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Papa: no a tabu' su unzione infermi, dopo non arrivano le pompe funebri

26 febbraio 2014 | 10.54
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L'unzione degli infermi, quella che una volta si chiamava estrema unzione, non porta sfortuna e non sia dunque un tabù. Papa Francesco spiega l'importanza di questo sacramento, rivolgendosi agli oltre trentamila fedeli confluiti in piazza San Pietro per l'udienza generale. "C'è l'idea - riconosce il Papa - che chiamare il prete porti sfortuna, che dopo il sacerdote arriva poi l'impresario delle pompe funebri... Ma questo non è vero!".

Spiega infatti Francesco: "Il sacerdote viene per aiutare il malato o l'anziano. E' Gesù che arriva, per sollevare, per dare forza e speranza, per aiutare e anche per perdonare i peccati. E' bello sapere che nel momento del dolore e della malattia noi non siamo soli. Il sacramento dell'unzione degli infermi ci permette di toccare con mano la compassione di Dio per l'uomo. In passato - ricorda - veniva chiamato 'estrema unzione' perché era inteso come un conforto spirituale nell'imminenza della morte. Parlare invece di unzione degli infermi ci aiuta ad allargare lo sguardo all'esperienza della malattia e della sofferenza nell'orizzonete della misericordia divina".

Si tratta di "una prassi che era in atto già ai tempi degli Apostoli: Gesù infatti ha insegnato ai suoi discepoli ad avere la sua stessa predilezione per i malati e per i sofferenti e ha trasmesso loro la sua capacità e il compito di continuare a elargire nel suo nome sollievo e pace. Questo - avverte però il Papa - non deve farci scadere nella ricerca ossessiva del miracolo e nella presunzione di poter ottenere sempre e comunque la guarigione. L'unzione è la sicurezza della vicinanza di Gesù al malato come all'anziano: ogni persona oltre i 65 anni può ricevere questo sacramento".

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