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L'ascesa continua delle criptovalute in Nigeria

05 agosto 2021 | 07.01
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Con una popolazione giovane, che opera rimesse dall'estero, alla ricerca di una protezione contro la svalutazione e per resistenza politica: nonostante le limitazioni il trading in criptovalute nel Paese è secondo solo a quello degli Usa.

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Secondo la piattaforma Paxful, la Nigeria è seconda solo agli Stati Uniti per il trading di bitcoin: il volume in dollari di criptovalute ricevuto dagli utenti in Nigeria a maggio è stato di 2,4 miliardi di dollari, rispetto ai 684 milioni di dollari dello scorso dicembre. Un interessante articolo di The Guardian riporta come in Nigeria una serie di fattori, “dalla repressione politica ai controlli valutari e all'inflazione dilagante”, abbia alimentato questa incredibile ascesa delle criptovalute. A febbraio, il governo si è preoccupato e ha vietato le transazioni di criptovaluta tramite banche autorizzate. “Alla fine di luglio, ha annunciato uno schema pilota per una nuova valuta digitale controllata dal governo, nella speranza di ridurre gli incentivi per coloro che desiderano utilizzare criptovalute non regolamentate”. Ma le transazioni hanno continuato comunque a crescere.

La Nigeria ha una delle popolazioni più giovani al mondo e questo fattore favorisce senz'altro la propensione alla finanza digitale, anche per cercare una via di uscita alla povertà diffusa. Le rimesse di coloro che lavorano all'estero, che nel 2020 valevano più di 17 miliardi di dollari, costituiscono un altro fattore determinante alla ricerca proprio di un modo semplice ed economico per trasferire i soldi, oltre alla ricerca di una protezione contro le fluttuazioni dei tassi di cambio: il valore della naira nigeriana è crollato di quasi il 30% rispetto al dollaro negli ultimi cinque anni. Senza dimenticare i fattori politici: le criptovalute sono infatti considerate anche come una sorta di forma di protezione dalla repressione del governo. In autunno la Nigeria è stata scossa dalle più grandi proteste degli ultimi decenni che ha prodotto, tra l'altro, decine di morti tra i manifestanti. Il giro di vite che ne è seguito ha coinvolto tutto il sistema finanziario: ai gruppi di protesta come Feminist Coalition che stavano raccogliendo fondi per liberare i manifestanti o soccorrerli sono stati improvvisamente chiusi i conti bancari. Alcuni di questi gruppi hanno allora cominciato a ricevere donazioni in bitcoin, anche Jack Dorsey ha ricondiviso la pagina di donazione in bitcoin di FemCo, attirando le ire del governo nigeriano che ha sospeso Twitter in Nigeria.

Dopo questi episodi molte organizzazioni hanno cominciato a spostare una parte delle loro finanze in criptovalute come forma di assicurazione on caso di interventi del governo. La Banca centrale della Nigeria ha di conseguenza chiesto alle banche di chiudere i conti di tutti i clienti che utilizzano le criptovalute identificandone i beneficiari. Ovviamente, le transazioni si sono spostate soprattutto su bitcoin, la criptovaluta più conosciuta che opera al di fuori del sistema bancario tradizionale. E, nonostante le limitazioni, durante i primi cinque mesi del 2021, i nigeriani hanno scambiato il 50% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, secondo i dati della piattaforma LocalBitcoins. Anche le nuove registrazioni sono aumentate in modo simile durante quest'ultimo anno.

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