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Cashless

La ricerca del cashless di Grecia, Svezia, Polonia, Portogallo e Corea del Sud

21 maggio 2021 | 08.19
LETTURA: 4 minuti

In Grecia le banche non aprono tutti i giorni, in Corea del Sud non si paga cash sopra i 42 dollari, il 70% degli svedesi fa online la dichiarazione dei redditi e in Polonia le carte contactless sono il 90%.

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Il Rapporto Italia Eurispes 2021 prende in considerazione il livello dei pagamenti digitali che continua a essere molto diversificato nei vari Stati, “anche per effetto di una diversa sensibilità verso la transizione cashless da parte dei Governi nazionali e delle abitudini di consumo predominanti nella popolazione. A livello sia europeo che extra europeo sempre più Stati stanno comunque definendo policy mirate per accompagnare e tradurre in realtà la transizione verso la cashless society”.

Il Rapporto passa in rassegna alcune esperienze internazionali europee ed extraeuropee che, su questo tema, registrano azioni simili per diminuire l’impatto economico dei pagamenti elettronici sia sugli esercenti che sui consumatori “abbassando, da una parte, le fee per i merchant ed applicando uno sconto fiscale per chi sceglie di pagare con carte di debito e di credito, dall’altra”. Il primo caso è quello forse di maggiore successo e di grande notorietà, ovvero la Corea del Sud: “Tra le misure adottate da quel paese nel corso degli anni si segnalano l’obbligo di pagamenti elettronici per importi superiori ai 42 dollari, deduzioni fiscali del 20% per chi abbia speso almeno il 10% del proprio reddito con carte e, già a metà degli anni Duemila, l’avvio di una lotteria degli scontrini nazionale rivolta a commercianti e consumatori. L’insieme di queste misure ha determinato un progressivo incremento delle operazioni con carta di credito che, nel 2016, hanno raggiunto le 334,1 transazioni pro capite, con un livello superiore a quello dei due best performer europei Danimarca e Svezia (pari rispettivamente a 329,5 e 319,1 transazioni per abitante)”.

Un altro caso interessante è quello della Grecia, paese in cui “Nel 2015 il Governo ha introdotto misure volte al controllo dei capitali, prevedendo: l’introduzione di giorni di chiusura obbligatoria delle banche e conseguente obbligo di accettare i pagamenti con carta di pagamento durante il periodo di chiusura delle banche; il limite al prelievo del contante a 60 euro al giorno; l’abolizione dell’emissione di carte prepagate. Inoltre, nel 2016, il Governo ha emanato la legge 4446/2016, che ha imposto: l’obbligo di ricevere pagamenti con carta elettronica per tutti i commercianti e liberi professionisti; l’obbligo del pagamento di una quota delle spese annuali con strumenti di pagamento cashless al fine di poter beneficiare della detraibilità delle tasse”. E ol numero delle transazioni con carta pro capite è passata dalle 8,1 del 2014 alle 47,1 del 2017, con un incremento del 481,5%.

In Svezia, invece, il numero di pagamenti pro capite con carta nel 2018 è di 319, rispetto ai 116 di media Ue: “La rivoluzione cashless si estende a diversi aspetti della vita quotidiana, ad esempio: il 70% della popolazione svedese presenta la dichiarazione dei redditi online; l’ecommerce vale 11,5 miliardi di euro, pari al 6% del totale retail; il numero di fatture elettroniche è cresciuto dai 5 milioni del 2005 agli 85 milioni attuali; circa il 75% della popolazione ha attivato BankID (2003), strumento di identificazione digitale rilasciato dalle banche, che consente di validare le transazioni; il 58% della popolazione utilizza Swish, la app di pagamenti istantanei P2P sviluppata dalle principali banche svedesi”. Mentre in Portogallo con l’iniziativa Factura da sorte, una lotteria degli scontrini, “il Governo ha provato a intaccare l’elusione fiscale, che tocca punte del 19% del Pil. La lotteria, partita a gennaio 2014, è stata poi affiancata a un decreto legislativo attraverso il quale è stata prevista, per i consumatori finali, una detrazione del 15% dell’Iva sugli acquisti fino a un massimo di 250 euro. Il risultato è che il gettito dell’Iva è aumentato del 7,9%, con un +45% di fatture emesse da imprese e liberi professionisti, a fronte di un Pil che nel medesimo periodo è cresciuto solo dello 0,8%”.

E, ancora, il Belgio, dove “Il Governo ha lavorato su due livelli: la promozione della digitalizzazione del Paese e l’incentivazione all’utilizzo dei pagamenti elettronici. Per quanto riguarda i pagamenti elettronici in senso stretto, tra il 2012 e il 2014 sono state varate numerose misure al fine di porre un freno all’utilizzo del contante: la riduzione del limite per i pagamenti in contanti da 15.000 a 3.000 euro; il divieto di utilizzo di contanti per la compravendita di immobili; il pari trattamento di fatture cartacee ed elettroniche”. Infine, in Polonia “Il numero delle transazioni con carta pro capite è passato dalle 48,7 del 2014 alle 100,6 del 2017, con un incremento del 106,6 %. Questo, grazie alle politiche adottate dal Governo: dal 2014 la Polonia ha promosso un piano multi#stakeholder in cui svolge un ruolo chiave la Banca Centrale, denominato Non#Cash Turnover Development Program 2014-2020, in cui sono stati fissati 5 obiettivi specifici per sostenere lo sviluppo dei mezzi di pagamento elettronici, facendo leva anche sull’elevata quota di carte contactless, la cui percentuale di diffusione nel paese supera oggi il 90% del totale delle carte”.

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