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Sanità: Msf, si teme aumento pazienti con ebola in Sierra Leone

16 luglio 2014 | 15.32
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(Adnkronos Salute) - Durante le ultime due settimane, Medici Senza Frontiere (Msf) ha trattato più di 70 pazienti con sintomi simili a quelli dell’ebola nel centro per il trattamento di Kailahun, in Sierra Leone orientale. L'organizzazione teme "un possibile aumento di pazienti nelle prossime settimane", e segnala che le équipe sul terreno stanno lavorando per trovare persone colpite dal virus. "Per accogliere il crescente numero di pazienti, Msf ha ampliato la capacità del proprio centro per il trattamento dell’ebola da 32 a 65 posti letto" ha detto Anja Wolz, coordinatrice dell’emergenza per Msf.

Al di là del trattamento medico, il controllo dell’epidemia "richiederà il dispiegamento di un gran numero di persone per formare il personale sanitario rispetto alle misure di controllo del contagio, per seguire e tracciare i casi e i loro contatti, e per creare una rete di sorveglianza epidemiologica e promuovere messaggi di salute pubblica". A causa delle risorse umane limitate, Msf sta concentrando i suoi sforzi sul trattamento dei pazienti e la sensibilizzazione delle comunità rispetto alla malattia, con più di 150 operatori locali e internazionali in azione in Sierra Leone per combattere l’epidemia. Tra loro, l’infermiere italiano Massimo Galeotti, arrivato in questi giorni in Sierra Leone dopo un periodo in Guinea, che racconta: “Uno dei pazienti che ho trattato in Guinea era una giovane donna incinta del suo primo figlio. La maggior parte delle volte, quando una donna incinta si ammala di ebola, lei e il suo bambino muoiono. Questa donna, invece, ha perso suo figlio ma è riuscita a sopravvivere. È stato chiaro come l’esperienza l’avesse cambiata quando, una volta guarita, è uscita dal Centro per il trattamento dell’ebola", racconta.

Le équipe di Msf stanno correndo contro il tempo per fermare la diffusione della malattia. “Siamo sotto pressione: più tempo si impiega per trovare e seguire le persone che sono venute in contatto con i malati, più sarà difficile controllare l’epidemia”, dichiara Wolz. Al momento, il ministero della Salute e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stanno iniziando a rinforzare le squadre che si occupano di tracciare i contatti. I pazienti devono essere ancora identificati: in un solo villaggio vicino Ngolahun (Provincia Orientale, Sierra Leone) ne sono stati segnalati quasi 40. "Non abbiamo ancora idea di quanti siano i villaggi colpiti. Temo che abbiamo visto solo la punta dell’iceberg", dichiara Wolz.

Attraverso la realizzazione di centri per il trattamento e unità di transito vicino ai villaggi colpiti, Msf può trattare i pazienti velocemente e ridurre il rischio di infezione negli ospedali locali e nelle comunità. Nelle unità di transito a Koindu e Daru, i pazienti che mostrano sintomi vengono isolati mentre aspettano i risultati del test. Il ceppo Zaire di ebola può uccidere fino al 90% dei pazienti, ma se essi ricevono il trattamento quando compaiono i primi segni della malattia, hanno più possibilità di sopravvivere. "Le famiglie possono essere cacciate dai loro villaggi e le persone malate vengono allontanate e muoiono in solitudine" dichiara Wolz. Per ridurre la paura, le equipe di Msf stanno conducendo campagne di sensibilizzazione per informare sulla diffusione del virus. Le persone vengono incoraggiate a segnalare casi di febbre emorragica, a evitare il contatto con persone affette dal virus e a non toccare i cadaveri di chi era malato di ebola. Secondo l’Oms finora sono stati 964 i casi di ebola e 603 i decessi in Guinea, Sierra Leone e Liberia dall’inizio dell’epidemia (dati aggiornati al 15 luglio).

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