo scontro con Biden'

29 novembre 2020 | 12.55
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L'uccisione dello scienziato non fermerà il programma nucleare di Teheran, secondo Meir Litvak, esperto dell'università di Tel Aviv

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"L'uccisione di Mohsen Fakhrizadeh è un colpo per l'Iran, ma non lo fermerà". A dirlo all'Adnkronos è il professor Meir Litvak di Tel Aviv, attento osservatore dell'Iran, sottolineando di essere "uno dei pochi israeliani non contenti" per l'uccisione dello scienziato iraniano Mohsen Fakhrizadeh. Secondo Litvak, che se ne dice "preoccupato", è anche "poco saggio" da parte di Netanyahu porsi così subito in contrasto con il presidente americano eletto Joe Biden.

"Quello di cui sono più preoccupato è l'impatto di questo attacco sui rapporti d'Israele con l'amministrazione Biden. Chiaramente questo è un atto che cerca di mettere in difficoltà Biden impedendogli di tornare al Jcpoa", rimarca il professore, riferendosi all'accordo sul nucleare iraniano da cui è uscito il presidente americano Donald Trump. "Potrebbe ottenere questo risultato, ma creerà un bel po' di 'cattivo sangue' fra Israele e la nuova amministrazione. In altre parole (il primo ministro israeliano Benyamin) Netanyahu si sta gettando verso un confronto con gli Usa. Secondo me non è una politica saggia", sottolinea il docente del dipartimento Medio Oriente dell'università di Tel Aviv e direttore del Centro di Studi iraniani di questo ateneo.

"E' vero che l'Iran non ha avuto un buon anno, ma questo non gli ha impedito di portare avanti i suoi obiettivi strategici", dice Litvak riferendosi all'uccisione del generale Qassem Soleimani da parte americana in gennaio e un'estate segnata a Teheran da misteriose esplosioni e l'uccisione del numero due di al Qaeda al Masri.

'dopo questa umiliazione, vi sarà una rappresaglia'

"L'uccisione di Fakhrizade è un colpo - nota l'esperto - ma non fermerà l'Iran. Un paese di 80 milioni di abitanti con centinaia di scienziati nucleari non dipende da una persona, troveranno un suo successore. Così come la morte di Soleimani non ha eliminato l'attività della forza Al Quds. Anzi, al contrario, potrebbe spingere gli iraniani ad accelerare le loro attività nucleari facendoli ritenere che sia l'unico modo per bloccare future iniziative contro di loro".

"Mi ha colpito l'insistenza sulla vendetta da parte di alti dirigenti iraniani, compreso il tweet di Khamenei. Vi sono limiti alle umiliazioni che può assorbire il regime, anche perché ciò potrebbe avere conseguenze all'interno del paese. Per questo penso - prevede Litvak - che questa volta l'Iran farà un grande sforzo per una rappresaglia. Quale via sceglieranno, non lo so".

(di Maria Cristina Vicario)

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