Il tema delle primarie sta assumendo un ruolo sempre più centrale nel confronto interno al centrosinistra, anche alla luce degli sviluppi politici successivi all’esito del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. La vittoria del fronte del No, sostenuto da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, è stata letta da molti osservatori come un segnale politicamente significativo in vista delle prossime elezioni politiche del 2027. Il risultato referendario ha infatti contribuito a rafforzare l’idea di una possibile coalizione alternativa al centrodestra, rilanciando il dibattito sul cosiddetto “campo largo”, ponendo nuovamente al centro della discussione la questione della leadership e delle modalità attraverso cui individuare una guida comune per la coalizione. Su questo terreno, le posizioni delle forze politiche coinvolte restano articolate e non sempre coincidenti. Il confronto riguarda innanzitutto il metodo: da un lato l’ipotesi di primarie di coalizione, dall’altro la possibilità di arrivare a una sintesi attraverso un accordo politico tra i partiti. Sono oggetto di discussione anche i tempi con cui procedere alla scelta del candidato leader e il perimetro stesso dell’alleanza, vale a dire quali soggetti politici possano essere inclusi stabilmente nella coalizione. Parallelamente, rimane aperto il tema dei contenuti programmatici e delle priorità su cui costruire una piattaforma condivisa, elemento considerato decisivo per rendere credibile l’alternativa di governo. Il perimetro più accreditato del campo largo coincide con quello già sperimentato in occasione delle più recenti tornate amministrative e comprende il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, con la possibile partecipazione di Più Europa e Italia Viva. Diversa appare la posizione di Azione: il partito guidato da Carlo Calenda ha escluso la disponibilità a partecipare a una coalizione strutturata che includa Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, mantenendo una linea autonoma rispetto alla costruzione del fronte progressista. Quanto alla leadership, oltre alle candidature considerate “naturali” – quelle della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e del leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte – nel dibattito interno è emersa anche l’ipotesi di individuare figure ritenute più idonee ad ampliare il consenso della coalizione verso l’area centrista e riformista. In questo quadro si colloca la posizione di Italia Viva, con il leader Matteo Renzi che ha manifestato l’intenzione di sostenere una candidatura espressione del campo riformista. Tra i nomi che circolano in questo contesto figurano Alessandro Onorato, assessore ai Grandi eventi del Comune di Roma, ed Ernesto Maria Ruffini, già direttore dell’Agenzia delle Entrate. Una menzione a parte riguarda la sindaca di Genova Silvia Salis, che nelle ultime settimane ha acquisito una crescente visibilità mediatica. In particolare, nel corso di un’intervista rilasciata a Bloomberg, Salis non ha escluso la possibilità di valutare un eventuale ruolo nazionale qualora dovesse emergere una proposta condivisa da parte della coalizione. Un elemento che contribuisce ad alimentare il dibattito sulla leadership e sulle possibili evoluzioni del campo progressista nei prossimi mesi. Nel complesso, la fase post referendum appare caratterizzata da una pluralità di opzioni ancora in discussione, tanto sul piano politico quanto su quello organizzativo. La questione delle primarie, insieme alla definizione della coalizione e del suo programma, rappresenta uno snodo centrale per il futuro del centrosinistra e per la costruzione di un’alternativa strutturata in vista del prossimo appuntamento elettorale nazionale.