All'ippodromo San Siro il designer tedesco fa sfilare la sua primavera-estate 2027 con uno spettacolo tra fiamme e motori alla Fast and Furious: "La moda è democratica, facciamo divertire la gente"
Due monster truck, Fat Joe sul palco, 2mila invitati alla sfilata e oltre 4mila al party. Philipp Plein torna a fare le cose in grande per presentare a Milano la collezione primavera-estate 2027, con uno spettacolo alla Fast and Furious che non lascia molto spazio alla discrezione e riporta in passerella la formula che ha reso memorabili i suoi show: motori, musica, ospiti e una produzione decisamente fuori misura. Dopo aver presentato le ultime collezioni negli spazi del Plein Hotel di via Manin, nel cuore di Milano, il designer tedesco ha raccolto la richiesta che, racconta, gli arrivava da tempo: tornare alle sfilate monumentali e alle feste aperte a migliaia di persone. "Volevate uno show? Vi darò un grande show. Lo faccio per l'Italia e per Milano - spiega Plein nel backstage della sfilata -. Il business della moda è cambiato molto dopo il Covid e forse non è ancora il momento per tornare ai grandi spettacoli. Ma le persone continuavano a chiedermi quando avrei organizzato di nuovo qualcosa di enorme. Eccomi: questa è la sfilata più grande della Milano fashion week".
Con il solito entusiasmo che lo contraddistingue, Plein rivendica anche la natura popolare della sua formula: "La moda è democratica - sottolinea - e non deve essere soltanto per i ricchi, per le persone belle o per gli addetti ai lavori. Noi siamo aperti a tutti e vogliamo far divertire la gente". Difficile distinguere in passerella il confine tra moda e intrattenimento. La colonna sonora della serata è affidata a Fat Joe, rapper newyorkese e amico dello stilista, che si esibisce su un monster truck. I giganteschi fuoristrada, del resto, non sono una scelta casuale e prima dell'inizio dello show tra fuoco e fiamme regalano agli ospiti uno spettacolo unico all'ippodromo San Siro. "Ho quattro figli e uno di loro vive di monster truck. Così ho avuto l’idea di portarli qui. È impazzito dalla gioia", racconta Plein. In passerella c’è anche la compagna Andreea Sasu, che al termine della sfilata raggiunge il designer e cammina con lui, mano nella mano.
Lo spettacolo non mette in secondo piano la collezione primavera-estate, che guarda al Dna del marchio. "È un viaggio attraverso gli archivi del brand - spiega Plein -. C’è il luccichio che da sempre mi contraddistingue ma anche abiti da sera, look da giorno e una bellissima proposta sartoriale maschile, realizzata in Italia. Ne sono molto orgoglioso". Accanto agli elementi più appariscenti, Plein introduce una silhouette maschile più classica, tessuti leggeri come il lino e nuove palette cromatiche oltre ai preziosi abiti da sera ricamati, lunghi con spacco vertiginoso o mini. Il risultato mantiene il carattere rock del marchio ma amplia il guardaroba, alternando capi da sera e proposte più quotidiane a una sartoria che punta sulla manifattura italiana.
Per Plein, che è nel settore da 29 anni e organizza sfilate da oltre quindici, Milano rimane un punto di riferimento. "Mi sento un po’ napoletano nel cuore - confessa -. L’Italia è davvero casa nostra. Vivo vicino, a Lugano, e l’Italia ci ha accolto molto bene, cosa non così scontata per un designer tedesco che arriva nella capitale della moda". Il suo arrivo, ricorda, risale a una fase complicata per il settore. "Siamo arrivati con un approccio diverso, puntando sullo spettacolo. Abbiamo introdotto rapper, musica e feste. Una volta le sfilate duravano dieci minuti e poi tutti tornavano a casa. Noi abbiamo cambiato un po’ il modo di concepire la fashion week". La dimensione spettacolare, però, non è l’unico fronte su cui si muove il marchio. Plein insiste sull’indipendenza della propria azienda, che considera un vantaggio competitivo rispetto ai grandi gruppi della moda. "Siamo una realtà relativamente piccola che compete con colossi del settore - rimarca -. La nostra forza è proprio questa: essere indipendenti e veloci. Non dobbiamo rendere conto a investitori o banche. Possiamo prendere decisioni rapidamente e seguire la nostra visione". Una struttura che negli anni si è ampliata anche attraverso le licenze, dagli occhiali alle fragranze, e con il progetto del Plein Hotel milanese.
Sul fronte commerciale, l'esercizio è positivo, dopo un intervento di riorganizzazione avviato più di un anno fa. "Il fatturato è rimasto stabile, mentre la redditività è in crescita a doppia cifra grazie alle ottimizzazioni introdotte" spiega. Tra i segmenti che stanno dando maggiori soddisfazioni ci sono le calzature, in crescita, e la sartoria maschile, diventata una specialità del marchio. Anche la collezione femminile, spiega, registra incrementi costanti. Gli Stati Uniti sono attualmente il primo mercato del gruppo, con una quota di circa il 25% del business. Buoni risultati arrivano anche dall’online e dalle nuove partnership commerciali, mentre il piano di sviluppo prevede nuove aperture in Messico, il ritorno a Roma e un’espansione a Vienna.
Quanto alle idee per il futuro, Plein ammette che guarda a quello che gli accade nella vita quotidiana. "Sono un sognatore e i miei figli sono la mia più grande fonte di ispirazione - precisa -. Quando mantieni la mentalità di un bambino, non vedi limiti e continui a immaginare cose nuove. Questa è la bellezza della creatività: fare ciò che ami e trasformare i sogni in realtà". Una filosofia che spiega anche la scelta dei monster truck. Più che un rivoluzionario della moda, osserva, "in realtà mi considero quasi un dinosauro" che rivendica il controllo diretto dell’azienda e la continuità della propria visione, in un settore in cui le direzioni creative cambiano sempre più spesso. "Quando si cambia direttore creativo ogni pochi anni si rischia di perdere parte dell’identità del marchio - chiosa -. In passato Armani era Armani, Versace era Versace. Oggi spesso questa continuità si perde". Per una sera, almeno, la sua identità è chiarissima: Plein è tornato, più spettacolare che mai. (di Federica Mochi)