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Dl Crescita, EdilegnoArredo: "No a modifiche su riqualificazione energetica"

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Dl Crescita, EdilegnoArredo: No a modifiche su riqualificazione energetica

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"A seguito dell’entrata in vigore del decreto Crescita e in attesa che lo stesso venga convertito in legge nei prossimi giorni, seguiamo con apprensione l’evolversi della situazione in merito al famigerato articolo 10". Così Massimo Buccilli, presidente di EdilegnoArredo, in una nota.


"In questi giorni tutti gli operatori di settore, a partire dalle associazioni di categoria del mondo dei serramenti, hanno ripetutamente dichiarato l’impossibilità per il mercato -continua- di scontare direttamente in fattura il 50% previsto in caso interventi di riqualificazione energetica, perché andrebbe a gravare in modo insostenibile sui bilanci e sulla liquidità delle imprese”. Va ricordato che, nella sua originaria formulazione, l’ecobonus, spiega ancora la nota, "ha contribuito a contrastare l’evasione fiscale, a stimolare la domanda privata e gli investimenti in innovazione delle pmi". "Con le modifiche previste dal dl Crescita si rischia, invece, di interrompere il circuito virtuoso che responsabilizzava tutti gli attori della filiera (dal consumatore al fornitore), privando le imprese della necessaria liquidità per realizzare nuovi investimenti e mettendo quindi a repentaglio la loro stessa sopravvivenza", avverte.

"Nonostante sia sempre praticabile per il cittadino la possibilità di detrarre il 50% in dieci annualità fiscali, con questa modifica le aziende potrebbero ritrovarsi in un mercato in cui gli viene chiesto di operare in maniera impropria come finanziatori del sistema. Occorre quindi far prevalere il buon senso”, sottolinea Buccilli.

"La Federazione -conclude- è in contatto con le istituzioni per chiedere prioritariamente l’abrogazione dello stesso articolo o, al più, di limitarne l’applicazione ad interventi al di sopra di una soglia minima concordata, con l’obiettivo di salvaguardare il corretto funzionamento del mercato e garantire l’autonomia organizzativa e gli investimenti delle imprese della nostra filiera, già ampiamente appesantite da una domanda interna non brillante, affinché non si trovino schiacciate da meccanismi distortivi del mercato".



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