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Quirinale, Mattarella firma tre decreti di grazia

23 dicembre 2015 | 19.28
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Sergio Mattarella. Foto dal Quirinale

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso la grazia a Betnie Medero e Robert Seldon Lady, due dei funzionari americani condannati per il sequestro dell'imam Abu Omar. "Entrambi i destinatari del provvedimento di clemenza sono stati condannati, in concorso tra loro e con altre ventiquattro persone, per il reato di sequestro di persona, avvenuto a Milano nel febbraio del 2003. Nessuno dei due si trova attualmente in Italia", precisa il comunicato del Quirinale.

A Betnie Medero, ex agente Cia, è stata concessa la grazia della pena ancora da espiare (tre anni di reclusione), estesa anche alla pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici; E all'ex capo stazione della Cia a Milano Robert Seldon Lady, condannato a nove anni di reclusione, la grazia parziale di due anni.

"La decisione tiene conto del parere favorevole formulato dal ministro della Giustizia a conclusione della prevista istruttoria. Nella valutazione delle domande di grazia, il capo dello Stato ha in primo luogo considerato la circostanza che gli Stati Uniti hanno, sin da prima elezione del presidente Obama, interrotto la pratica delle extraordinary rendition, giudicata dall'Italia e dalla Ue non compatibile con i principi fondamentali di uno Stato di diritto". "Per quanto riguarda la Medero, è stata in particolare valutata l’entità della pena a lei inflitta, minore rispetto a quella degli altri condannati per il medesimo reato che hanno presentato domanda di grazia. Relativamente a Seldon Lady, il capo dello Stato ha ritenuto di riequilibrare il trattamento sanzionatorio a lui inflitto rispetto a quello degli altri condannati per il medesimo reato", conclude la nota del Quirinale.

Il presidente della Repubblica ha firmato un terzo decreto di grazia a beneficio di Massimo Romani, che era stato condannato per detenzione di droga. A lui è stata concessa la grazia totale della pena ancora da espiare, relativa alla condanna trenta anni di reclusione, inflittagli a seguito del riconoscimento, da parte della competente Corte di appello, della sentenza thailandese di condanna alla pena di quaranta anni di reclusione (ridotti a trenta in Italia), per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. L’esecuzione della pena detentiva è in corso dal 17 aprile 2008, dapprima in Thailandia e dall’agosto 2014 in Italia. La decisione - ricorda il comunicato del Quirinale - tiene conto dell’avviso favorevole espresso dal ministro della Giustizia a conclusione della prevista istruttoria".

Per quanto riguarda il provvedimento a beneficio di Romani, nella valutazione della domanda, "il capo dello Stato ha considerato i pareri favorevoli formulati dalle competenti autorità giudiziarie. Essi si sono basati sulla circostanza che la pena detentiva già scontata dal Romani è superiore a quella normalmente inflitta in Italia per fatti analoghi. E’ stato considerato, inoltre, il buon comportamento tenuto dal condannato durante la detenzione, protrattasi complessivamente per sette anni e dieci mesi".

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