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Iraq: patriarca caldeo, Occidente piu' attento a mondiali che a crisi

02 luglio 2014 | 13.04
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(Aki) - L'avanzata dei jihadisti dello Stato Islamico nel nord dell'Iraq e la conseguente fuga dei cristiani non hanno suscitato finora la giusta attenzione in Occidente. Lo ha sottolineato il patriarca caldeo, Louis Rafael Sako, secondo cui "ci sono alcuni cristiani che ci sostengono, ma per il resto si tratta soltanto di osservatori impassibili. Piu' interessati ad una partita di calcio che al dramma che si sta consumando in Iraq o in Siria".

In un'intervista alla fondazione 'Aiuto alla Chiesa che soffre' (Acs), il patriarca Sako, che sabato ha incontrato un rappresentante della fondazione pontificia ad Ankawa, sobborgo a maggioranza cristiana di Erbil, ha affermato che quanto accade oggi in Iraq non e' in alcun modo legato alla persecuzione cristiana, giacche' anche molti musulmani sono dovuti fuggire da Mosul e dalle aree circostanti. Il probabile nuovo esodo di fedeli desta tuttavia grande preoccupazione. "In solo due settimane piu' di 20 famiglie hanno lasciato il villaggio a maggioranza cristiana di Alosh. Stiamo perdendo la nostra comunita' e tra 10 anni in Iraq potrebbero rimanere non piu' di 50mila cristiani".

"Al momento la situazione e' ancora in divenire, ma purtroppo crediamo che peggiorera'", ha aggiunto il patriarca, secondo cui non vi sono speranze che in futuro l'Iraq possa tornare all'unita' di un tempo. "Forse il paese manterra' un'unita' simbolica, ma sara' di fatto diviso in tre zone economicamente e militarmente indipendenti". L'alto prelato e' convinto che gran parte della maggioranza sunnita appoggi il gruppo jihadista, pur non condividendone l'ideologia. Ad avvicinarla ai terroristi e' il desiderio di un cambio di governo. "L'Isil - ha precisato - pero' vuole creare un califfato ed islamizzare il mondo e costituisce un pericolo per tutti".

Ad ogni modo il prelato e' contrario ad un intervento militare degli Stati Uniti. "Gli Usa sono gia' stati qui ed hanno commesso molti errori. Ed ora regna il caos, la confusione, l'anarchia". L'unica via per migliorare le condizioni di vita nei paesi mediorientali - ha evidenziato il religioso - e' educare la popolazione alla liberta' e alla democrazia nelle scuole, nelle moschee e attraverso i media. "Non si puo' importare semplicemente il modello democratico occidentale", ha concluso.

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