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Olio: Morbidoni, in 20 anni di 'Frantoi Aperti Umbria' vera rivoluzione

27 ottobre 2017 | 16.54
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"Gli ulivi sono come i figli. Non te ne accorgi e in poco tempo hanno vent’anni. Penso a questo osservando una 'chiusa' che quando cominciò l’avventura di 'Frantoi Aperti', nel 1997, ancora non c’era. Questi ulivi rigogliosi e produttivi, curati dagli occhi attenti degli agronomi, attraversati da rombanti trattori, sistemati da potatrici pneumatiche, raccolti da rumorosi bacchiatori, vivono oggi una vera rivoluzione colturale che faticosamente sta vincendo consuetudini e tradizioni che in molti casi erano immutate da secoli". Così, alla vigilia della 20ma edizione di 'Frantoi Aperti in Umbria', manifestazione che si protrarrà fino al 26 novembre, si esprime Paolo Morbidoni, presidente dell'Associazione Strada dell'Olio evo Dop Umbria, già sindaco di Giano dell'Umbria, uno dei primi Comuni che ha creduto nell'evento e che ha investito nel settore olivicolo.

Per l'occasione, Morbidoni vuole ripercorrere un percorso di vita, di agricoltura, di economia e di passione per la propria terra: "Venti anni sono un periodo lungo. In alcuni casi non accade un granché, in altri si fanno rivoluzioni. Nel caso dell’olivicoltura umbra, quasi nulla è più come prima: nel 1997 non c’era la Dop, si cominciava la raccolta a fine novembre, si mettevano le olive nei sacchi di iuta, ancora in tanti frantoi erano le grandi macine di pietra a scandire i tempi di lavorazione e si prendeva spesso l’olio sfuso, in contenitori molte volte improvvisati".

"Un’immagine - ammette - che sembra ormai appartenere a una storia lontana. In quegli anni, in quell’incubatore di idee che è stato per diversi anni il Centro agroalimentare dell’Umbria guidato dall’imprenditore Marco Caprai, nasce l’embrione di 'Frantoi Aperti' di oggi, nel solco di quella prima timida esperienza di turismo esperienziale costruita intorno alle cantine produttrici di vino".

"Aprire i frantoi in quegli anni - racconta Morbidoni - sembrava una eresia: luoghi spesso impreparati all’accoglienza di visitatori, opifici senza fronzoli, grigi e impregnati di odori acri di morchie, pensati solo per estrarre e conservare olio. Tutto concentrato in un weekend di novembre per vedere l’effetto che faceva. La prima volta fu confortante, al punto che si pensò di ripeterla. Da lì sono già passati venti inverni".

"Il marchio registrato 'Frantoi Aperti' ha consentito all’Umbria di fregiarsi di questa primazia e di conservarla ancora oggi, a corollario di un basico produrre che abbisogna come il pane di divulgazione e conoscenza verso i nuovi 'clienti' dell’olio, non più semplici consumatori da supermercato, ma appassionati cercatori di cose buone. Oggi i frantoi sono diventati moderni e accoglienti, si aprono sale degustazioni, spazi dove mostrare prodotti dal packaging accattivante, funzionale, colorato, antimacchia, che stanno consegnando all’archeologia commerciale le bottiglie tradizionali di liquido giallo", sottolinea.

"L’olio, comunemente, banalmente denominato, sta scomparendo - spiega - per lasciare il posto agli 'oli'; una declinazione plurale che rende finalmente merito a uno straordinario pezzo della nostra alimentazione. Dop e monovarietali, stanno diventando dei veri ambasciatori di territorio, carichi di profumi e aromi che impianti moderni riescono a tirar fuori dalle piccole drupe, coccolate e blandite come mai prima d’ora".

"Oggi grazie a questo evento, che lega le piazze medievali dei borghi e luoghi di produzione, la nuova stagione dell’olio - afferma Morbidoni -diventa l’anima vibrante dell’Umbria autunnale. Per questo, dopo 20 anni, di 'Frantoi Aperti' si può dire tutto il bene del mondo: un evento che ha anticipato il marketing territoriale; che fa rete; che offre una ribalta inconsueta a un rito che è quasi aristocratico, patrimonio del popolo delle campagne; che educa non solo al buono, al pulito e al giusto, ma anche al bello; che invita a vivere l’Umbria insolita, nebbiosa, indolente, più rossa che verde; che si prepara a sonnecchiare prima del lungo inverno, ma che offre il meglio dei frutti della sua terra, dal vino, ai funghi e ai tartufi".

"Ecco, 'Frantoi Aperti' quest’anno - dice - è un libro aperto che comincia il 28 ottobre e finisce il 26 novembre e che questo anno, in via eccezionale, avrà la sua 'Benfinita' a Castiglione del lago dal 1° al 3 dicembre. Un racconto che stupisce ad ogni pagina, che emoziona, che si legge d’un fiato e che quando è finito lascia le dita unte di un inchiostro verde smeraldo che ha la particolarità di essere edibile".

"Ma la differenza più grande rispetto a venti anni fa è che, entrando nelle aziende, non trovi più il contadino sessantenne aggrottato e incerto sul destino, ma giovani motivati e carichi di entusiasmo che ti parlano di un olio declinato al futuro, di sostenibilità, di salute, di innovazione, di un modello di vita che torna ad avere radici solide nella terra", conclude.

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