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Mifsud: "Mai avuti contatti con Mosca o materiale su Hillary Clinton"

13 febbraio 2020 | 14.51
LETTURA: 6 minuti

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di Marco Liconti

Joseph Mifsud, il misterioso professore maltese al centro dello scandalo Russiagate, nega di avere avuto un qualsiasi ruolo nella vicenda Trump-Russia e di avere agito per conto di Mosca. Lo fa in un audio risalente all'ottobre 2017, pubblicato oggi dal Telegraph, nell'ambito di un'inchiesta-podcast sulle diramazioni britanniche di una spystory che nei mesi scorsi ha toccato anche l'Italia. Alla domanda di un giornalista del quotidiano inglese se nella primavera del 2016 (precisamente il 26 aprile) abbia realmente offerto all'allora consulente della campagna di Donald Trump, George Papadopoulos, materiale "sporco" sulla candidata democratica Hillary Clinton, sotto forma di migliaia di email hackerate in possesso di Mosca, Mifsud risponde, "questo non è assolutamente vero".

Eppure, secondo il rapporto del procuratore speciale Robert Mueller, che nel 2017 ereditò l'inchiesta dell'Fbi sui presunti legami tra Trump e Mosca, fu proprio Mifsud che "disse a Papadopoulos che si era incontrato con funzionari di alto livello del governo russo durante un suo recente viaggio a Mosca". Inoltre, nelle 448 pagine del rapporto pubblicato a conclusione dell'inchiesta di Mueller, "Mifsud disse anche che, durante quel viaggio, aveva appreso che i russi avevano ottenuto materiale 'sporco' sulla candidata Hillary Clinton".

Nella breve intervista, della quale il Telegraph pubblica l'audio, Mifsud nega anche di avere rapporti particolari con la Russia, sottolineando di non essere in possesso di un visto che gli consenta di viaggiare liberamente nel Paese. "Le mie visite nella Federazione Russa sono fatte visto per visto, perché non ho un visto multiplo" e "l'ultimo visto che ho avuto dalla Russia mi è stato dato attraverso i sauditi, perché ero lì per un seminario sullo Yemen, non ha nulla a che fare con la Russia", afferma. Il professore maltese conferma gli incontri con Papadopoulos "ci siamo incontrati un paio di volte a Londra" e "ci siamo visti per un caffè o qualcosa del genere", ma nega "assolutamente" di aver mai fatto riferimento a materiale compromettente sulla Clinton.

Come è noto, il contatto tra Mifsud e Papadopoulos fu la 'scintilla' che diede via alla controversa indagine dell'Fbi sui presunti legami tra Trump e la Russia. Sia Mifsud che Papadopoulos collaboravano entrambi per il London Centre of International Law Practice (Lcilp), ma secondo l'indagine di Mueller e le testimonianze di Papadopoulos si incontrarono per la prima volta nella sede della Link Campus University di Roma, presieduta dall'ex ministro Vincenzo Scotti. E fu proprio nella sede della Link Campus che Mifsud venne visto per l'ultima volta in pubblico, il 31 ottobre del 2017, il giorno dopo aver parlato con il cronista del Telegraph. Il 30 ottobre, infatti il nome di Mifsud, fino ad allora indicato semplicemente negli atti dell'indagine Fbi come un "professore straniero", era divenuto di pubblico dominio.La presunta offerta di materiale "sporco" sulla Clinton fatta da Mifsud a Papadopoulos venne alla luce solamente quando il giovane consulente della campagna di Trump ne fece cenno durante un incontro a Londra con il diplomatico australiano Alexander Downer. La portata delle rivelazioni, secondo la testimonianza di Downer, fu evidente quando Wikileaks iniziò a pubblicare le email hackerate del Comitato Nazionale Democratico. Downer allertò allora l'Fbi, che avviò l'indagine poi nota come Russiagate.Il Rapporto del procuratore Mueller, che accorpò sotto la sua guida l'indagine aperta dall'Fbi, concluse che, sebbene la Russia interferì nelle elezioni presidenziali del 2016, non vi sono prove di un legame diretto, né di un complotto tra la campagna di Trump e Mosca, per danneggiare la candidata democratica Clinton. Da parte repubblicana, si sostiene che Mifsud fosse in realtà un 'agente provocatore' manovrato dall'Fbi, dalla Cia e da altri servizi di intelligence alleati, per compromettere la campagna presidenziale di Donald Trump e creare uno scandalo basato su falsi legami con la Russia. Lo stesso Papadopoulos, che ha ricevuto una lieve condanna per false dichiarazioni all'Fbi ai tempi dell'indagine, sostiene questa tesi.Il ministro della Giustizia William Barr, dopo la conclusione dell'inchiesta Mueller ha affidato al procuratore del Connecticut John Durham un'indagine per fare chiarezza sulle origini dell'indagine Trump-Russia, sospettando che vi siano state delle forzature da parte dei vertici dell'epoca dell'Fbi e della Cia. Nell'ambito di questa indagine, Barr e Durham la scorsa estate sono stati due volte in visita a Roma per incontrare i vertici dell'intelligence italiana, che hanno ripetutamente negato qualsiasi coinvolgimento nel presunto complotto ai danni di Trump.Una recente indagine interna dell'ispettore generale del dipartimento della Giustizia Usa, Michale Horowitz, ha inoltre concluso che nell'indagine Fbi sulla campagna di Trump vi furono negligenze e forzature, in particolare nelle richieste di autorizzazioni presentate ai giudici per intercettare esponenti della campagna. Nel frattempo, le tracce di Mifsud si sono perse completamente. Dopo essersi rifugiato per qualche mese in un paesino delle Marche, Esanatoglia, ospite del fidanzato di una amministratrice della Link Campus University, Vanna Fadini, il professore maltese è sparito dalla circolazione. Il suo avvocato svizzero Stephan Roh, ha ripetutamente lanciato pesanti accuse contro l'ateneo romano, ritenendo i vertici della Link coinvolti in qualche modo nello scandalo Russiagate. Proprio nello studio di Zurigo di Roh, nel maggio del 2018, Mifsud fece una breve ricomparsa, per rilasciare su nastro una lunga testimonianza, nella quale tra l'altro sostenne, secondo le trascrizioni visionate dall'Adnkronos, di essere stato "costretto" a sparire dalla circolazione. Quel nastro è ora in mano al procuratore Usa Durham, così come lo è un audio fatto recapitare da una casella email anonima nei mesi scorsi all'Adnkronos e al Corriere della Sera, nel quale una voce che sostiene di essere "Joseph Mifsud" afferma, tra le altre cose, di non avere mai agito per conto di servizi di intelligence occidentali, né di essere stato "costretto" a sparire. Allo stesso tempo, la voce chiede "aiuto" per tonare ad una vita normale. In attesa delle conclusioni dell'indagine Durham, il mistero Mifsud continua.

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